«Quella non è mortale, ma una rovina immortale, terribile, atroce, selvaggia, imbattibile: non c'è scampo, la cosa migliore è fuggire». Così Omero , nel XII canto dell'Odissea fa dire alla maga Circe di Scilla. Scilla e Cariddi i due mostri che sovrastano i due punti frontali dello Stretto di Messina. È certo che il mito nasce dal racconto che antichi naviganti preomerici facevano dei rischi tremendi che nel passaggio dello Stretto alle navi si presentavano. Il vento per lo Stretto, le correnti marine, le «reme», scendente e montante, i gorghi. Le fragili due sponde frontali, da sempre funestate da scuotimenti, da terremoti. CONTINUAPAGINA 5 Dice la leggenda che Poseidone, Nettuno, lui, lo «scuotiterra», con un colpo del suo terribile tridente abbia separato le due terre, creato il vallo, il canale dello Stretto. Porthmos chiamarono i Greci quel canale, e Reghion, frattura, Reggio, la città che su quel mare si affaccia. Reghion e Zancle, Messana, Messina, col suo splendido porto a forma di falce, per cui i Romani chiamarono Messina Caput viarum. Belle queste due città, Reggio e Messina che si affacciano sullo Stretto, ma fragili, funestate da sempre da terremoti. Come se Poseidone non avesse mai smesso di colpirle col suo tridente. E un'antica leggenda è nata là nello Stretto, quella del prodigioso pescatore di Torre Faro: Colapesce, il quale passava più tempo immerso nelle profondità del mare che sulla terra. Colapesce, riemergendo, riferisce un giorno al re che Messina poggiava su tre colonne: una rotta, una scheggiata e una intatta. E allora il re profetizza: «Messina, Messinaun giorno sarai meschina!». E meschina più volte è stata Messina, per via dei terremoti che l'hanno devastata, di cui i più recenti, quello del 1783 e il più terribile e distruttivo, anche per Reggio, quello del 28 dicembre del 1908, che ottantamila morti ha provocato. E la novità di oggi, novità che investe quello Stretto mitico e periglioso, quelle due sponde di Calabria e Sicilia, l'imminente inizio dei lavori per la costruzione del famoso Ponte sullo Stretto. Il Ponte, il mitico e favoloso ponte di cui già negli anni Cinquanta circolavano a Messina le cartoline illustrate. Il Ponte, il Ponte! Annunciato dal ministro Matteoli il giorno dei funerali delle povere vittime dell'alluvione di Giampilieri e Scaletta Zanclea; riconfermato ora, proclamato solennemente dal nostro presidente del Consiglio a villa Madama. Il Ponte, il Ponte! Con tutti i problemi che ha questo nostro sfortunato Paese di dissesto idrogeologico, di recessione economica, di chiusure di fabbriche, di disoccupazione, di inquinamento per le navi affondate con carichi radioattivi, con problemi della sanità... Il Ponte, il Ponte!, con i due enormi piloni che devasteranno i territori di Cannitello e di Ganzirri. E dunque il nostro governo e il signor capo d'esso sono come delle marie antoniette: il popolo non ha pane? Diamogli le brioches! Niente ghigliottina per loro, certamente, ma almeno che li mandassimo a casa, nelle loro ville certose.
MESSINA. Ponte sullo Stretto. L'ombra funesta di Messina
Il testo parla del mito di Scilla e Cariddi, due mostri che sovrastano lo Stretto di Messina. La leggenda narra che Poseidone, Nettuno, abbia creato il canale dello Stretto con un colpo del suo tridente. Le due città di Reggio e Messina, che si affacciano sullo Stretto, sono fragili e funestate da terremoti. Un'antica leggenda racconta di un pescatore di Torre Faro che ha visto tre colonne che sostengono Messina, e il re ha profetizzato che Messina sarebbe stata "meschina" più volte. I due terremoti del 1783 e del 1908 hanno devastato le due città.
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