Con labbattimento delledificio di piazza Croci iniziava cinquantanni fa il "sacco" di Palermo che avrebbe cambiato i connotati alla città capitale del Liberty Nella stanza dei bottoni il sindaco Lima e lassessore Ciancimino operarono quella svolta che sarebbe costata cara ai cittadini Già, mancava la sagoma corposa, saltate le coperture e ridotti a monconi i muri perimetrali, di quel Villino Deliella che a piazza Crispi faceva da fondale ammirato e decantato, anche se forse se ne ignorava lartefice e in quel momento pure il carnefice. Nel corso della notte - ecco spiegati i rumori molesti - ledificio era stato colpito a morte dalle ruspe di precursori che, informati che sindaco Lima e assessore Ciancimino pianificavano una Palermo più bella di quella che gli si era consegnata, si erano subito messi allopera per rimuovere ostacoli che vi si frapponessero. La Villa Deliella, che sorgeva nel vuoto da allora occupato da un lavaggio auto nelle remore della destinazione a verde pubblico, progettata da Ernesto Basile nel 1898 e realizzata intorno al 1906-09 dal costruttore Rutelli, era considerata dalla critica la più interessante delle opere dellarchitetto che aveva impresso alla città una sfavillante impronta Liberty. La furia con cui labbatterono impedì qualsiasi intervento per salvarla, del resto tutta larea Libertà era condannata dalle ottuse varianti imposte al Piano regolatore del 1956, con gli incrementi di cubature che solleticavano biechi appetiti e lincombere del vincolo di salvaguardia, per le opere pregevoli di oltre cinquantanni, che sarebbe scattato il 31 dicembre. Negli anni Cinquanta, lasse Politeama-Libertà era il perno attorno a cui ruotava la vita di una società borghese affrancatasi dal centro storico, evacuato a seguito delle numerose distruzioni belliche, e desiderosa di respirare laria nuova che i quartieri residenziali estensivi, nati sulle spoglie dellEsposizione Nazionale del 1892 e rigogliosi di giardini pubblici e privati, offrivano a frequentatori ancora occasionali. Ovvero non residenti nei palazzoni e condomini, che di lì a poco avrebbero soppiantato villette e palazzine «novecentiste», cambiando radicalmente volto e assetto alla nuova espansione cresciuta su orti e "firriati", secondo una cifra stilistica di stampo genuinamente palermitano. A quel tempo si tesseva con godimento il bel viale di platani, da studenti del liceo ginnasio Garibaldi o della facoltà di Architettura in via Caltanissetta, da frequentatori del glorioso Bar del Viale per uno "spongato" o un martini allaperto, o del cine teatro Olimpia o del lussureggiante Giardino Inglese, o per il puro gusto del "passìo" che contemplava accese conversazioni e sguardi acuti, nessuna vetrina da ammirare né auto da scansare. I giardinetti recintati a piano terra, odorosi di citronella e gelsomino, filtravano appena gli sguardi verso le aggraziate cortine edilizie che avevano scardinato gli schemi tipologici delle solenni quinte barocche dellasse Maqueda, imponendo uno stile composito di rimandi neoclassici e innovazioni art nouveau nellimpianto che aveva preso a modello la città-giardino. Nella seconda metà del decennio inizia laggressione al patrimonio architettonico dellasse Libertà - ricordo la sofferenza che ogni picconata mi procurava, e la targhetta marmorea Villino Miccichè in caratteri liberty, che non ebbi il coraggio di trafugare dalle macerie - culminata nella emblematica demolizione di villa Deliella, e il viale in poco tempo cambia radicalmente aspetto. Per farsene unidea, bisogna andare alle schede del libro di Adriana Chirco e Mario Di Liberto, "Via Libertà ieri e oggi", edito da Dario Flaccovio. Di quanto preesisteva è oramai sbiadita la memoria, la modernità esige vittime sacrificali ma pesa su molte coscienze che non tanti degli alti edifici sostitutivi siano finiti sui libri di storia dellarchitettura, e che la strada alberata Libertà abbia perduto "lallure" di Viale per assumere quello di "asse di attraversamento", preda giornaliera di un traffico caotico rumoroso ed inquinante. Eppure lazione delittuosa, che di soppiatto sottrae ai palermitani un bene del cui valore possono anche sapere poco o niente, rimane il paradigma del «processo torbido e oscuro battezzato con letichetta "sacco di Palermo"», come dice Salvo Di Matteo nel suo "Palermo, storia della città", edizioni Kalòs, quindi del dissesto urbanistico che il piano del 1956, «obbligato dalle insopprimibili situazioni di fatto ad accogliere ripetute varianti», mette inesorabilmente in atto. Nella voragine aperta da quel colpo di maglio, sono finiti anche gli interrogativi sul «disastro urbanistico» rimasti senza risposta, ignoti perciò alle generazioni di palermitani che non avendo vissuto la stagione della combine politico-mafiosa simboleggiata da quellaffronto, nulla sanno delle licenze edilizie intestate a prestanome di impresentabili, rilasciate a migliaia durante sessioni "ad esaurimento". E che non si spiegano come un assessore cieco fosse adatto a gestire i Lavori pubblici («a purtastivu a pilicedda?», la domanda che Tornatore mette in bocca ad un allusivo personaggio di "Baarìa"); come sia giustificabile la carenza di attrezzature e servizi, indispensabili al buon funzionamento della città, se non dalle destinazioni duso delle aree a misura di proprietario; infine come persista, a distanza di cinquanta anni e in area centralissima, un "vuoto urbano" irrisolto, una volta accantonato il progetto di Mario Botta per una galleria civica e molteplici altre proposte di cattedre universitarie, rimaste senza contraddittorio pubblico. Partendo quindi dallemblema Villa Deliella, la fondazione Salvare Palermo si prepara a un convegno e due mostre, in programma il 30 novembre allo Steri, con lintento di «ripercorrere criticamente gli avvenimenti ma anche ripensare il futuro urbanistico della città», quindi riflettere sulle oscure ragioni che hanno impedito laffermazione di uno sviluppo urbano ordinato e indirizzato alla tutela del bene e del benessere collettivi.
PALERMO - Mezzo secolo di distruzioni e cemento
Il testo descrive la demolizione della Villa Deliella, un edificio liberty a Palermo, avvenuta nel 1956. L'edificio era considerato una delle opere più interessanti dell'architetto Ernesto Basile e aveva un valore storico e artistico. La demolizione fu causata dalle varianti del Piano regolatore del 1956, che consentirono la costruzione di edifici più grandi e di più alta qualità. La Villa Deliella fu demolita insieme ad altre opere pregevoli, come il Politeama-Libertà, che era stato costruito per l'Esposizione Nazionale del 1892. La demolizione ebbe un impatto negativo sulla città, che perse un importante elemento architettonico e artistico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo