Bilancio dopo 5 mesi: troppi vincoli e investimenti ridotti per la crisi Doveva essere un'occasione per il rilancio dell'economia e la riqualificazione del patrimonio urbanistico. Il piano casa è stato invece un grande flop, soprattutto in Toscana. Almeno per ora. Le richieste di ampliamento o di demolizione e ricostruzione di edifici arrivate agli uffici comunali sono pochissime: nessuna a Firenze, Lucca e Carrara, una sola a Siena, Pistoia e Pisa, due a Massa, tre a Livorno, cinque ad Arezzo, sei a Grosseto e Prato. Questo il bilancio a cinque mesi dall'entrata in vigore della legge 24, che in Toscana ha tradotto in norme operative l'accordo della primavera scorsa tra Stato e Regioni. Per monitorare la situazione, la giunta regionale ha chiesto ai 287 Comuni toscani il numero di domande arrivate a settembre: hanno risposto 136 amministrazioni, segnalando complessivamente 61 richieste di ampliamento e quattro di ricostruzione. Che cosa ha reso così poco appetibili gli interventi edilizi previsti dal piano casa? «Ai diversi paletti già previsti dall'intesa Stato-Regioni, la Toscana ne ha aggiunto altri, come quello di poter intervenire con ampliamenti solo su edifici residenziali », commenta Carlo Lancia, direttore di Ance Toscana, associazione dei costruttori che aderiscono a Confindustria. Finora le Regioni che hanno dato il via al piano casa sono dodici, più la provincia di Bolzano: la legge toscana è una tra le più restrittive. Ad esempio, la possibilità di ampliamenti del 20 della cubatura è limitata a edifici residenziali di tipologia unifamiliare e bifamiliare o che non superino i 350 metri cubi, mentre in altre regioni si può intervenire anche su condomini e immobili con destinazione d'uso produttiva e commerciale. Ci sono poi dei requisiti energetici piuttosto stringenti sia per gli ampliamenti che per i progetti di demolizione e ricostruzione di un intero edificio. Non sono previste deroghe ai regolamenti e alle norme comunali e sono esclusi dal bonus di volumetria gli edifici nei centri storici e quelli che abbiano già ottenuto aumenti di superficie grazie a un condono. Ma l'assessore regionale all'urbanistica Riccardo Conti difende l'applicazione toscana del Piano: «Non credo siano arrivate poche domande perché è troppo restrittivo. Se fosse così il dato deludente sarebbe solo in Toscana. Invece si tratta di un flop generale: non ha corrisposto alle attese di investimento ». Il Piano non è finora decollato nemmeno in Veneto, dove la legge regionale, approvata a luglio, è una delle meno restrittive. Qui si possono fare interventi anche sulle villette a schiera e sui condomini. Forse, però, non è così facile che tutti i proprietari trovino un accordo sul da farsi. Così le pratiche ricevute dagli uffici tecnici sono state solo qualche decina. «Gli interventi più interessanti sono quelli di demolizione e ricostruzione commenta Lapo Borghi, presidente di Aniem Toscana, associazione delle piccole e medie imprese edili ma la Regione ha fatto un'operazione a tempo: le denunce di inizio attività vanno presentate entro la fine del 2010. Per interventi così complessi ci vorrebbe più tempo. In più, la difficile contingenza economica di sicuro riduce gli investimenti che le famiglie si sentono di fare». Lancia evidenzia un altro limite del piano casa toscano: «In molti Comuni ci sono norme locali che sono più favorevoli per chi vuole effettuare interventi sugli immobili, rispetto alla legge regionale». «Avevamo fatto notare già in passato aggiunge l'assessore Conti che le possibilità del piano casa sono già garantite dai piani regolatori» A Lucca, ad esempio, «chi vuole ampliare la propria abitazione, chiede di farlo con le norme del piano regolatore, che è più permissivo. Tra l'altro la legge regionale vieta le variazioni di destinazione d'uso», spiega Guido Barsotti, dell'ufficio comunale edilizia privata. Ma anche nei Comuni con regolamenti urbanistici più restrittivi sono poche le persone che si sono affidate al piano casa. A Siena è arrivata una sola domanda, anche se la legge regionale consente ampliamenti del 20 in zone per cui il piano regolatore prevedrebbe aumenti di volume solo del 10: «Forse la legge 24 è stata pubblicizzata poco», ipotizzano in Comune. Arezzo è uno dei capoluoghi con più domande: le pratiche presentate, però, «riguardano soprattutto la chiusura di strutture già prefigurate, come porticati e verande, più che la costruzione di nuove stanze», dice l'architetto Roberto Calussi. Poche domande anche nei piccoli centri. In provincia i più attivi sono stati finora Castelfiorentino (Firenze), con quattro progetti presentati, e Civitella Val di Chiana (Arezzo), dove ne sono arrivati sei: «Ma ogni anno gestiamo 8-900 pratiche», dice l'architetto del Comune Marco Magrini. Nonostante la partenza del piano casa sia stata al rallentatore, in Regione si aspettano che in un anno le pratiche saranno circa un migliaio. Comunque molte meno dei circa 80 mila cittadini che si credeva potessero usufruire della legge 24. «Ho l'impressione che i cittadini abbiano semplicemente deciso di non investire i loro risparmi nell'edilizia», conclude Conti.