Aspetta e guarda Yona Friedman: «L'architetto non deve essere star» L'architetto? Non deve essere una star ma un pubblico servitore in grado di dare forma all'immaginazione dei cittadini. Lo sviluppo delle metropoli? È imprevedibile ma sicuramente deve tener conto delle esigenze sociali di chi le abiterà. Considerazioni fresche a cui Yona Friedman, architetto franco-ungherese nato a Budapest nel 1923 e oggi (ore 16.30) ospite di punta al Festival della Creatività con la relazione La mia città tra cento anni , fornisce con proposte destinate a fare tendenza. Architetto, pensatore libertario, studioso, sociologo, Friedman, che nella sua vita ha anche lavorato come carpentiere ad Haifa nei primi anni di vita dello Stato di Israele, è famoso per aver teorizzato nella seconda metà degli anni '50 l'architettura Mobile, in cui particolari sistemi di costruzione permettono all'abitante di forgiare stile e forma della propria casa. Ancora. È lui ad ideare la Città spaziale, originale proposta urbana sospesa in aria e in continua trasformazione che, lontano dall'essere un'utopia, è stata oggi ripresa in Cina e in Canada, e ad ipotizzare nel 1980 l'Europa come un'aggregazione di città metropolitane (collegate ai rispettivi hinterland grazie ad un'efficiente rete di trasporto pubblico) prima che una unione di Stati. Nella sua città spaziale aveva ipotizzato gli abitanti autonomi dall'architetto capaci di ideare da soli le case dove avrebbero abitato. Gli individui però sono spesso manipolati dalla pubblicità. Come è possibile allora che questi abitanti illuminati non siano che un'illusione? «Gli abitanti non sono illuminati: sono egoisti e manipolati. In fin dei Inizia oggi alla Fortezza da Basso il Festival della creatività dedicato a «Le città del futuro, il futuro della città». Alle 15.30 la presentazione del presidente della Regione Claudio Martini dalla pedana del Cavaniglia, cui seguirà la lettura del messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Quattro giorni (ad ingresso gratuito) pieni di appuntamenti per conti quello che noi chiamiamo ''cultura'' è sempre una manipolazione e le risposte, anche progettuali, elaborate dagli individui, sono egoismi utili a risolvere i problemi del ''mini-contesto'' dove abitano. Anche il Rinascimento è stata una manipolazione ad opera di un gruppo di pensatori. La cultura in questa accezione è fattore di cambiamento, allo stesso tempo i suoi protagonisti fanno tendenza e, vengono copiati. Chi non viene copiato anche in architettura finisce per entrare in un museo, magari come bellissimo pezzo unico. Non si pensi però che la manipolazione culturale porti divertirsi, riflettere, immaginare. In un labirinto di percorsi espositivi, tra arte e tecnologia, viaggi fisici e virtuali, scoperte dall'economia alla robotica, dalle nuove tecnologie alla mobilità. Con una punta di «Diamante»: l'inaugurazione, il 17, della centrale energetica solare Enel nel parco di Pratolino, esemplare unico di creatività e tecnologia. all'omologazione. Né che entri in contraddizione su quanto detto sull'individuo. Non esiste infatti una copia identica all'altra e questo già dimostra il valore della diversità». In che termini allora è ancora possibile parlare negli agglomerati urbani in cui viviamo di libertà personale? «Libertà è una parola astratta che dipende dal contenuto di ognuno. Malgrado le diverse ''manipolazioni'' del mondo in cui viviamo io mi sento un uomo libero né questa condizione m'impedisce di seguire le regole della convivenza sociale e civile». In un contesto simile quale legame c'è tra pubblico e privato e politica nella costruzione delle Grandi Opere? «Il legame tra questi settori oggi è tutt'altro che trasparente. Il pubblico è molto indifferente. I privati e la politica giocano un gioco dove il pubblico (sempre mal informato) viene visto come un ostacolo. Secondo questa prospettiva i grandi progetti, le grandi opere finiscono per perdere la loro essenza, e non sono più di reale interesse pubblico». Quale idea di città e di abitabilità quindi per le città del Ventunesimo secolo? «L'urbanistica delle città del futuro dovrebbe essere ispirata da una logica di flessibilità. In questo modo i progetti saranno abitabili perché trasformabili e modificabili se necessario a seconda delle esigenze». Architettura, sostenibilità ed energia pulita. Quale il rapporto ideale? «Paradossalmente credo che un'architettura sostenibile dovrebbe essere quella che dura il meno possibile. Meno architettura è meglio di troppa architettura » .
FIRENZE - Città del futuro?
Yona Friedman, architetto e pensatore libertario, ha presentato la sua relazione "La mia città tra cento anni" al Festival della Creatività. Friedman ha proposto un'architettura mobile e sostenibile, in cui gli abitanti sono autonomi e possono ideare le proprie case. Ha anche discusso sulla manipolazione culturale e sulla libertà personale, sostenendo che la libertà è una parola astratta che dipende dal contenuto di ognuno. Friedman ha anche espresso la sua opinione sull'urbanistica delle città del futuro, sostenendo che dovrebbe essere ispirata da una logica di flessibilità e che l'architettura sostenibile dovrebbe essere quella che dura il meno possibile.
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