Il guano corrode le antichità ma dagli inizi di ottobre una coppia di rapaci mette in fuga i colombi Laquila imperiale è tornata a volare sui resti della villa dei Quintili. Da due settimane, lanciate in aria dai falconieri della società Ave Nobis, "Spyke" e "Six-one-nine" volteggiano sulle rovine della tenuta che limperatore Commodo strappò ai Quintili, dopo averli sterminati, per avere quella principesca dimora sulla Regina viarum. Limpiego di una coppia di aquile nel sito archeologico statale aperto nel 2000 sullAppia antica non è espediente per attirare turisti, anche se sono molti i visitatori che rimangono incantati dal volteggio dei due rapaci al tramonto. Ma risponde a unesigenza di salvaguardia dei resti, soprattutto dei mosaici, minacciati dal guano dei piccioni. Da quando "Spyke" e "Six-one-nine" si sono messi a caccia, la comunità di colombi si è ridotta: «Da 150 unità, sono passati a circa 30», spiega il falconiere Fabio Ferri. «Ed entro fine mese, con lentrata in azione del falco pellegrino, larea sarà bonificata del tutto». In realtà lintervento è meno cruento di quello che si possa pensare. E risponde allesigenza di ristabilire la catena alimentare, spezzata dal proliferare dei piccioni con la scomparsa del falco pellegrino. «Le aquile non cacciano, scacciano piuttosto i colombi che, terrorizzati dai due rapaci, stanno piano piano abbandonando il sito» precisa Riccardo Frontoni, larcheologo che lavora per la Soprintendenza speciale di Roma sin dallinizio degli scavi realizzati per riportare alla luce i pavimenti dellimpianto termale che serviva la villa. E che, sulla scia di quanto già tentato nel 2005 ad Ercolano, è stato incaricato di chiamare i falconieri. «In pericolo erano proprio i mosaici del frigidarium e del calidarium - precisa lo studioso - dal momento che i colombi avevano fatto i nidi nelle buche pontaie presenti lungo i muri». Il guano è molto acido e, così come corrode la vernice delle automobili, "mangia" la superficie delle tessere marmoree, opacizzandole. Per questo, alla villa dei Quintili sono costretti a pulire continuamente gli antichi resti per evitare che le deiezioni dei piccioni si solidifichino. Meglio allora, con una spesa contenuta, affidarsi alle cure di un allevatore di rapaci. E Fabio Ferri, dopo i Quintili, porterà i suoi due esemplari di aquila di Harris, che gli indiani del deserto di Sonora chiamano "falco rosso", a salvare dal guano anche la tomba di Cecilia Metella e la torre medievale di Santa Maria Nova. Con alle spalle nove anni di duro lavoro allaeroporto di Bari Palese («un servizio massacrante, 24 ore al giorno a disposizione con le aquile reali per cacciare volpi e cani randagi dalla pista», racconta Ferri), il falconiere di Sacrofano si presenta ogni pomeriggio al numero civico 1092 di via Appia nuova, ingresso della villa. E con il suo assistente Alessio Palma, brindisino, toglie il cappuccio a "Spyke" e a "619". Il maschio e la femmina lasciano il braccio dei loro istruttori e iniziano a volteggiare tra le rovine. E subito la colonia di piccioni entra nel panico. Ma laltro ieri la cacciatrice, allinizio, non ne voleva sapere di entrare in azione: la sera prima aveva mangiato coniglio ed era troppo sazia. Una volta digerito, "Spyke" ha raggiunto il compagno che intanto, spiccato il volo dai muri diroccati con un salto che sembra davvero il wrestler Rey Mysterio quando si esibisce nella mossa "619", faceva la spola tra frigidarium e ninfeo, dallaltro lato della villa, inseguendo i piccioni. Vedere in azione le due aquile è uno spettacolo. Parte il maschio, che è più leggero. Lo raggiunge poco dopo la femmina, più forte e decisa. Compiono giri concentrici. E seminano il terrore tra i piccioni. Le due aquile attaccano soprattutto i nidi. «Sono pochi i piccioni che vengono uccisi in volo. È lo stress che elimina gli individui più deboli» spiega il falconiere. Senza più una tana calda dove dormire, i colombi restano tutta la notte sui muri. E quelli malati (questi uccelli sono peraltro portatori di una ventina di malattie per gli uomini, tra cui la meningite) non vedranno lalba. Gli altri, cambiano casa. E lasciano, forse per sempre, la villa dei Quintili. Rita Paris: "Nel 2010 apriamo al pubblico le nuove scoperte sullAppia" "Larte venatoria è un rimedio della natura così salveremo la dimora imperiale" «Da dieci anni ormai ci prendiamo cura delle rovine che hanno fatto attribuire alla villa dei Quintili il nome di "Roma Vecchia". E fa parte dellopera di tutela il lavoro che sta svolgendo il maestro falconiere» precisa Rita Paris, responsabile per la Soprintendenza statale dellAppia antica. Ci sarebbero anche i dissuasori sonori e le punte di plastica per tenere lontani i piccioni. Perché i falconieri? «Le punte le abbiamo già provate a Cecilia Metella. Ma ci fanno il nido sopra. E i richiami sonori non sono risolutivi. Invece larte dei falconieri segue i princìpi della natura ed è più che mai efficace in luoghi che uniscono allinteresse archeologico quello naturalistico, come è nel Parco dellAppia». Gli scavi più recenti hanno portato alla luce altri ambienti: un triclinio, la bottega di un vetraio, una toilette imperiale. Quando li aprirete alle visite? «Speriamo in primavera. Del resto, nuovi progetti stanno per essere realizzati ai Quintili e nella confinante tenuta di Santa Maria Nova, ancora sconosciuta al pubblico». Con quali fondi interverrete? «In parte con le opere ordinarie, in parte con quelle previste nel piano del commissario straordinario Roberto Cecchi, con lobiettivo di consolidare e aprire al pubblico nuovi percorsi. È un buon momento per lAppia. Ora tutti gli enti sono uniti per provare a recuperare linsieme di questo territorio devastato dallabusivismo». (c.a.b.)
ROMA - E larcheologo chiamò il falconiere per proteggere dai piccioni la villa romana
La villa dei Quintili, un sito archeologico sullAppia antica, è stato minacciato dal proliferare dei piccioni, che hanno fatto i nidi nelle buche pontaie presenti lungo i muri. I falconieri della società Ave Nobis, Fabio Ferri e Alessio Palma, hanno lanciato in aria due aquile, "Spyke" e "Six-one-nine", per cacciare i colombi e salvare i resti. La coppia di rapaci ha avuto successo, e la colonia di piccioni è stata ridotta a circa 30 unità. I falconieri non uccidono i colombi, ma li scacciano, e la loro presenza è necessaria per mantenere la catena alimentare.
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