Alla Tate Britain di Londra, un confronto tra linglese e i suoi predecessori Fu anticanalettiano alla lettera, mentre con i paesaggi di Lorrain il dialogo è serrato Ci sono nella vita e nellarte eventi cerniera che segnano una svolta, dopo la quale la vita o larte sono qualcosa di diverso e battono un altro tempo della storia. William Mollard Turner (1775-1851) appartiene a questo genere di artisti: la pittura di paesaggio inizia nel nome di Piero o dei van Eyck a seconda che si voglia privilegiare lorigine italiana o fiamminga, ma una cosa è certa con Turner si scompaginano le regole del gioco. Con lui principia la pittura di paesaggio della modernità e inizia unaltra storia che ebbe per eredi gli Impressionisti. Turner nacque al Covent Garden, era figlio di un barbiere, e proprio queste umili origini e uno straordinario talento gli diedero la forza di conquistare il mercato e di misurarsi non solo con i suoi contemporanei, ma con i maestri del passato che egli più amò. La mostra Turner e i maestri, a cura di David Solkin alla Tate Britian (fino al 31 gennaio, poi a Parigi e Madrid) ci presenta cento tele in cui il pittore dialoga con questi interlocutori. Il maggior merito del curatore è quello di essere filologicamente impeccabile: di mettere cioè sulla stessa parete tele che hanno realmente un diretto contatto con il londinese. Non vè dubbio che Richard Wilson, frequentatore dellItalia e uno dei pionieri del genere in Inghilterra, fu un termine di partenza non trascurabile, come Robert Cozens o Richard Cole Hoara. «Inglesi italianizzati, diavoli incarnati», dice un antico andante anglosassone al tempo del Grand Tour. La mostra si può scandire secondo due linee: nella prima Turner dialoga, a suo modo, con Raffaello, Tiziano, Veronese e altri; nella seconda il confronto è propriamente stilistico. È un dialogo, il primo, provato, ma forse debole perché a molti maestri Turner dedica un omaggio che rimane assai spesso rituale. Il caso più clamoroso è la veduta di Roma nella quale Turner rende omaggio a Raffaello. Lo stesso si dica per Tiziano, Veronese e, naturalmente, Canaletto. Il vedutista veneziano fu idolatrato dalla Corte e dallaristocrazia inglese che acquistò o commissionò eccezionali tele. Stanfield ne fu un epigono mediocre, ma Turner fu anticanalettiano alla lettera. Mi sono chiesto a questo punto come si sia potuto ignorare Francesco Guardi, la cui pittura è assai più vicina alla pittura di Turner per aderenza stilistica e formale. Vien di pensare anche ad Alessandro Magnasco. Che Turner non abbia mai visto una tela di Guardi mi pare assai improbabile. Che non ci sia "documento" a testimoniarlo mi pare irrilevante. Ho il sospetto che la storia sociale dellarte abbia preso la mano a Solkin e talvolta prevalga sulle connessioni stilistiche. Ma molti sono i confronti assolutamente persuasivi: il più convincente di tutti è il dialogo serrato tra il nostro e Claude Lorrain. A Londra, e poi a Parigi, Turner rimase stregato dal lorenese ed infatti il confronto tra il Mosé salvato dalle acque (1639) del Prado e la tela di Turner del 1815 è perfetto. Claude dunque, ma non certo Poussin: quando infatti si è dinanzi al Diluvio (1660-4) di Nicolas e al Diluvio (1813) di Turner, ci si avvede subito che nessuna sintonia cè tra i due. Il Diluvio di Turner offre una scena drammaticamente romantica che prelude semmai alla Zattera della Medusa. Lo dico a Sir Nikolas Serota patron della Tate che in camicia girava per le sale, lui sa che lo stile è fundamental reason della pittura. Con grande tensione Turner guarda a Rembrandt e a Rubens, a Ruisdael e in tali casi lempatia è evidente: a Rubens guarda con ammirata passione anche John Constable, con Gainsborough il più grande rivale di Turner. Naturalmente i due non potevano non confrontarsi e questo accadde in occasione dellesposizione alla Royal Academy del 1832, quando Constable presentò lo splendido dipinto con linaugurazione del Ponte di Waterloo. Turner presenta una marina con velieri, ma Leslie racconta che questi, avendo visto crepitare di rosso la tela del collega, aggiunse alla vernice della mostra un baule rosso tra i flutti. Il confronto dunque a volte funziona, altre volte lascia il tempo che trova. Conviene lasciarsi andare alla malia di splendide tele che hanno il loro apice nelle ultime sale quando, ancora una volta, Turner si incontra con Claude e di questi fornisce seducenti traduzioni che sono grandi testi, con una loro geniale autonomia, come solo sa fare ogni grande traduttore.
LONDRA - Quei grandi maestri "copiati" da Turner
La mostra "Turner e i maestri" alla Tate Britain presenta cento tele del pittore inglese William Mollard Turner, che dialoga con i suoi predecessori e maestri. Il curatore, David Solkin, è stato filologicamente impeccabile nel mettere insieme le tele che hanno un diretto contatto con Turner. La mostra si può scandire in due linee: la prima vede Turner dialogare con artisti italiani come Raffaello, Tiziano e Veronese, mentre la seconda vede un confronto stilistico con artisti come Claude Lorrain e Rembrandt. Il confronto con Claude Lorrain è particolarmente convincente, con tele come "Mosé salvato dalle acque" e "Diluvio".
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