Un progetto che parte dalla Spagna (Andalusia come capogruppo, e poi Castiglia, Catalogna) e ha come consulente scientifico la Basilicata (con Matera al centro), con il partenariato dell'Algeria e del Marocco: ecco un lavoro che, se si sapranno evitare le logiche a volte fini a se stesse, potrebbe innescare una novità di rilievo nell'approccio moderno alla civiltà rupestre. Ma i problemi non mancano. Francesco Caputo, autore di "L'habitat rupestre in Basilicata", è categorico: «A Matera si è più o meno conservato, nei paesi è passato l'abusivismo: l'insediamento rupestre è stato vissuto come intralcio. Ci sono paesi, poi, dove se non viene recuperato il patrimonio rupestre davvero non c'è nient'altro». Il difetto di Matera dunque, non cambiato neanche dopo il riconoscimento dei Sassi come patrimonio dell'umanità da parte dell'Unesco, è quello di non spiegare che può diventare fuorviante pensare solo alle chiese rupestri. Ci sono 1012.000 cavità e grotte di ogni tipo e uso, moltissime davvero eccezionali.