L'ha dovuto ammettere lo stesso premier Silvio Berlusconi al G-8 dell'Aquila. L'Italia, un tempo generoso donatore, fatica a rispettare gli impegni internazionali assunti nell'aiuto pubblico allo sviluppo, a cominciare dall'obiettivo fissato dall'Unione europea per raggiungere lo O,7 nel rapporto aiutiPil entro il 2015, con l'obiettivo intermedio dello 0,56 posto al 2010. E fa ancor più fatica, l'Italia, a rispettare tutte le scadenze dei contributi agli organismi internazionali e ai fondi ad hoc, come quello globale per la lotta all'Aids, dove il nostro Paese risulta ancora moroso per 130 milioni di euro. Nè c'è da essere troppo ottimisti sul futuro, se è vero che anche nella Finanziaria 2010 non c'è alcun accenno a un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni che preluda a un piano di programmazione per consentire all'Italia di portare l'aiuto allo sviluppo al livello degli impegni presi. La scure del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, costretto a far fronte al pagamento degli interessi sul terzo debito più grande del mondo, si è accanita a fondo sul bilancio della Cooperazione, tagliando doni e crediti di aiuto ai Paesi in via di sviluppo. Questo senza contare che, nel passato, in pi occasioni si è attintoproprio ai fondi della cooperazione per finanziare spese eccezionali, come quelle per le missioni militari all'estero. Con queste premesse si spiega ancor meglio come la trasformazione del Trust fund italiano per la tutela del patrimonio culturale mondiale in un fondo multidonatori della Banca mondiale rappresenti un motivo di orgoglio per la Cooperazione negli ultimi dieci anni. «Questo strumento spiega Elisabetta Belloni, responsabile della direzione della Cooperazione alla Farnesina è uno dei modi in cui si possono promuovere nicchie di eccellenza italiana, che ci hanno consentito di avere grande visibilità internazionale attraversola Banca mondiale». Un fondo, quello per la cultura, che è diventato anche un prezioso laboratorio per le nuove politiche nei rapporti Nord-Sud coinvolgendo, tra i donatori, sempre pi Paesi che un tempo erano in via di sviluppo come Cina, India e Brasile e che oggi sono economie emergenti che intendono partecipare da protagoniste ai progetti riguardanti la loro identità nazionale. Elementi ancora più marcati nelle regioni teatro di eventi bellici. La ricostruzione con finanziamenti italiani del ponte di Mostar, in Bosnia, e ora i restauri delle moschee a Herat in Afghanistan completano l'impegno italiano, sia militare sia civile, in quelle aree del mondo consentendo alle popolazioni locali di riappropriarsi della loro identità culturale. In nove anni il Trust fund italiano per la cultura e lo sviluppo sostenibile (Itfcsd) ha finanziato attività per circa 4,5 milionidi dollari. Il fondo è stato creato nel settembre 2000 con un capitale iniziale di 2,39milioni di dollari, aumentato di altri 2,5 milioni nel 2001. La governance del Fondo è stata garantita da uno steering committee per le linee d'indirizzo allo staff che lavora per il Fondo e da un advisory committee che pu rivolgere d mande e richieste d'informazioni e chiarimenti ai task managers del Fondo ed elaborare proposte per nuovi programmi. I settori d'interesse sono i centri storici, i distretti culturali, i musei e gli archivi, il dialogo interculturale e le piccole e medie imprese. Le priorità geografiche privilegiano i Paesi in via di sviluppo nel Mediterraneo. Governance e priorità che dovrebbero ora trasferirsi nel fondo multidonatori della Banca mondiale.