La storia stessa di questa civiltà del Vicino Oriente è un invito al dialogo e alla pace Nel centro di Amman, vicino al teatro romano che Antonino Pio fece scavare nella roccia della collina, cè un piccolo museo. È il Jordan Archaeological Museum, famoso per i rotoli del Mar Morto ritrovati nel 1952 e per una copia della stele celebrativa fatta erigere dal re maobita Mesha nel IX secolo a.C. In quel museo vicino anche alla moschea Husseini, in pietra bianca e rosa famosa per aver ospitato a maggio papa Ratzinger, vi sono custoditi oggetti antichi dalla preistoria al XV secolo, tra cui la più antica statua al mondo di grandi dimensioni, Ayn Ghazal, che risale al neolitico: proprio questa statua, insieme a unaltra sessantina di reperti, sarà esposta in una mostra voluta dal presidente Giorgio Napolitano per omaggiare i reali di Giordania - Abudllah II e Rania Al-Abdullah - che dal 21 ottobre prossimo saranno in visita a Roma. Giordania, crocevia di popoli e di culture: questo il titolo dellesposizione, excursus archeologico dal Neolitico allImpero ottomano, di una civiltà che è tra le più interessanti del Vicino Oriente e che nei secoli nei millenni è stata attraversata dalle culture più diverse, diventando nel tempo un vero laboratorio di incroci assorbiti e rielaborati in maniera nuova e originale, a partire dalla civiltà nabatea che in Petra ebbe la capitale, passando dai romani, fino ad arrivare alla Turchia, allIran, ai copti. In Giordania, accanto alla maggioranza musulmana, ci sono cattolici, protestanti, greci ortodossi e comunità melchite, druse e armene. Non a caso, spiegano gli organizzatori della mostra, lo spirito delliniziativa sta proprio nel forte potere evocativo di questa civiltà e nel suo chiaro messaggio: un invito al dialogo e alla pace. Al Palazzo del Quirinale, dunque, saranno esposti, insieme a statue di varie epoche e fatture, anche gioielli, vasi, ciotole, ceramiche, rilievi, fregi, crateri, coppe, bracieri e capitelli provenienti, oltre che dal Jordan Archaeological Museum e dalla Cittadella di Amman, anche dallArchaeological Museum di Petra. Uniniziativa che si va ad aggiungere alla partecipazione dellItalia alla restaurazione del vecchio ponte Jas Almajmaah che si trova sulle rive del Giordano e che venne distrutto nel corso della Guerra dei Sei Giorni.