Cari amici, cari colleghi, l'Archivio di Stato di Parma sta per essere traslocato provvisoriamente (cioè si pensa per un 6-7 anni, finchè non sarà pronta la nuova sede che è stata designata ma che necessita di ristrutturazione, per la quale non esistono attualmente né progetto né finanziamento) a Fontevivo, località distante da Parma una ventina di chilometri e non servita da mezzi pubblici. Non si sa se si prevede in futuro - cioè dopo la chiusura per trasloco - una apertura in loco, o un sistema di navette che colleghino il magazzino a Fontevivo con una sala di studio a Parma. L'operazione oltre che scomoda rischia di essere molto dannosa: infatti l'archivio non si è ancora ripreso dal precedente trasloco, di circa 60 anni fa (in seguito ai bombardamenti). E' un archivio importante, purtroppo con molti fondi male inventariati che si consultano a vista; quindi vi lascio immmaginare che cosa significheranno due traslochi, quale rimescolio di buste. Motivo scatenante: il progetto del comune di trasformare l'attuale sede dell'archivio (un edificio in parte quattrocentesco, l'ospedale vecchio) in una cosiddetta "Cittadella della carta e del cinema" in cui alcuni spazi (insufficienti) sarebbero riservati ad archivi e biblioteche che attualmente vi si trovano, e il rimanentwe (si è parlato del 50) a alberghi, cioccolaterie e altri esercizi legati al turismo. Vi chiediamo di darci via e-mail la vostra adesione, che utilizzeremo come firma alle lettere. Se vi è possibile procurateci altre adesioni. Sarebbe utile indicare il luogo di residenza e l'ente presso cui lavorate. Grazie per la pazienza. Un cordiale saluto Letizia Arcangeli - Giorgio Chittolini - Marco Gentile - Università di Milano Allegati: lettere al Ministro Beni Culturali; al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca; al Direttore della Gazzetta di Parma Al Ministro dei Beni Culturali Signor Ministro, in questa "Settimana dei Beni culturali" le notizie che arrivano da Parma non sono rassicuranti. Sembra ormai certa l'espulsione dell'Archivio di Stato di Parma dall'attuale sede dell'Ospedale Vecchio di via Massimo D'Azeglio. Lei ha sempre manifestato grande sensibilità per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico. Ora il deposito frettoloso, provvisorio e a tempo indeterminato dei fondi archivistici in una località lontana dalla città e non servita da mezzi pubblici sottrarrà all'uso pubblico un materiale prezioso e insostituibile; col rischio anche di consistenti danni per il duplice trasloco di archivi consistenti e assai imperfettamente inventariati. Preoccupanti appaiono anche i progetti di futuro scorporo dei documenti "più preziosi" da esibire in una sorta di archivio di rappresentanza che dovrebbe tornare in via D'Azeglio a dar lustro a un complesso eterogeneo di istituzioni culturali e attività commerciali private, senza rispetto per i basilari criteri di conservazione e fruizione di un archivio storico. E nemmeno si è data informazione dell'imminente sospensione del servizio: chiusure di istituzioni quali la Biblioteca Ambrosiana o l'Archivio storico civico di Milano sono state preannunciate con almeno un anno di anticipo, per non dire della soluzione adottata a Firenze (trasloco dell'Archivio di Stato senza un solo giorno di chiusura). Tutto questo è tanto più grave in quanto l'Archivio di Stato di Parma, capitale di un ducato governato da famiglie che per relazioni politiche e mecenatismo si muovevano a livello europeo, non ha certo rilevanza soltanto locale o regionale, ma si può annoverare tra i più importanti archivi italiani; le carte in esso conservate sono indispensabili per qualsiasi tipo di ricerca storica - dalla storia dell'arte e della cultura alla storia politica e religiosa. E, infatti, all'Archivio di Parma arrivano studiosi da molte parti d'Italia, dell'Europa e dell'America Lei sa quanto i valori della storia e della memoria siano centrali nella nostra civiltà. Signor ministro, ci rassicuri. Al Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Signor Ministro, come docenti universitari e ricercatori Le chiediamo aiuto e interessamento per un caso che riguarda da vicino le nostre possibilità di lavoro didattico e scientifico. Ci preoccupano le notizie apparse sulla stampa sull'imminente espulsione dell'Archivio di Stato di Parma dall'attuale sede dell'Ospedale Vecchio di Via Massimo D'Azeglio. Il trasloco frettoloso, provvisorio e a tempo indeterminato dei fondi archivistici in una località lontana dalla città, e non servita da mezzi pubblici, fa temere danni irreparabili ad un materiale prezioso e insostituibile e una lunga interruzione di un pubblico servizio di fondamentale rilevanza per le facoltà umanistiche non solo parmensi. Infatti, l'Archivio di Stato di Parma non ha certo rilevanza soltanto locale o regionale, ma si può annoverare tra i più importanti archivi italiani; le carte in esso conservate sono indispensabili per qualsiasi tipo di ricerca storica - dalla storia dell'arte e della cultura alla storia politica e religiosa, e costituiscono l'indispensabile laboratorio, in primo luogo dell'Università di Parma, per la didattica e per la ricerca, e più in generale di numerosi studiosi provenienti da molte parti di Italia, dell'Europa e dell'America. Renderle inaccessibili significa poi provocare danni pesanti, anche in termini di pari opportunità, ai molti giovani che hanno in corso ricerche per tesi di dottorato e monografie, e che, messi nell'impossibilità di terminarle, verranno di fatto esclusi dalla competizione per l'inserimento nell'università e negli enti di ricerca. Simili sprechi di investimenti finanziari e umani si sarebbero potuti evitare, sol che si fosse data adeguata informazione dell'imminente sospensione del servizio: chiusure di istituzioni quali la Biblioteca Ambrosiana o l'Archivio storico civico di Milano sono state preannunciate con almeno un anno di anticipo, per non dire della soluzione adottata a Firenze (trasloco dell'Archivio di Stato senza un solo giorno di chiusura). Signor ministro, ci aiuti a continuare il nostro lavoro di docenti e ricercatori intervenendo in nostro aiuto presso i Suoi colleghi e le competenti autorità Al Direttore della Gazzetta di Parma Egregio direttore, ci rivolgiamo a Lei per far conoscere la nostra viva preoccupazione di studiosi, docenti e frequentatori dell'Archivio di Stato di Parma - che è uno dei maggiori archivi italiani, e che costituisce un centro insostituibile di ricerca e di cultura tanto a livello locale che a livello internazionale - per le voci di imminente espulsione di questo istituto dall'attuale sede dell'Ospedale Vecchio di via Massimo D'Azeglio. E' certo diritto del Comune disporre dei suoi immobili, ma dovrebbe essere interesse generale ridurre al minimo il danno al funzionamento di un istituto così importante per un'utenza che è in primo luogo ma non solo cittadina, e che include studiosi provenienti da ogni parte d'Italia, d' Europa e d'America: cosa del tutto possibile, se si pensa che il trasloco dell'ancor più imponente Archivio di stato di Firenze è stato effettuato senza un sol giorno di chiusura. In altri casi (penso alla Biblioteca Ambrosiana e all'Archivio storico Civico e Biblioteca Trivulziana di Milano) la lunga chiusura per ristrutturazione è stata per lo meno preceduta da un anno di preavviso. A Parma il minacciato duplice trasloco non potrà che sconvolgere il precario ordinamento di fondi preziosi e insostituibili, ma anche consistenti e assai imperfettamente inventariati; in più il deposito frettoloso, provvisorio e a tempo indeterminato dei fondi archivistici in una località lontana dalla città e non facilmente raggiungibile reciderà, per chissà quanto tempo, il felice legame tra la memoria della città e uno dei suoi più rappresentativi monumenti storici, destinato in futuro a ospitare un complesso eterogeneo di attività commerciali private e di istituzioni culturali costrette in spazi inadeguati, nel quadro di un'operazione che appare indifferente se non ostile alle ragioni della cultura e della ricerca, che necessitano di spazi fisici e ideali, ben più che di titoli accattivanti. Rendere inagibile l'archivio avrà ricadute negative sulla didattica universitaria delle facoltà umanistiche (ma non solo: pensiamo ad esempio ad Architettura) private di un "laboratorio" indispensabile per seminari, esercitazioni e tesi di laurea, e sulla vita e sulle possibilità di lavoro di molti studiosi italiani e stranieri, obbligati a interrompere le loro ricerche, con conseguenti assurdi sprechi di risorse finanziarie ed umane, specialmente per i giovani che, avendo avuto la sfortuna di scegliere un campo di ricerca che viene loro sottratto senza preavviso, si troveranno di fatto esclusi dalla competizione per l'inserimento nel mondo dell'università.
Fonte non specificata
16 Giugno 2004
Appello per l'archivio di Parma
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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