IL Papiro di Artemidoro è diventato un po' come il cerino che scotta: nessuno vuol prenderselo veramente in dote per timore di «scottarsi». Il Consiglio di amministrazione del Museo Egizio, nel quale siedono due rappresentanti della Fondazione Compagnia di San Paolo, proprietaria del papiro (acquistato come originale del I secolo a.C., attribuzione poi contraddetta da Luciano Canfora), sottolinea che il reperto non è una sua priorità. «Noi stiamo rifacendo l'intero museo per renderlo, entro il 2013, una istituzione rinnovata, funzionale e moderna», afferma il presidente Alain Elkann. Per questo il Consiglio ha deciso, per ora, di non riceverlo. Lo stesso presidente del Consiglio scientifico del museo, l'egittologo Alessandro Roccati, prende le distanze dal papiro-cerino: «Non è nostra responsabilità deciderne la destinazione; noi abbiamo consigliato cautela perché non c'è certezza sulla natura e legittimità del reperto». La direttrice del museo, Eleni Vassilika, si era già espressa: «A oggi mancano certezze sulla sua autenticità, dunque è bene non esporlo. Se si è in guerra, conviene rimanere in trincea, non esporsi a situazioni imbarazzanti». A questo punto il cerino, oltre che nelle mani dei proprietari, potrebbe passare in quelle del ministero, che spinse la Fondazione Compagnia di San Paolo ad acquistarlo nel 2004. Dalla segreteria generale del ministero per i Beni culturali, diretta da Giuseppe Proietti, fanno sapere che «stanno acquisendo tutti gli elementi per valutare la situazione». Seguiranno, evidentemente, contatti con i sovrintendenti del Piemonte. Continua...