Il futuro Parla limmobiliarista Roberto Losito: il nostro progetto era un problema per la concorrenza Lippica in questa zona non si regge economicamente Il trasloco dei cavalli era necessario «Se è vero che il futuro dellippodromo è stato deciso a casa del sindaco Moratti, che non è il posto giusto, mi domando cosa sta succedendo. La riqualificazione delle piste e del trotto è una grande occasione e non può essere buttata al vento in una riunione politica, senza neanche prendere in considerazione il progetto». Roberto Losito, limprenditore immobiliare e finanziario, advisor della Snai, che ha un diritto di opzione sullacquisto delle aree e che da mesi aspetta di chiudere la partita con il Comune per comprare, esce dal silenzio e parla senza peli sulla lingua. Come ha preso la notizia che allippodromo non si potrà costruire neanche un metro cubo? «Non mi stupisce più nulla». Se laspettava? «No, e penso che la politica stia prendendo una grossa cantonata perché preclude a Milano una grande opportunità, quella di avere una nuova area verde che finalmente verrebbe utilizzata da tutti. Alla politica questo non interessa?». Perché tira in mezzo la politica? «Perché non cè niente di tecnico in questa storia. Noi abbiamo fatto diversi progetti negli ultimi mesi, ma nessuno li ha mai voluti vedere. Il Comune ci aveva promesso che avrebbe aperto un tavolo tecnico per valutare la nostra proposta, ma non lha mai fatto. Lunico tavolo dove se ne discute è quello del salotto della Moratti a cui partecipano un ministro dellInterno e leader politici che non hanno nessuna competenza in materia urbanistica». Secondo lei, quindi, perché è stata presa questa decisione? «Mancando una risposta logica e argomentata posso solo fare delle supposizioni. Immagino che, se fosse uscita sul mercato, lofferta qualitativa di San Siro avrebbe creato grossi problemi alla concorrenza. Per un politico è più facile stimolare spettri di disoccupazione e fare demagogia verde che entrare nel merito di un progetto». Non sono solo i politici che si sono messi di traverso, anche i residenti del quartiere e gli operati della Snai erano contrari. «Agli abitanti del quartiere abbiamo fatto vedere delle ipotesi progettuali, ma non avendo nessuna legittimazione comunale non abbiamo mai potuto mostrare la proposta finale. Davanti al vuoto hanno assunto una posizione preconcetta e demagogica che realizza il fantastico fenomeno di vedere allineati immobiliaristi concorrenti, politici di destra in lite fra loro e ambientalisti ingenui». E ai dipendenti cosa risponde? «Ughi, il presidente della Snai, è una persona seria e parla solo quando ha da dire cose certe, altrimenti tace». Qual è la vostra proposta? «Nella situazione attuale non stanno bene né la Snai né i cavalli: laria di Milano fa male ai cristiani come ai quadrupedi. Il contesto delle piste di allenamento, senza nessun motivo di richiamo e intrattenimento, non si regge economicamente. Per questo la Trenno è in perdita. Il dovere di un politico, e il nostro progetto lo faceva, era quello di consentire a una società quotata non di spostare delle perdite da un posto a un altro, ma di trovare un comune limitrofo a cui offrire larricchimento di un insediamento ippico importante e a cui chiedere i servizi commerciali e di intrattenimento necessari». Per salvare la Snai, però, portate del cemento in unarea verde. «Uno dei progetti, quello che a me piace di più, prevede di lasciare lanello delle piste a verde, salvandone il tracciato storico, collegandole tra loro con percorsi pedonali e dando alla città due nuove aree verdi che sommate fanno il parco Sempione. Allinterno dellanello, invece, ci sarebbe unedilizia di grande qualità, che a Milano è sempre mancata, in grado di soddisfare la richiesta di lusso e di gusto. Non basta far progettare da un grande architetto unarea non strategica, finanziata in modo sconcertante dalle banche, per farla diventare appetibile come è successo a Rogoredo». Che cosa farete ora allippodromo? «Abbiamo appreso che il Comune vuole fare servizi per lo stadio. Noi no». (t. m.)