E una delle sculture più suggestive della collezione degli Uffizi. E ora, dopo il maquillage di un anno di restauro e la nuova illuminazione, il gruppo marmoreo del Laocoonte di Baccio Bandinelli, acquista nuova bellezza alla testa del terzo corridoio della galleria. Laocoonte e i figli intrecciati nelle spire del serpente, ai lati i marmi antichi del Cinghiale e di Ercole Farnese: dietro, svettano la cupola di Brunelleschi e scorci di Palazzo Vecchio. Un tuffo nel mito e nella Firenze dei Medici, quando dopo il ritrovamento del Laocoonte a Roma nel 1506, Baccio Bandinelli ebbe lincarico di realizzarne una copia per Francesco I di Francia nel 1520, ma il papa Clemente VII (Giulio de Medici) lo volle per sé, prima a Palazzo Medici in via Larga e poi nel Casino di San Marco. Solo nel 1671 arriverà agli Uffizi, ma nel 1762 verrà gravemente danneggiato dal crollo del tetto per un incendio. Ridotto in 40 frammenti, verrà recuperato, con pesanti stuccature e strati di cere. La rinascita attuale è dovuta a sapienti ripuliture a laser e integrazioni perfette del restauratore Alberto Casciani, mentre il restauro di Ercole del Cinghiale sono opera di Giovanna Boni e Paola Rosa. Gli interventi, finanziati con 160 mila euro dallassociazione Amici degli Uffizi-Friends of Uffizi Gallery, sono stati presentati ieri dalla soprintendente Cristina Acidini, dal direttore della galleria Antonio Natali e dalla presidente degli amici Maria Vittoria Rimbotti. «Il restauro e la conseguente valorizzazione della scultura - ha spiegato Acidini - conferiscono nuova ed efficace visibilità alla testata nord del terzo corridoio, in contiguità con la spettacolare veduta dei monumenti del centro storico. E mi preme evidenziare che il Laocoonte di Bandinelli è uninterpretazione, non una copia delloriginale, conservato nei Musei Vaticani». «Il bel marmo di Baccio - ha proseguito il direttore Natali - è una delle prime e più intense prove della fortuna duna scultura antica che tuttora continua ad essere emblema di pathos, di forza, di lirica accorata». Di Ercole Farnese, si sa che è una copia romana da Lisippo, come ha rilevato Fabrizio Paolucci, direttore del Dipartimento antichità classica degli Uffizi (da poco subentrato ad Antonella Romualdi), mentre il Cinghiale, descritto da Vasari «porco cignale in atto di sospetto» per larrivo dei cacciatori, potrebbe trattarsi di un originale ellenistico, come rivela il marmo di origine greca. (m.a.)
FIRENZE - Dopo un anno di restauro. Torna a splendere agli Uffizi il Laocoonte di Baccio Bandinelli
Il Laocoonte di Baccio Bandinelli è una scultura marmorea che è stata restaurata e valorizzata agli Uffizi. Il gruppo marmoreo, che rappresenta Laocoonte e i suoi figli intrecciati con un serpente, è stato restaurato con tecnologie moderne e ha guadagnato nuova bellezza. La scultura è stata restaurata grazie a finanziamenti di 160 mila euro dall'associazione Amici degli Uffizi-Friends of Uffizi Gallery. Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ha spiegato che il Laocoonte di Bandinelli è un'interpretazione, non una copia, dell'originale conservato nei Musei Vaticani.
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