Il «contatto spirituale», quello che ci permette di andare ben oltre la «semplice» bellezza di un quadro, prima di tutto: Antonio Natali, direttore dal 2006 degli Uffizi di Firenze (il museo fiorentino da un milione e settecentomila visitatori all'anno, secondo in Italia solo ai Musei Vaticani), non ha assolutamente niente contro audioguide o gadget «interattivi » (a proposito dei cambiamenti in atto nel sistema museale qualche tempo fa, citando il caso di McDonald's al Louvre, aveva detto: «Sarebbe arrogante non prendere in considerazione nuove strade da percorrere»). L'importante è che siano fatti «con passione» e che «non siano l'ennesima forma di mercificazione senz'anima di musei e opere d'arte». «L'Infinito di Leopardi spiega Natali non è certo soltanto un insieme di suoni e di parole, il suo significato va ben oltre la forma, è quell'orizzonte che viene nascosto all'occhio del poeta e che tutti noi possiamo immaginare a nostro piacimento. La stessa cosa vale, ad esempio, per la Venere di Botticelli: non è un quadro e basta, è bellezza ma anche contenuto, quel contenuto che noi possiamo trovare ammirandola nel suo museo, in mezzo ad altre opere, confrontandola idealmente con queste ». Il rischio di audioguide e musei virtuali è insomma quello di «banalizzare la bellezza, spettacolarizzandola come fa insomma la televisione». Conclude Natali: «La Venere non va vista perché è bella, dobbiamo vederla perché ci piace davvero e questa scoperta può avvenire solo in un museo». Secondo il direttore degli Uffizi, l'idea di interattività applicata al sistema museale non è, dunque, di per sé negativa. Lo dimostra l'efficienza dello stesso sito del «suo» museo (aggiornatissimo, propone viaggi interattivi nella mostra «Il Fasto e la Ragione », informazioni sul restauro della Tribuna e sulla collocazione dei vari Michelangelo, Raffaello, Signorelli, Andrea del Sarto o della Stanza delle Carte geografiche). Anche se poi, per lui, si tratta evidentemente di un antipasto, di un anteprima del (necessario) faccia a faccia tra la Cena di Emmaus del Pontormo e i suoi «ammiratori». «Non generalizziamo dice . Quello che conta è il concetto che è alla base dell'impresa» («da buon cristiano» cita il San Paolo di «se non c'è la carità, non va bene »). Anche per le audioguide: «Quando non nascono da un'idea educativa, non servono perché trasformano le opere d'arte in semplici feticci. Purtroppo, però, gli stessi museologi sembrano oggi dimenticarsi che il nostro compito non è tanto quello di esibire, quanto piuttosto quello di formare ». A questo punto il discorso di Natali si allarga all'intero sistema museale (tra l'altro, per l'Annuario del turismo e della cultura 2008 del Centro studi del Touring Club Italiano la voce audioguide si piazza al terzo posto tra gli incassi delle Soprintendenze): «Turismo, turista sono parole dice che significano ormai solo sfruttamento, maleducazione, un'idea di presenza fastidiosa che le città come Firenze sopportano a malapena. Bisognerebbe tornare invece a chiamarli ospiti». «Non sono un formalista spiega Natali . Ma da una parola si può già capire molto: ad esempio, chi chiama loggia il nuovo ingresso progettato da Isozaki lo giudica positivamente mentre chi lo liquida come 'pensilina' è chiaramente critico». In tutto questo cosa c'entrano le audioguide? «Se non sono fatte bene, se non sono pensate per insegnare al pubblico il 'modo giusto' per leggere un capolavoro, contribuiscono ad incrementare questa malevolenza, questa incapacità di comprensione reciproca. Diventano, per l'ennesima volta, un modo come un altro per fare soldi con i musei».