In Veneto si torna a parlare del Piano Casa a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall'assessore all'urbanistica e politiche per il territorio, Renzo Marangon. Intervenuto all'incontro con i sindaci, gli assessori e i tecnici dei comuni veneziani, riunitisi a Mestre con lo scopo di un approfondimento sull'applicazione pratica della legge, Marangon ha dichiarato che "la paura della burocrazia rischia di frenare le grandi opportunità date dal Piano Casa". La Legge regionale n 142009 a sostegno del settore edilizio, emanata il 1 luglio 2009, per l'assessore infatti viene interpretata troppo spesso da professionisti e tecnici in maniera restrittiva: "Non si tratta di un provvedimento urbanistico, ma di una legge per sostenere un settore particolarmente colpito dalla crisi, anche se indubbiamente avrà effetti urbanistici. Abbiamo fatto una legge per aprire il più alto numero possibile di cantieri, mettendo meno vincoli possibili e dando una interpretazione molto estesa del concetto di prima casa e consentire a tanti di usufruire del bonus prima casa". Per questo motivo ha invitato gli Ordini e Collegi professionali ad avviare al più presto dei corsi di formazione per "alfabetizzare" chi si occuperà dei progetti di ristrutturazione. Inoltre secondo Marangon commette un errore chi pretende il piano aziendale per gli aumenti volumetrici degli edifici in zona agricola, poiché la legge non lo prevede. L'assessore infine è apparso fiducioso nel pensare che quasi tutte le amministrazioni comunali adottino il piano entro la data prevista, cioè il prossimo 30 ottobre. Nel mentre ha invitato i Consigli comunali ad una collaborazione istituzionale: "E' una decisione che molte famiglie, moltissimi artigiani e altrettante imprese attendono ed è una decisione che non va a favore di questa o quella parte politica, ma va solo ed unicamente a favore dell'economia veneta". Ricordiamo che il Piano Casa è stato approvato per semplificare le procedure edilizie. Infatti il dl ha ridotto i poteri della Conferenza di servizi e apportato rilevanti modifiche al codice dei Beni Culturali e del paesaggio. E nella prima stesura del dl tra gli interventi di edilizia libera era compreso anche il cambio di destinazione d'uso, successivamente cancellato perché rientrante tra le competenze legislative riconosciute alle Regioni dalla Costituzione. Ora nella sfera delle regioni rientrano anche i bonus volumetrici e l'applicazione pratica degli interventi, con l'esclusione di alcuni territori e l'inclusione o meno del non residenziale. Competenze decentrate anche sugli incentivi all'efficienza energetica. Superato l'adeguamento antisismico, introdotto sull'onda emotiva del sisma in Abruzzo, ma poi confluito nell'entrata in vigore delle Ntc (norme tecniche per le costruzioni). Ma le differenti norme provocano un quadro frastagliato e non omogeneo sul territorio nazionale. Situazione che sarà acuita dalle delibere con cui i singoli Comuni potranno limitare o ampliare l'applicazione della legge regionale di riferimento. Differenziati anche i tempi. In alcune regioni i termini per l'emanazione delle delibere comunali scadranno a giorni. Mentre in altre non si è ancora raggiunto l'accordo sulla norma regionale. In poche parole il Piano Casa adottato dal governo promuove un modello di benessere legato alla quantità delle risorse consumate, considerando aspetti minori la messa in sicurezza del patrimonio edilizio e senza incentivare la riqualificazione delle dotazioni esistenti. Ma soprattutto nulla risolve riguardo l'emergenza abitativa, che sta diventando sempre di più uno dei problemi maggiori del popolo italiano. D'altra parte cosa aspettarsi da chi considera le leggi semplici "lacci e lacciuoli" che impediscono di coltivare i propri interessi economici? E così che i ricchi siano liberi di costruirsi nuove ed agiate mansarde, mentre i poveri si stanno trasferendo in massa a vivere per la strada.