NAPOLI «O siamo dei maghi oppure avevamo ragione». Il professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso la Federico II di Napoli, prova a scherzare ma la realtà è che tutte le previsioni fatte con il collega Giovan Battista De Medici si stanno avverando: la cava di via Cupa del Cane a Chiaiano continua a franare. Quella, cioè, che a febbraio di quest'anno il sottosegretario Guido Bertolaso ha aperto a suon di carri armati e cariche delle forze dell'ordine per sversare rifiuti indifferenziati, nonostante l'amianto trovato sbancando le colline e mai eliminato del tutto. Basta un po' di pioggia in primavera o i primi acquazzoni autunnali e i costoni crollano. «Se nessuno è rimasto sotto è stata solo fortuna», insiste Ortolani. Martedì scorso un rovescio di pioggia più forte ha fatto venire giù un lastrone di tufo, non inquadrato dalle webcam della protezione civile. Nessuna comunicazione ma uno stop prudenziale degli autocompattatori, che hanno ripreso la via di Chiaiano solo sabato notte, a ranghi molto ridotti. «Rispetto ai primi mesi di attività - spiega Antonio, uno degli attivisti del presidio - c'è stata una crescita esponenziale nel periodo estivo: da una ventina di camion siamo passati a una sessantina a notte. Ad agosto, dall'una alle otto di mattina l'aria era irrespirabile dal Rione Alto di Napoli fino a Mugnano, passando per la zona ospedaliera». Poi all'improvviso, a metà della scorsa settimana, hanno smesso: «Continuano a dire che si tratta di smottamenti di lieve entità - prosegue Antonio - però nessun tecnico può entrare a verificare e poi non si tratta di un caso ma dell'ennesima frana. In un paese serio avremmo già avuto il sequestro dell'area e indagini approfondite». Gli attivisti non hanno mai smetto di monitorare le attività di sversamento nella zona, a settembre hanno occupato la sede napoletana dell'Arpac per denunciare lo smaltimento abusivo del percolato: dalla discarica partivano le canaline che immettevano i liquidi di risulta lungo via Cupa del Cane e via Santa Maria a Cubito, una melma nera che ha cambiato di colore al manto stradale, intossicato l'aria e le acque oltre a provocare incidenti stradali, gli pneumatici delle vetture in transito slittano come su una macchia d'olio. Eppure il commissario Bertolaso non sembra preoccupato, le istituzioni tacciono, gli unici che si attivano sono i responsabili della questura che hanno notificato un nuovo procedimento in corso per dieci attivisti del presidio, dopo il blitz all'Arpac. «Quello che ci dobbiamo aspettare dopo ogni temporale sono nuovi crolli di blocchi di tufo e colate di fango - spiega il professor Ortolani, che nessuno dalla protezione civile ha sentito il bisogno di consultare - una situazione pericolosa da gestire per gli stessi operai che lavorano nella discarica. Per le infiltrazioni nel terreno, da quanto vediamo dalla webcam e dalle foto, vale quanto rilevato già il sei febbraio scorso». Cioè quando per una sola giornata si sono aperti i cancelli permettendo ai tecnici del comune di Marano e agli allora europarlamentari Monica Frassoni e Vincenzo Aita di dare un'occhiata: la cava è a rischio piena, con il piazzale che si allaga mostrando una schiuma biancastra, indice di inquinamento; l'argilla che doveva assicurare l'isolamento della vasca è di pessima qualità e il telo che la ricopre è rotto in più punti; sul telo poi sono stati accumulati detriti calcarei di grosse dimensioni a spigoli vivi, in difformità da quanto prescritto dalla legge. Tutti elementi che provocano l'inquinamento della falda sottostante, situazione aggravata dal fatto che non sono stati realizzati i pozzi spia per verificare la qualità delle acque. Ma per il governo è tutto risolto, proprio come in Abruzzo.
NAPOLI - Chiaiano. Frana la discarica, stop ai camion della monnezza
Il professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia presso la Federico II di Napoli, afferma che la cava di via Cupa del Cane a Chiaiano continua a franare dopo la chiusura dei cancelli per la sicurezza. La cava, che era stata aperta per sversare rifiuti indifferenziati, ha causato problemi di inquinamento dell'aria e delle acque, e gli attivisti del presidio hanno denunciato lo smaltimento abusivo. Il commissario Bertolaso ha aperto un nuovo procedimento per dieci attivisti del presidio. Il professor Ortolani sostiene che la situazione è pericolosa e che si aspetta nuovi crolli di blocchi di tufo e colate di fango dopo ogni temporale.
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