Andrea Emiliani interviene nella discussione sul museo della città: "Puntare sulla fondazione anche per la gestione può essere un errore" Benati di Italia Nostra: non riduciamolo a un percorso pubblicitario «Bene restauri e inaugurazioni, ma chi si prenderà cura in futuro dei palazzi storici che andranno a comporre il Museo per la città? Confidare anche per la gestione ordinaria e straordinaria sui finanziamenti della fondazione Carisbo si può rivelare un errore grave». Andrea Emiliani, storico dellarte e soprintendente per i beni artistici e storici di Bologna, interviene con cautela nella querelle lanciata dallassociazione Italia Nostra, di cui è socio onorario, sul progetto di Museo per la città di cui è uno dei consulenti. Dal suo ufficio dalla Pinacoteca Nazionale invita a moderare i toni della polemica, e a riflettere su una questione che ritiene attualmente trascurata: quale destino avranno palazzo Fava, palazzo Pepoli, San Giorgio in Poggiale, San Colombano nel caso in cui per un cambio di politiche della fondazione o per una riforma statutaria nazionale della sua missione, non si potessero più garantire manutenzioni e restauri? «Per quel che è la mia esperienza - valuta Emiliani - è impossibile puntare a unautosostenibilità di questi centri, la cultura non produce redditi adeguati al suo sostentamento, dovrebbe ormai essere acclarato. Ipotizzare sponsorizzazioni di realtà private è difficile, il rischio è lasciare sulle spalle del pubblico i costi di gestione: è una fatalità reale». Allora, cosa accadrà? «Il timore è che prima o poi tutto finisca abbandonato a se stesso. Quando non ci saranno più le mani di Luigi Ferdinando Tagliavini, ad esempio, chi suonerà più i clavicembali e le spinette che saranno collocate a palazzo Pepoli? Non è stato fatto un piano di gestione a lungo termine, si dovrebbe avviare una riflessione sul tema». Unidea per quello che potrebbe essere il destino di palazzo Fava, Emiliani ce lha: «essendo così vicino al museo civico medievale, si potrebbe ipotizzare una fondazione che integri le due realtà, magari spostando opere che attualmente giacciono nei sotterranei del museo nelle sale di palazzo Fava». Un invito al maggior coinvolgimento di altre istituzioni sul progetto della fondazione arriva anche dalla stessa Italia Nostra. Il rischio, argomenta il suo presidente bolognese, lo storico dellarte Daniele Benati, è che altrimenti il museo per la città di riduca «a un percorso pubblicitario degli interventi operati dalla Fondazione sulle sue proprietà, di grande valore culturale, ma privo di quegli elementi progettuali che possano trasformare una sequenza di alcuni importanti edifici in un museo vero e proprio. Serve un maggiore dibattito e confronto pubblico». Benati ricorda poi al presidente della fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco che «le funzioni statutarie delle fondazioni bancarie prevedono unazione di fiancheggiamento e supporto alle istituzioni pubbliche. Pur riconoscendo gli importanti interventi di restauro svolti in numerosi palazzi ed edifici sacri della città, insistiamo nel ritenere dannoso dar vita a nuove istituzioni museali che, entrando ovviamente in competizione con quelle già esistenti, ne mettono ulteriormente in difficoltà la già precaria esistenza».