Riflettori accesi da stasera alla galleria "Devanna" per la grande tela dellOrbetto appena restaurata Al celebre pittore veronese lopera fu commissionata nel 1630 dal conte di Conversano Già allepoca della mostra, Michele DElia avanzò dubbi sullassegnazione a Fracanzano, dopo che il restauro ne aveva rivelato i colori squillanti e cristallini e il misurato classicismo. Nel 1996 il dipinto è stato definitivamente assegnato da Massimo Pulini - che oggi lo presenterà alla Galleria Devanna - al pittore veronese Alessandro Turchi, un artista che seppe arricchire il proprio linguaggio di matrice veneta con aperture nei confronti della maniera tosco-romana, del naturalismo bolognese e perfino del paesaggismo fiammingo. Figlio di un forgiatore di spade divenuto cieco, accompagnava da fanciullo il padre ridotto allelemosina: "Guidando egli il suo cieco, e per ciò veniva chiamato lOrbetto, altro diletto non haveva, che far col lapis, e col carbone per li muri, e su le carte disegni di figure; il che osservato da Felice Brusasorzi, e da lui conosciuta lindole di quel Giovine, linvitò a servirlo in sua casa a macinar colori". Così scrive Bartolomeo dal Pozzo, nel 1718, nel suo libro sulle vite degli artisti veronesi, testimoniando lapprendistato del Turchi presso il più famoso pittore veronese della fine del Cinquecento. Nel desiderio di migliorare nella sua arte, lOrbetto si recò presto a Roma dove entrò nella galassia degli artisti folgorati dalla sconvolgente novità della pittura del Caravaggio. E fu proprio a Roma, ove si svolse larga parte della sua attività, che, in contatto con la famiglia Barberini e Barberini era il papa Urbano VIII - ottenne la commissione del dipinto, verso il 1630 dal Conte di Conversano, Giangirolamo II Acquaviva dAragona. Il dipinto era destinato allaltare maggiore del nuovo fastoso tempio che il potente feudatario pugliese, soprannominato "Il Guercio di Puglia", aveva voluto erigere in onore dei Santi Medici, cui lo legava una profonda devozione, tanto da avere imposto il nome Cosimo al primogenito. È significativo che lopera, di dichiarato impianto classicista, ma memore della lezione caravaggesca, sia stata se non la prima certamente tra le prime realizzate per la chiesa conversanese, secondo lipotesi di Pulini che ne anticipa la datazione agli anni '30 del Seicento. Tale cronologia coincide con la permanenza del conte di Conversano nella città papale, dove risiedeva, negli stessi anni, il futuro arcivescovo di Napoli, Ascanio Filomarino, curatore delle collezioni dei Barberini e zio di Isabella Filomarino, sposa di Giangirolamo. E va rammentato che questo dipinto, con alcuni altri del Finoglio presenti in chiesa, testimonia del legame politico che legava Giangirolamo con il papato, e dunque con la Francia, in funzione anti-spagnola. Il dipinto viene presentato a conclusione di un intervento di restauro eseguito nel laboratorio della Soprintendenza che ci pone nella condizione di poter meglio apprezzare i colori e i toni dellopera, la qualità materica dei tessuti e dei particolari decorativi dei manti, ornati di pelliccia come i copricapi, delle vesti eleganti, delle calzature. Loccasione dellesposizione a Bitonto, è dettata dalle celebrazioni dei riti relativi alla festività dei Santi Medici. Così il Museo si lega al territorio: il patrimonio di dipinti della Galleria Nazionale della Puglia, per la gran parte avulso dal contesto culturale regionale, funziona da stimolo, ospitando opere provenienti dalle chiese della regione, per favorire la conoscenza dei capolavori nascosti; ma oltre a questo, è forte il desiderio di costruire con i visitatori del Museo un rapporto fatto di consuetudine allincontro. (soprintendente ai Beni storico-artistici della Puglia)