MUSEO NAZIONALE NAPOLI NAPOLI Roma,Terme di Caracalla, 1545. Da due anni, Alessandro Farnese siede sul soglio pontificio con il nome di Paolo III. Il palazzo di Campo de'Fiori, progettato da Antonio da Sangallo e in via di completamento, si appresta a divenire espressione della potenza e del prestigio della dinastia. Gli scavi ordinati dal papa a Caracalla servono al recupero di materiali per l'edificio. Dal terreno, durante i lavori, affiorano alcune sculture appartenenti al complesso delle terme. Sono di incredibile valore e bellezza. Tra di essi due statue colossali di Ercole, e il gruppo raffigurante la punizione di Dirce sulle balze del Citerone, passato alla storia dell'arte con il nome di Toro Farnese. Si può dunque far partire da questa data l'inizio di quella che è ancor oggi considerata la più grande raccolta storica di sculture antiche esistente al mondo. Nel corso del tempo, i Farnese, tramite scavi archeologici, acquisti presso gli antiquari, confische, donazioni, raduneranno circa seicento pezzi fra statue, rilievi, sarcofagi, iscrizioni. La loro collocazione troverà spazio, a Roma e dintorni, nel palazzo del Campo, nelle ville e negli Orti di proprietà. Dopo l'estinzione della dinastia, nel Diciottesimo secolo, i Borboni, a seguito di complicate trattative diplomatiche con lo Stato Pontificio, ottengono di acquisire la Collezione. Un centinaio di pezzi rimangono a Roma, circa cinquecento approdano a Napoli. Qui, l'immenso patrimonio avrà la sua sede definitiva soltanto nella prima metà dell'800, dentro alcune sale del Real Museo Borbonico, oggi Museo Nazionale Archeologico. Tuttavia, con il trasferimento, la Collezione, disinserita dai vari contesti nei quali era stata allestita, perde le sue connotazioni originarie. Ad essa vengono infatti accostati, senza distinzione, reperti dagli scavi campani e da altre raccolte (Borgia, Vivenzio, Murat), gettando ombra su gioielli quali le statue dei Barbari provenienti dagli Horti Farnesiani e il gruppo di Giganti, Persiani, Amazzoni e Galati morenti, con il quale la moglie di Ottavio Farnese, Margherita d'Austria, aveva impreziosito Villa Madama. Questa poco felice convivenza si è protratta fino al 1991, quando è stato deciso di ricollocare la Collezione all'interno del Museo. Un'operazione sofferta, anche a causa dei lavori strutturali che, per un decennio, hanno interessato l'edificio. Tra lunghi e difficili restauri, ripuliture, disposizione delle statue all'interno degli spazi, si è arrivati finalmente al due ottobre di quest'anno, giorno di apertura al pubblico del nuovo percorso espositivo, che ruota attorno al quadriportico orientale. Mariarosa Salvatore, Sovrintendente per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, riassume così i criteri e le modalità del percorso «Grazie ad esso è oggi possibile presentare pressoché per intero la raccolta di sculture, non più disposte secondo una sequenza cronologica e un approccio storico - artistico, ma secondo la ricostituzione dei gruppi sistemati nel Palazzo di Campo de'Fiori, nelle ville e nelle altre residenze della famiglia». Inoltre, dai depositi del museo, sono venute alla luce altre statue, o parti di statue che sono state ricollegate ai pezzi di appartenenza. L'allestimento della Collezione, volutamente sobrio per concedere alle opere di primeggiare in tutta la loro magnificenza, è completato da pannelli esplicativi bilingue. A disposizione del visitatore, alcune postazioni informatiche. Monumentali e splendidi anche i due cataloghi dell'Electa, uno dedicato alle sculture e l'altro ai ritratti. Per informazioni e orari: www.campaniartecard.it