Una mostra alla Gam riscopre il pittore brianzolo, uno dei maestri del Divisionismo A inizio carriera il mercante Grubicy vendeva i suoi quadri con la firma del più celebre collega La polizia in assetto antisommossa si prepara a caricare i manifestanti che sventolano bandiere anarchiche, mentre un uomo si arrampica a un palo della luce per arringare la folla: non è una scena dal G8 di Genova ma un momento del primo maggio 1890 a Milano. Emilio Longoni (1859-1932) dipinse la prima festa dei lavoratori celebrata in Italia nellOratore dello sciopero, uno dei capolavori del divisionismo italiano. Il quadro, presentato alla Triennale di Brera del 1891 insieme alle Due madri di Segantini ed esposto successivamente in rarissime occasioni, è oggi visibile alla Galleria dArte Moderna insieme ad altre 22 opere di Longoni, quasi tutte di straordinaria qualità. Quindici sono state prestate dalla Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, piccolo comune brianzolo dove 150 anni fa nacque Longoni, mentre gli altre 8 fanno parte delle collezioni della Gam e sono state restaurate per loccasione. La mostra, che inaugura oggi alle 18.30 ed è curata da Giovanna Ginex (catalogo Skira), ha il merito di riportare alla ribalta uno dei protagonisti del secondo Ottocento italiano, oltre che presentare le importanti novità emerse dai restauri finanziati dalla banca di Barlassina. Dalle radiografie delle tele si è scoperto che sotto la bella natura morta con Cocomeri e poponi, del 1886, era stata precedentemente dipinta una figura femminile: uno studio accademico che Longoni, ancora giovane e povero, fu costretto a sacrificare per soddisfare la commissione giunta dalla famiglia Treves. Da ragazzo, il pittore deve affrontare mille difficoltà e accettare lavori umili. Nel 1882, con lamico Giovanni Segantini, si ritira a Pusiano a dipingere, ma già nel 1884 il sodalizio finisce perché il loro gallerista, Vittore Grubicy de Dragon, per guadagnare di più vendeva i quadri di Longoni apponendo la firma di Segantini. Gli anni Novanta, nei quali lartista finalmente conosce il successo, sono segnati dalla nascita della tecnica divisionista, che prevede la stesura sulla tela dei colori puri, accostati luno allaltro con minuziosi tocchi di pennello. Trasparenze alpine presenta addirittura 17 strati pittorici, mentre LIsola di San Giulio, iniziato nel 1894, viene ossessivamente rielaborato senza sosta per 10 anni. Allalba del nuovo secolo Longoni si isola sempre di più, si converte al buddismo e si concentra sulla pittura di paesaggio, spingendosi in alta quota, fino ai 3.000 metri, per dipingere i ghiacciai del Bernina. Ma ormai, più che ai soggetti è interessato agli effetti di luce e agli accostamenti cromatici: il Ghiacciaio in ombra del 1909 è un perfetto esempio della sua pittura atmosferica, che sembra fatta col fiato e si spinge fino ai limiti dellastrazione. La mostra è anche loccasione per rivedere la splendida collezione della Gam, dove è conservata anche il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo (in attesa del discusso trasloco al nuovo Museo del Novecento). Peccato che la carenza di personale talvolta causi limprovvisa chiusura di alcune sale.
MILANO - La (s)fortuna di Longoni scambiato per Segantini
La mostra alla Galleria d'Arte Moderna di Milano presenta opere di Emilio Longoni, uno dei maestri del Divisionismo italiano. Il quadro "Oratore dello sciopero" (1890) è uno dei capolavori del divisionismo e è stato esposto alla Triennale di Brera nel 1891. La mostra include anche opere di Longoni prestate dalla Banca di Credito Cooperativo di Barlassina, un piccolo comune brianzolo dove nacque l'artista. La mostra è curata da Giovanna Ginex e ha il merito di riportare alla ribalta uno dei protagonisti del secondo Ottocento italiano. Le opere di Longoni sono state restaurate per loccasione e sono state finanziate dalla banca di Barlassina.
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