I maestri del Made in Italy si rivolgevano a lui per farsi fabbricare i prototipi in legno dei loro progetti, ora il suo archivio apre al pubblico Nato a Sesto, iniziò a lavorare a 12 anni alla Marelli «Non dimenticare di sorridere», cè scritto sul petto di un omino di cartone, in piedi tra gli attrezzi. E su un cartello: «Il lavoro lo vedono tutti, il tempo non lo vede nessuno». Basterebbero queste due massime a raccontare Giovanni Sacchi, il modellista milanese che per mezzo secolo ha accompagnato la nascita delle icone del Made in Italy, dalla Lettera 22 (1950) al telefono Grillo (1965), dalla lampada Tizio (1972) al Tratto pen (1976) tutte passate dalle sue mani, che le hanno scolpite, limate, corrette e pignolamente rifinite, prima che entrassero in produzione. Lui se ne è andato nel 2005, dopo aver liquidato la sua leggendaria bottega di via Sirtori, a Porta Venezia: un sancta sanctorum in cui i designer erano ammessi uno alla volta, tra forme nascoste da teli bianchi, perché oltre alla precisione, cera anche la riservatezza. Un laboratorio da Archimede pitagorico (chiuso per mancanza di manodopera nel 98, lo stesso anno in cui lADI assegnò a Sacchi il Compasso doro) ingombro di macchine, pialle, carte, poster e prototipi, con banchi di lavoro verdi-arancioni e file di attrezzi coi manici divisi per colori, uno per operaio, che ha ripreso forma, un po più spolverato, tra le mura dello Spazio Mil (Museo dellIndustria e del Lavoro) di Sesto San Giovanni. Per trovarlo, bisogna arrivare in fondo a Viale Sarca e oltrepassare quella cattedrale a cielo aperto che è il vecchio carro-ponte della Breda: è qui, tra un teatro e una caffetteria, che il 23 ottobre (alle 18.30) sinaugura lArchivio Giovanni Sacchi, riunendo 67 modelli architettonici, 366 pezzi, 8000 disegni, 110 prodotti, oltre 9000 foto e filmati. Un tesoro diviso tra il laboratorio, due grandi vetrine e uno spazio per mostre temporanee, oltre che nelle aree archivistiche, con scaffali e vetrine zeppi di materiali dogni genere, da unarca di Noè giocattolo a una macchina leonardesca, prototipo di quelle che hanno fatto spalancare gli occhi e la bocca a generazioni di scolari meneghini, al Museo della Scienza. Un altro tassello importante delleredità di Sacchi, un gruppo di grandi maquette acquisite dalla Regione, resta invece in deposito alla Triennale. A Sesto, Giovanni Sacchi era nato, nel '13. A dodici anni il padre laveva fatto entrare come operaio alla Marelli, ma ne era scappato dopo una settimana, per diventare modellista per fonderia a Milano. Dopo la guerra, come in un film neorealista, se lera cavata con la vendita porta a porta di ferri da stiro che produceva da sé, fino al «colpo grosso» di un ordine da 100 pezzi per il comando americano. Aveva subito rilevato la vecchia falegnameria di via Sirtori, dove un giorno era entrato Marcello Nizzoli, alla ricerca del modello di una maniglia. Un incontro che gli avrebbe cambiato la vita, ma solo il primo di una lunga lista: Nizzoli, Albini, Sapper, Zanuso, Mari, Munari, Rossi, Aulenti, Mendini, Sottsass, De Lucchi, Botta, Rota, Piano. LArchivio, realizzato grazie al contributo della Fondazione Cariplo e voluto dal Comune e dalla Fondazione ISEC di Sesto, è consultabile online e ha vari progetti nel cassetto, come racconta il curatore scientifico Alberto Bassi (affiancato da Fiorella Bulegato, Stefano Mazzoni e Lodovico Gualzetti Magutdesign, autore dellallestimento): «Vorremmo realizzare il sogno di Giovanni, una scuola di modellismo sui suoi banchi, ma anche proporre unipotesi metodologica: utilizzare i tanti giacimenti archivistici presenti a Sesto per organizzare mostre che studino tutte le fasi del design, non solo loggetto finito, isolato. Lappeal estetico non è tutto».
MILANO - Un museo per Sacchi, il falegname delle archistar
Giovanni Sacchi, un modellista milanese, ha accompagnato la nascita delle icone del Made in Italy per mezzo secolo. Il suo archivio, aperto al pubblico, ospita 67 modelli architettonici, 366 pezzi, 8000 disegni, 110 prodotti, oltre 9000 foto e filmati. L'archivio è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione Cariplo e ha vari progetti nel cassetto. Sacchi è nato a Sesto nel 1913 e ha iniziato a lavorare come operaio alla Marelli a 12 anni. Ha poi diventato modellista per fonderia e ha avuto un impatto significativo sul design italiano, lavorando con molti designer famosi.
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