Si vota a marzo, è già guerra Il doge e il «contadino». Un braccio di ferro che dura ormai da sei mesi. Con le truppe cammellate del Partito democratico mobilitate, in tempi non sospetti. E' la guerra per il Veneto. Giancarlo Galan, governatore di lungo corso, socio fondatore di Forza Italia, non molla la poltrona e (come recita il titolo del libro-intervista più querelato dai politici di centrodestra) insiste: «Il Nord Est sono io». Luca Zaia, ministro dell'agricoltura, classe 1968 in versione leghista, si sente pronto per il grande salto. Dai brindisi a Prosecco quand'era acclamato presidente della Provincia di Treviso alla stanza dei bottoni della Serenessima che diventa Padania. Si voterà a marzo per le Regionali. Ma le prove generali delle Europee hanno già dimostrato che la Lega soffia sul collo del PdL: pareggio sostanziale nelle urne, con i berluscones avanti solo di stretta misura. Così il candidato «naturale» alla successione di se stesso si ritrova bersaglio delle grandi manovre di Umberto Bossi e Giampaolo Gobbo (sindaco di Treviso e gran capo della Liga). A Galan non è nemmeno bastato il matrimonio nel giorno elettorale con Silvio Berlusconi nella villa fra i colli di Cinto Euganeo. Né la fiducia incondizionata di una classe dirigente spesso mutuata dal pentapartito. Nemmeno la speranza di reggere fino all'ultimo l'urto dei leghisti. Galan non abdica. Da vero doge, resta dritto al timone. Come negli ultimi 14 anni seguiti alla lunga stagione dorotea di Bernini e Cremonese: «Se non ci sarà una risposta più che motivata e convincente, sia in termini politici che programmatici sulla necessità di modificare la guida della Regione Veneto, la mia decisione è di presentarmi quale candidato presidente alle prossime elezioni regionali», afferma di fronte ai titoli che annunciano il cambio della guardia deciso a Roma. Sull'altro fronte, si preferisce un filo di ironia. «Per fortuna che Zaia c'è», fischiettano i leghisti sulle note dell'inno a Berlusconi. Ma c'è ancora qualcuno che vorrebbe sospingere Flavio Tosi, sindaco di Verona. In ogni caso il Carroccio in Veneto garantisce la «rivoluzione di velluto verde» al sistema ingessato da lustri. Conta sui quarantenni, svezzati nelle amministrazioni locali, sempre con il fazzoletto verde nel taschino ma molto più pragmatici dei pionieri del federalismo. Zaia proprio in Regione ha già fatto il vice di Galan, come Tosi ha governato l'assessorato-principe alla sanità. Alle loro spalle, il vento che ha portato Francesca Zaccariotto a diventare presidente della Provincia di Venezia. Dunque, un duello impari. Però Galan non lascia campo libero. I maligni sostengono che punti a contrattare una «buonuscita», magari da boiardo di stato, forse scippando la fascia tricolore di Venezia al ministro Renato Brunetta. Però è già un fatto che la candidatura Galan sia stata accolta immediatamente dall'Udc: Antonio De Poli, gran capo del partito e portavoce di Casini, è stato perentorio: «Il Veneto non si può svendere alla Lega. Proporrò di rinunciare al nostro simbolo per sostenere un'eventuale lista Galan presidente». E non è finita qui. Galan contro la Lega viene sposato perfino dal Partito democratico. Paolo Costa (ex rettore, ex sindaco, ex ministro) l'ha esplicitamente dichiarato da tempo. E pezzi di Quercia e Margherita business oriented non sono rimasti insensibili all'ipotesi di «compartecipare» alle Grandi Opere messe in cantiere dal governatore PdL. Perfino l'onorevole Massimo Calearo Ciman rischia di venir spiazzato dalla tattica delle alleanze variabili se non avariate. Galan nel frattempo ha già tirato fuori l'asso dalla manica: la candidatura veneta alle Olimpiadi 2020. Un miracolo politico. Sono d'accordo il sindaco-filosofo Massimo Cacciari e il sindaco-sceriffo Flavio Zanonato del Pd. Più i leghisti della Marca, con in testa il sindaco Gobbo. Il Veneto sfida Roma (e Palermo) nella rincorsa ai Giochi. Con Venezia specchietto per le allodole della «ristrutturazione urbanistica» che da Tessera arriva fino a Padova e Treviso. Come se l'Expo in laguna del doge De Michelis fosse solo un brutto precedente da rimuovere Tutti insieme appassionatamente. Zaia permettendo...