Berlino Distrutto nei bombardamenti, ora vuole sfidare il Louvre Il restauro del britannico Chipperfield bocciato dai tradizionalisti DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO Non è impossibile celebrare anniversari nazionali con qualcosa di notevole. Vent'anni dopo la caduta del Muro, per esempio, oggi riapre a Berlino il Neues Museum, chiuso da 70 anni. Non è solo una ristrutturazione straordinaria, non è solo la collezione egizia della città, Busto di Nefertiti in testa, che torna nella sua casa: è il quinto e definitivo degli edifici museali neoclassici a riapre le porte sull'Isola dei Musei, ex parte Est della città, oggi pieno centro. Un complesso che vuole rivaleggiare con il Louvre, nelle intenzioni esplicite della Fondazione per il patrimonio culturale prussiano, un progetto che ha a che fare con un Paese che sa di dovere realizzare cose importanti. La ristrutturazione 233 milioni di euro pensata e gestita dall'architetto britannico David Chipperfield è partita dal presupposto che la storia dell'edificio non potesse essere cancellata o nascosta. Il problema era che il museo, costruito nel 1847, fu pesantemente bombardato nel 1943 (era già stato chiuso e svuotato delle opere nel 1939) e da allora abbandonato a se stesso perché, dopo la guerra, la Germania Est non aveva il denaro per rimetterlo in funzione. Negli Anni Novanta, quando il governo e la città riunificati decisero di ristrutturarlo, molti pensavano si dovesse semplicemente fare tornare l'edificio com'era settant'anni fa. Chipperfield, invece, ha inserito elementi moderni dove c'era da ricostruire, ha recuperato gli originali recuperabili e ha lasciato visibili le tracce della storia, che è poi quella tedesca, cioè i danni delle bombe e dell'incuria dei decenni della Ddr. La grande scalinata, che è il cuore del museo, è stata rifatta con disegno e materiali moderni. Gli affreschi sono stati recuperati nelle parti visibili, mentre il resto è stato lasciato bianco. Una serie di archi sono stati ricostruiti con mattoni a vista. Alcune colonne sono nuove ma restano molti capitelli originali. I buchi fatti dai bombardamenti sono ovviamente stati chiusi ma rimangono riconoscibili. Le pareti scrostate, alcune rosse alcune verdi, sono state restaurate ma i segni dell'intonaco caduto lasciati bianchi. Il risultato, a opinione di gran parte dei berlinesi che hanno visitato l'edificio vuoto durante due giorni di apertura la scorsa primavera, è straordinario. Quando l'ha inaugurato, ieri, la cancelliera Angela Merkel sembrava sinceramente impressionata. «È un progetto del quale i nostri figli non potranno non essere felici», dice Dietrich Wildung, il direttore della collezione egizia che assieme all'arte preistorica e a un pezzo di filo spinato del Muro di Berlino è ospitata nelle sale del Neues Museum. Non che tutti siano soddisfatti. Anzi, durante gli 11 anni di ristrutturazione le polemiche sono state feroci. Nel 2007, un gruppo di cittadini tradizionalisti raccolse firme su una petizione «Salviamo l'Isola dei Musei» che però ricevette solo seimila adesioni. Poi, la Società per l'antica Berlino accusò Chipperfield, un altro britannico, di continuare la distruzione iniziata dai bombardamenti e ora ha scritto all'Unesco per invitarla a mettere l'Isola dei Musei nella lista dei Siti patrimonio dell'umanità a rischio di perdere questo titolo. Anche perché, sempre sulla Museumsinsel, Chipperfield dovrebbe ora costruire un nuovo edificio che funzionerà da reception per i cinque musei. Poi, tra il 2011 e il 2026, saranno ristrutturati anche il Pergamonmuseum e l'Altes Museum, il che porterà il costo dell'intervento sull'intera Isola a un miliardo. Si può fare. D. Ta.