I casinò non possono essere la priorità, le cose che servono al turismo italiano «sono ben altre». Certamente Giancarlo Dallara, docente di marketing nel turismo presso l'Università di Perugia e consulente di diverse Regioni turistiche italiane, non è «entusiasta» dell'ipotesi su cui starebbero lavorando al ministero del Turismo. Aprire un casinò in ogni comune italiano, ma solo negli alberghi a cinque stelle e destinato solo ai clienti dell'hotel. Le piace quest'idea? Speriamo non si vogliano aprire casinò davvero in ogni città, ma solo uno per ogni Regione, come si pensava in un progetto di qualche mese fa. Comunque è evidente che questa soluzione può avere effetti positivi: porta più visibilità e attrae un pubblico con grande capacità di spesa. Ma sono tanti anche gli effetti negativi: si crea un indotto di un certo tipo. Non starò a descriverlo, sappiamo tutti cosa si collega ai casinò. E poi non illudiamoci che sia una soluzione automatica, in molti casi l'apertura di casinò negli hotel non ha funzionato. Soprattutto, però, penso che le priorità siano altre. Intende l'arte, il mare, i monti, il vino, il cibo, insomma, le tipiche ricchezze del Belpaese? Non solo. Tradizionalmente l'Italia ha puntato su questi aspetti, ma ci sono anche altre risorse gigantesche, sulle quali si è fatto poco. Non ne faccio una colpa del ministero: è un dicastero che per molti anni non è stato più in funzione, ed è tornato operativo da poco più di 100 giorni. Però io inizierei a lavorare su altri aspetti. Come la musica. Dovremmo rilanciarci con la musica? Un'indagine ha rivelato che delle dieci parole italiane più conosciute all'estero otto appartengono al mondo della musica. In Italia abbiamo una decina di città della musica. Cremona è la capitale mondiale della liuteria, con più di un centinaio di botteghe di liutai che sono aperte al pubblico. Molti turisti vengono per visitarle, c'è un grande flusso di visitatori che arrivano dall'Oriente. Ma il turismo di questo tipo è stato poco promosso. Abbiamo puntato di più sull'enogastronomia. E' una scelta che premia? Certamente, nel nostro cibo e nel nostro vino abbiamo ricchezze insuperabili. Però abbiamo anche fatto degli errori. Un esempio: in Italia ci sono 140 strade del vino. In Francia ne hanno qualche decina. Anche da noi sarebbe meglio averne solo trenta, perché quella attuale è una realtà troppo frammentata. Eccessivamente numerose, le nostre strade del vino sono poco riconoscibili, e di conseguenza poco vendibili all'estero. Sembra mancare un coordinamento generale. Esatto. Ci muoviamo proponendo «destinazioni» - come spiagge, località, Regioni quando invece dovremmo offrire esperienze, perché è questo quello che cercano i turisti. Sfruttiamo poco anche i nostri borghi, che sono più di lOmila. Sono località dove gli stranieri trovano il vero stile di vita italiano, quello che per forza di cose si perde nella confusione delle grandi città. Soprattutto nei Paesi vicini, quando uno straniero pensa all'Italia pensa ai suoi borghi. Anche su questo aspetto bisogna trovare il modo di fare una proposta internazionale adeguata. In quest'ordine di priorità i casinò dove si collocano? Stanno indietro. Sono strutture attrative replicabili, standardizzate, le si possono trovare dappertutto. Possono andare bene nelle località termali in crisi, centri che le hanno provate tutte e potrebbero tentare anche questa. Ma ovviamente non sono i casinò quello che i viaggiatori di tutto il mondo cercano in Italia.