Carlo Levi, l'autore di «Cristo si è fermato a Eboli» e uno dei pittori più significativi del Novecento (negli anni Trenta aveva fondato a Torino il «gruppo dei sei» con artisti come Menzio e Chessa che introdussero, con Felice Casorati, le esperienze delle avanguadie parigine del Rauve), è stato uno dei personaggi principali del mondo artistico e culturale romano. Viveva a Villa Strohl-Fern dove aveva il suo studio ed è morto a Roma nel 1975. Domani saranno messi all'asta presso la Christie's suoi manoscritti inediti, bozze di stampa dei suoi libri con correzioni autografe, appunti ed abbozzi di articoli, lettere a Linuccia Saba, la figlia del poeta che fu la sua compagna, materiali rimasti a lei e poi trasmessi ai suoi eredi. Tra gli scritti di maggior rilievo c'è un soggetto cinematografico sulla vita e l'opera del pittore Amedeo Modigliani che Levi conobbe durante il suo soggiorno di esule politico in Francia e che non fu mai realizzato. C'è inoltre un dattiloscritto di 174 pagine di poesie inedite, datate tra il 1932 e il 1942. Il documento più importante, che ha un interesse essenziale dal punto di vista della storia dell'artista, è l'archivio pittorico in cui Levi annotava meticolosamente il numero progressivo e il titolo di riferimento ai suoi quadri, uno strumento fondamentale per studiare la pittura di Levi e per il controllo sull'autenticità dei suoi dipinti. A palazzo Lancellotti in piazza Navona tutto questo materiale sarà offerto in vendita su una base d'asta che oscilla tra i 120.000 e i 140.000 euro, corrispondenti circa a 300 milioni di lire. Chi ha conosciuto e frequentato Levi si chiede con preoccupazione se questo patrimonio, che è una testimonianza dell'opera di Levi, andrà disperso. Nel grande salone del suo studio a Villa Strohl-Fern, si ammucchiavano le tele ancora intonse e, davanti alla vetrata che dava sugli alberi e i viali del giardino della villa, c'era il cavalletto con il quadro che Levi stava terminando. Accanto, su un tavolo si poteva scorgere il dattiloscritto delle sue poesie con una copertina su cui era disegnato un barbagianni. I suoi manoscritti, le lettere, i giornali erano in disordine su un divano dai cuscini damascati e sul tavolo si mischiavano fogli scritti a mano, tazzine di caffè e una vecchia tabacchiera. Regnava in quel salone un gioioso disordine. La preoccupazione maggiore riguarda proprio l'archivio pittorico oltre che alcuni degli scritti, soprattutto le poesie inedite. La Fondazione Carlo Levi, che fu retta per; molti anni da Linuccia Saba e che conserva molti dei principali manoscritti e testi di Levi oltre che quasi tutte le sue opere pittoriche, sta, per iniziativa della studiosa Gigliola De Donato, pubblicando con l'editore Donzelli molti degli scritti inediti di viaggio e di critica di Levi in suo possesso ma non ha i mezzi per partecipare all'asta per acquisire un materiale che, pur non essendo dello stesso valore di quello della Fondazione, andrebbe salvaguardato e non smembrato. Soprattutto andrebbe salvato l'archivio pittorico. Ci auguriamo, come auspicano anche alcuni storici dell'arte, che la Soprintendenza ai Beni artistici e, in particolare, la Soprintendenza Straordinaria del Polo museale romano che dispone della Biblioteca Nazionale di Storia dell'Arte a Palazzo Venezia, voglia farsi parte attiva, con una notifica da depositare prima che parta l'asta, per esercitare il diritto di prelazione da parte dello Stato dell'archivio leviano. Anche il Comune di Roma, così sensibile agli aspetti della vita culturale della città, potrebbe intervenire nell'asta per evitare la dispersione delle carte e dei documenti di uno scrittore e di un artista che, anche se nato a Torino, può considerarsi romano.
L'archivio Carlo Levi rischia la dispersione
Domani, la Christie's metterà all'asta i manoscritti inediti di Carlo Levi, tra cui bozze di stampa dei suoi libri, appunti e lettere. Tra gli scritti di maggior rilievo c'è un soggetto cinematografico sulla vita e l'opera di Amedeo Modigliani e un dattiloscritto di 174 pagine di poesie inedite. L'archivio pittorico di Levi, che annotava il numero progressivo e il titolo di riferimento ai suoi quadri, è considerato un documento fondamentale per studiare la pittura di Levi e per il controllo sull'autenticità dei suoi dipinti. Il materiale sarà offerto in vendita su una base d'asta che oscilla tra i 120.
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