«Il problema più grave è stata la costruzione del cavalcaferrovia: quello è il punto critico» Un degrado, quello delle Terme del Corallo, che nasce da decenni di incuria (dopo l'incendio del 1968), e che ha trovato il suo catalizzatore nella costruzione del cavalcaferrovia (primi anni '80). Ma di cui sembra che nessuno se ne fosse reso conto almeno fino al 2006, quando con una lettera inviata ai proprietari dell'area la Soprintendenza chiese di mettere un freno al degrado attraverso alcuni interventi. Da allora c'è stato un processo con l'assoluzione degli imprenditori Bottoni e Cagliata, il ricorso in appello della Procura e l'ok del consiglio comunale alla variante urbanistica. Sullo sfondo c'è sempre la speranza del recupero del gioiello liberty. Di tutto questo parla per la prima volta in un'intervista Guglielmo Maria Malchiosi, soprintendente ai Beni artistici e architettonici di Pisa e Livorno cui proviamo a fare il punto della situazione. La questione è stata affrontata dalla Soprintendenza nel 2006: come mai per quasi quarant'anni non si è fatto nulla per il degrado delle Terme del Corallo? «Io sono soprintendente da 10 anni, e quindi non posso parlare per il periodo precedente alla mia nomina. Per quanto riguarda il nostro intervento, invece, la risposta è semplice: ci siamo mossi quando siamo stati avvisati dal Comune di quello che stava succedendo al complesso». Ma l'incuria andava avanti ad anni, tanto che i dirigenti della Coca Cola sono usciti dall'azione giudiziaria per prescrizione. «Vero, ma nessuno ha mai interessato ufficialmente i nostri uffici. In ogni caso la ragione principale del degrado delle terme è stata la costruzione del cavalcaferrovia, responsabile dell'80 per cento dei problemi. Ad un certo punto, però, parlando col Comune, sembrava che fosse possibile eliminare il ponte, ma non è successo. E così i problemi, come sempre capita in questi casi, sono aumentati a dismisura col passare degli anni». Passano gli anni e si arriva al 2006, con la famosa lettera - al centro del procedimento giudiziario - inviata per posta normale a Bottoni e Cagliata. Come mai non venne inviata per raccomandata e cosa c'era scritto? «Su questi argomenti c'è già stato un processo e adesso ci sarà anche un appello, e francamente ho già detto abbastanza in aula e non ho intenzione di ripetermi. In ogni caso la lettera era scritta in forma intelocutoria e per quanto riguarda i provvedimenti richiesti, si trattava di opere relativamente semplici, solo per arrestare il degrado: quindi puntellare i solai, sistemare le coperture e, magari, fare qualche saggio sulle pareti per vedere le condizioni degli affreschi. Era chiaro che l'intervento vero e proprio di restauro sarebbe stato eseguito dalla proprietà solo in secondo tempo. In ogni caso, tornando alla questione della lettera inviata per posta normale, ne abbiamo sicuramente inviate diverse per raccomandata che contenevano una serie di ingiunzioni». Ma, lettere a parte, voi siete intervenuti sui progetti edificativi dell'area della ex Coca-Cola: non era possibile rapportarsi direttamente con Bottoni e Cagliata e spiegare cosa dovevano fare? «La Soprintendenza non aveva rapporti diretti con i costruttori che avrebbero edificato in quest'area, bensì con il Comune, che ci ha presentato i progetti che poi abbiamo chiesto di modificare». Alla fine le Terme sono sempre in rovina: voi come pensate di aiutare il Comune nel restauro? Potete aiutarlo a trovare dei fondi? «Il Comune può fare domanda al Ministero per chiedere dei fondi da destinare al restauro: non è una procedura né semplice né rapida, ma è percorribile. La Soprintendenza, da parte sua, può dare un aiuto tecnico all'amministrazione comunale nella progettazione di questo intervento, facendo in modo che questo risponda subito ai criteri richiesti. In ogni caso auspichiamo che si arrivi ad un chiarimento definitivo che permetta di inziare il recupero. Non è detto che debba essere fatto tutto e subito, ma l'importante è che le cose partano e, magari un passo alla volta, vadano avanti». ALLA EX COCA-COLA Un ruolo attivo nella modifica del progetto per i sei palazzi LIVORNO. La Soprintendenza ai Beni architettonici e artistici di Pisa e Livorno ha avuto un ruolo attivo nell'iter che ha portato il consiglio comunale ad approvare l'operazione urbanistica che, a fronte della realizzazione di 124 abitazioni da parte dei privati (La Fondiaria Apparizioni di Bottoni e Cagliata), ha determinato la cessione all'amministrazione comunale del parco storico e degli edifici monumentali che ospitavano le Terme della Salute. Proprio l'intervento della Soprintendenza ha infatti comportato una variante al regolamento urbanistico: nel corso della conferenza dei servizi nell'aprile del 2006 fu espressa la necessità di modificare l'originario progetto di Bottoni e Cagliata. «E' necessario rimodulare le previsioni planivolumetriche di progetto della parte dell'area interessata dalla nuova edificazione privata - si legge nei documenti dell'epoca - per consentire la realizzazione di sei edifici orientati in modo tale da evidenziare le caratteristiche architettoniche di pregio dell'adiacente complesso comunale». Di conseguenza il Comune ritenne opportuno procedere alla variazione della disciplina urbanistica vigente nell'area in questione (più precisamente fu rinnovata la scheda urbanistica), mantenendo immutato l'indice di edificabilità (0,25). Di conseguenza, gli edifici da realizzare al posto degli ex capannoni Coca Cola, dovevano essere disposti ad anfiteatro degradante verso il parco. E l'indicazione della Soprintendenza fu tradotta nel progetto esecutivo che poi ha ottenuto il via libera del consiglio comunale. Questa, di conseguenza, la dislocazione dei sei palazzi: i primi due, quelli più vicini alle Terme della Salute, saranno alti tre piani, altri due avranno quattro piani mentre gli ultimi due edifici, più vicini alla via Foscolo, saranno invece a 6 piani. Non solo, su precisa richiesta del soprintendente Guglielmo Malchiodi, fu previsto che «lungo la fascia perimetrale del lotto su cui insiste il nuovo intervento venga realizzata una fascia di verde alberata di separazione tra la nuova edificazione privata e il complesso monumentale (parco storico delle Terme)».
LIVORNO. TERME CORALLO. Il soprintendente non sapeva nulla. Malchiodi: Il Comune ci ha avvertito solo nel 2006 del degrado
La costruzione del cavalcaferrovia è stata il punto critico del degrado delle Terme del Corallo. La Soprintendenza ai Beni architettonici e artistici di Pisa e Livorno ha inviato una lettera ai proprietari dell'area nel 2006, chiedendo di mettere un freno al degrado attraverso alcuni interventi. Tuttavia, l'incuria andava avanti ad anni, e i dirigenti della Coca Cola sono usciti dall'azione giudiziaria per prescrizione.
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