Che la storia di Napoli contemporanea non possa essere esaminata alla luce degli atti amministrativi è già una cosa grave. Ma che questi siano da anni rinchiusi presso un archivio non consultabile, quello di San Lorenzo, e che, quindi, la stessa definizione di archivio non si possa assegnare ad un edificio che è divenuto solo deposito degli atti stessi trascurato negli arredi, con presenza persino di carcasse di animali è ancora più grave. Le condizioni poi descritte ieri dal Mattino lasciano veramente esterrefatti. Insomma, una vergogna. E, forse, non è nemmeno facile trovare termini appropriati per una situazione che dimostra come i tanti governi succedutisi negli anni, di ogni colore politico, abbiano lasciato nel completo abbandono la memoria della città, Ogni livello di un pur accettabile senso civico non può, infatti, fare a meno della storia che, alla fine, dà il senso di una identità ricca e stratificata. L'archivio del Comune di Napoli è depositato a San Lorenzo. E da tempo non è consultabile. Solo raramente ed eccezionalmente qualche studioso vi ha messo piede. Questo ha comportato, ovviamente, molti limiti per lo studio dell'attività politico-amministrativa. Non si conosce a tutt'oggi in dettaglio l'attività amministrativa, ma anche la storia degli interventi su e per Napoli. Noi sappiamo che la città ha vissuto dei momenti degli ultimi centocinquanta anni che l'hanno profondamente trasformata. Il risanamento, opera d'intervento urbanistico e sanitario messa in atto in seguito all'epidemia di colera del 1884 e durata per molti decenni, l'inchiesta condotta dal senatore Saredo sulla stessa amministrazione della città a partire dall'inizio del XX secolo, gli importanti sindacati del duca di San Donato, di Nicola Amore e, per avvicinarci ai giorni nostri, di Achille Lauro, di Ferdinando Clemente, di Maurizio Valenzi, restano ancora questioni poco approfondite proprio a causa della costretta ignoranza subita a causa di un archivio non accessibile. Ma la questione, ovviamente, non può riguardare solo gli studiosi, soprattutto quando si tratta di un bene comune. Un archivio, infatti, al contrario di quanti possano credere una tale istituzione solo come rivolta ad una realtà ormai morta e scomparsa, porta con sé le radici del presente di una realtà urbana e potrebbe essere frequentato da tutti, solo che si iniziasse a considerano luogo di vita cittadina. Non mancano esempi nel mondo di archivi e biblioteche «aperti» ai cittadini. Questo è un discorso che porterebbe lontano, ma che, comunque, potrebbe iniziare ad essere affrontato da un'amministrazione che, oltre ad intervenire sul piano pratico, intendesse contribuire a ridare dignità e identità alla storia di Napoli. A parte gli studiosi, potrebbero essere abituali frequentatori di un archivio comunale gli alunni di tutti i livelli scolastici, per non parlare degli studenti universitari che, anche loro, per anni hanno dovuto rinunciare a ricerche sulla propria amministrazione comunale. Fidiamo molto nelle parole pronunciate dall'assessore Guida e dalla soprintendente Storchi. Così come dobbiamo credere a quanto annuncia il sindaco Jervolino sullo stanziamento dei fondi necessari per il recupero e l'apertura dell'archivio. Ma sappiamo anche che se non verranno sorretti da una forte e continua volontà politica tutto, ancora una volta, cadrà nel dimenticatoio.