Vertenza Pompei-Scavi, sindacati sul piede di guerra contro la Soprintendenza. Ieri, dopo quella di sabato scorso, un'altra assemblea ha chiuso i cancelli dell'area archeologica fino alle 11. E ancora: il 30 giugno Cisl, Uil, Unsa e Flp-Bac hanno proclamato una giornata di sciopero. Cgil e Intesa, invece, il 30 giugno e il 3 luglio manifesteranno presso le sedi romane del Consiglio dei ministri e del ministero dei Beni culturali per denunciare «il comportamento anti sindacale dell'amministrazione», dice Michele Germano della Cgil. Entrambe le proteste, comunque, anche se le sigle scelgono modi e tempi diversi per denunciare il malumore dei lavoratori, vertono in un'unica direzione: «Respingere - spiegano i sindacati - il fantasma della privatizzazione del servizio di vigilanza». Nuovi disagi, dunque, minacciano la serenità dei turisti che continuano a esternare frasi di disappunto per le ripetute chiusure del sito. Oltre alla privatizzazione, le rivendicazioni dei lavoratori sono il pagamento del lavoro straordinario effettuato dall' anno 1988 al 1996; la rideterminazione di un equo carico di lavoro per il servizio di vigilanza notturno e diurno degli scavi di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e Boscoreale; chiarimenti dal soprintendente sulla sua proposta di privatizzare la vigilanza. In proposito, i rappresentanti sindacali di Cisl, Aldo Avitabile, Uil, Antonio Pepe, Unsa, Salvatore De Cristofaro e Flp-Bac, Giuseppe Palomba con un documento unitario, propongono all'amministrazione, per un più rapido pagamento a tutto il personale che ha effettuato lavoro straordinario dall'anno 1988 al 1996 - quantificato in un milione e ottocentomila euro - di reperire i fondi dalle somme residue del «Fua 2003», oppure sottraendo questa cifra dagli incassi ottenuti con le aperture del lunedì, in quanto Pompei rimane l'unico sito dei beni e delle attività culturali a non applicare la chiusura settimanale. I sindacati, per sotterrare l'ascia di guerra, che servirebbe a scongiurare lo sciopero proclamato il 30 giugno, chiedono l'immediata attivazione di un tavolo di trattativa per ridisegnare l'organizzazione del lavoro per i settori di vigilanza, tecnico e amministrativo «al fine - dicono i sindacalisti - di avere un'equa distribuzione del carico di lavoro e di un eguale retribuzione ordinaria e straordinaria. In attesa dell'attivazione del tavolo di trattativa e del pagamento dello straordinario promuoviamo lo stato di agitazione e una giornata di sciopero». Scavi chiusi, turisti arrabbiati e operatori turistici preoccupati. Questo è l'inquietante scenario che si prefigura all' orizzonte della città degli Scavi, proprio nell'alta stagione turistica, e che la pone, sempre più spesso, in cattiva luce sul mercato turistico internazionale.