E' arrivato il D-day del Piano casa in Lombardia. Da oggi e per diciotto mesi i lombardi potranno ampliare la villetta in deroga rispetto ai piani di governo del territorio. Si potranno anche demolire e ricostruire (più in grande) interi edifici. Soddisfatta la Regione e i costruttori: «Un'opportunità per i cittadini e per l'economia del territorio». Sul piede di guerra Legambiente. Che ha presentato un esposto alla corte di giustizia europea. Gli edifici fino a 1.200 metri cubi di volumetria potranno essere ampliati del 20 per cento (per intenderci, in media una villetta occupa 500 metri cubi). Inoltre si potranno demolire e ricostruire edifici residenziali (palazzi, condomini) con un premio volumetrico del 35 per cento. La condizione per ogni intervento è sempre l'aumento dell'efficienza energetica (del 10 per cento per gli ampliamenti e del 30 per cento per le demolizioni). Nei centri storici in Lombardia si può intervenire in un caso soltanto: per abbattere e ricostruire edifici non integrati con le caratteristiche architettoniche del contesto. Purché ci sia il parere positivo della Commissione regionale per il paesaggio. Sulle zone industriali decidono i Comuni: tocca ai municipi consentire eventualmente la demolizione e ricostruzione di capannoni industriali (con ampliamenti del 30 per cento). Per finire è prevista le possibilità di intervenire nelle zone rurali per recuperare vecchie cascine. Mentre l'edilizia popolare può essere abbattuta e ricostruita con un premio volumetrico del 40 per cento. Secondo la giunta lombarda, il Piano casa regionale vale 5,9 miliardi di euro di giro d'affari e 44 milioni di euro l'anno di risparmio energetico. Certo, molto dipenderà da come i Comuni applicheranno la norma. I municipi avevano tempo fino alla mezzanotte di ieri per deliberare l'eventuale esclusione di parte dei loro territori dal Piano casa. Nel caso di Vittuone, per esempio, comune del milanese amministrato dal centrodestra, il consiglio comunale ha deciso all'unanimità di limitare l'utilizzo del Piano casa alle zone in cui erano già previsti ampliamenti degli edifici, rimandando al nuovo Piano di governo del territorio la pianificazione delle rimanenti aree. «In questi giorni avremo un bilancio completo della situazione. I Comuni stanno comunque rispondendo positivamente» fa il punto l'assessore all'Urbanistica della Regione Lombardia, Davide Boni. Ma esiste un problema legato a eventuali ricorsi da parte di cittadini esclusi dal provvedimento? «Certo, vedersi negata la possibilità di ampliare la villetta mentre il vicino ha già fatto partire i lavori può stimolare i ricorsi al Tar risponde Boni . Per questo abbiamo chiesto ai Comuni di motivare con chiarezza l'esclusione di eventuali aree». La Regione risponde anche a chi contesta al provvedimento un incentivo al consumo del suolo: «Si potrà ampliare o ricostruire più in grande solo su aree già residenziali » dicono i tecnici del Pirellone. Ma non basta questo a placare Legambiente. «La Regione consente l'aumento delle volumetrie anche all'interno dei parchi. E questo non va» punta il dito Damiano Di Simine, presidente di Legambiente in Lombardia. Il Pirellone risponde facendo notare che il 20 del territorio della regione è fatto da parchi. Pavia, per esempio, si trova nel parco del Ticino. «Resta il fatto che si cementificherà in aree protette. E poi è il principio a essere sbagliato: il Piano casa è di fatto un condono preventivo » continua Di Simine. Detto ciò, Legambiente non è pregiudizialmente contraria all'idea: «Avremmo voluto un provvedimento diverso. In cui si incentivasse il miglioramento della qualità edificatoria e non l'ampliamento volumetrico». Ma i costruttori cosa ne pensano? «Il nostro giudizio è positivo sintetizza il presidente di Assimpredil a Milano e Lodi, Claudio De Albertis . Certo, se si fosse obbligato chi fa i lavori a chiedere gli sgravi fiscali per le ristrutturazioni si sarebbero favorite le imprese che lavorano alla luce del sole. Detto questo, il Piano casa da solo non avrebbe comunque potuto risolvere da solo l'annoso problema dell'accesso al settore». Rita Querzé