La direttrice generale dell'Asl 6 parla del futuro della sanità a partire dall'avventura del nuovo presidio La grande avventura del nuovo ospedale, la riorganizzazione della sanità in città, il futuro dei servizi distribuiti sul territorio. La direttrice generale dell'Asl 6 Monica Calamai è stata ospite del Tirreno per un forum promosso dalla nostra redazione. La dottoressa Calamai, accompagnata dal responsabile dell'Ufficio stampa dell'Asl Pierpaolo Poggianti, ha risposto alle domande dei giornalisti sulle strategie e sugli obiettivi dell'Asl alla vigilia di una stagione che si annuncia densa di scelte importanti. Al forum hanno partecipato il direttore Roberto Bernabò e, per la cronaca di Livorno, Andrea Lazzeri, Alessandro Guarducci, Cristiano Meoni, Lara Loreti e Luciano De Majo. Iniziamo dal nuovo ospedale: perché è necessario? «L'attuale struttura ospedaliera, che quando fu costruita era perfino innovativa, non risponde ai nuovi concetti di sanità. Trattandosi di una struttura datata, oggi non è più possibile renderla flessibile e funzionale come è necessario». Proviamo a entrare nel concreto. Faccia un esempio: cosa c'è che non va nel vecchio ospedale? «La cosa che mi ha colpito profondamente appena sono arrivata è la struttura complessiva. Era tanto che non vedevo un ospedale a padiglioni, in alcuni punti anche un po' fatiscente. Ma ciò che veramente non vedevo da vent'anni sono le camere a sei letti con i bagni nel corridoio. Mi pare una condizione impensabile, proprio dal punto di vista dei cittadini». Quando lei è arrivata avrà subito parlato con l'assessore regionale Rossi del nuovo ospedale da fare. «C'era una riflessione in corso da tempo: lui mi aveva detto di valutare e il mio pensiero è stato questo. Però vorrei fare un altro esempio, riferito ai giri che ho fatto dove stanno realizzando nuove strutture ospedaliere. A Bergamo esiste una struttura identica al nostro ospedale: all'epoca facevano un unico progetto che poi riproducevano. Ecco, a Bergamo fra sei-otto mesi entrano nel nuovo ospedale». Quanto tempo hanno impiegato a Bergamo? «Cinque sei anni. Ma se non si ferma niente, se non ci sono ricorsi, se ognuno fa la sua parte, sono tempi possibili anche qui». Del nuovo ospedale avrà discusso anche coi suoi collaboratori: che reazione ha avuto dai medici? «Nessuno nega la necessità di una nuova struttura. E' chiaro che questo è un progetto va presentato sia alla città sia agli operatori. Va condiviso: è un percorso che diventa sostanziale fare insieme. Realizzare un ospedale nuovo per una città è un grande evento: questo oltrettuto non è un ospedale di una zona, è uno ospedale nuovo per una città come Livorno ed anche un ospedale provinciale». Parliamo dell'ubicazione individuata. La soddisfa? «Credo che la scelta sia quella giusta. Oggi le nuove strutture ospedaliere non sono dentro la città, perché a differenza del passato si cerca di andare a costruire in aree ampie, anche in previsione di eventuali moduli successivi, se consideriamo che oggi la vita media di un ospedale è di quindici-vent'anni». Così poco? «Sì. Basta vedere che cosa succede nel resto d'Europa: la medicina in questi anni ha fatto davvero passi da gigante e le esigenze delle strutture ospedaliere mutano in continuazione. Quindi, avendo spazi a disposizione, è possibile continuare a lavorare in un ospedale mentre si costruisce quello nuovo nell'area restrostante: significa avere visione e individuare un'area destinata all'ospedale in eterno». Uno dei criteri era che l'area è pubblica e quindi non va comprata... «Ma no, il criterio non è questo. Sono stati valutati più siti, sulla base di parametri di tipo tecnico-ingegneristico che metteremo bene in trasparenza quando presenteremo il progetto alla città». Ci sono timori che l'attività dell'ospedale venga ridimensionata? «Tutto il contrario». E' pensabile che il nuovo ospedale ospiterà tutte le specialità presenti adesso? «Ce ne saranno di più. Però bisogna chiarire un aspetto: ormai si parla di ospedale quasi virtuale e poi si rimane legati all'idea dell'ospedale dove il valore del direttore dell'Unità operativa si valuta a posti letto. Ecco, non funziona così. Io porto sempre questo esempio: voi pensate all'oculistica. In passato l'oculista aveva una marea di posti letto: fare la cataratta voleva dire ricoverarsi e stare in ospedale da una settimana a dieci giorni. Oggi la cataratta si opera in chirurgia ambulatoriale: se a una persona si chiede di riceverarsi per una cataratta probabilmente ci denuncia... Allora quando si parla di posti letto bisogna capire che stiamo parlando di un ospedale che sicuramente avrà un'organizzazione per intensità di cure, che dovrà vedere un ridisegno complessivo anche nel territorio». L'intervento. Dalla Commissione traffico dell'Aci un'apertura di credito alle istituzioni Troppe critiche preventive, prima aspettiamo il progetto ACI LIVORNO COMMISSIONE TRAFFICO Non possediamo né i requisiti né le conoscenze tecniche per permetterci di entrare nel merito delle necessità reali o presunte di erigere un nuovo ospedale a Livorno. Se la giunta comunale ha preso una decisone dai risvolti "epocali" in tal senso, l'Aci di Livorno si sente di rispettare la presumibile correttezza della valutazione effettuata dall'amministrazione circa la prossima ubicazione del nuovo nosocomio. Un progetto i cui dettagli tecnici saranno stati sicuramente studiati e vagliati da esperti nei loro aspetti a 360 gradi. Non troviamo quindi corretto unirci a questa sorta di corsa alla critica non costruttiva e prematura, messa in atto da parte dei già molti oppositori al progetto sin dal primo momento in cui l'ambiziosa impresa è stata ufficializzata. Consideriamo quindi poco logico porsi in una posizione guardinga già in partenza, senza prima poter comprendere nel dettaglio le annesse conseguenze che la messa in opera di questo progetto comporterà sull'area interessata sul piano della logistica, del traffico di mezzi pubblici, delle zone di sosta e parcheggio. Siamo certi che chi ci amministra avrà preso in esame tutti gli aspetti annessi alla costruzione del nuovo ospedale, altrimenti saremmo una città guidata da folli scriteriati. A coloro che si dilettano nell'hobby della "critica preventiva", ci sentiamo di suggerire la presa in visione di una prima bozza del progetto. E solo successivamente muovere non critiche, bensì suggerimenti ed osservazioni propositive. Hanno in parte ragione quegli attenti lettori dei quotidiani locali che vedono nel cittadino medio livornese un acerrimo avversario di tutto ciò che comporta un mutamento alle abitudini, più o meno corrette, attraverso il cambiamento e l'innovazione. Dall'altra parte, invitiamo contemporaneamente l'amministrazione locale a tenere informata con costanza la cittadinanza circa gli sviluppi progettuali e a correggere gli errori compiuti negli anni scorsi nei collegamenti con l'attuale ospedale. I 250 milioni che servono per la costruzione da un piano di alienazioni di beni aziendali e dalla Regione: è allo studio un leasing Torniamo alle specialità. «Non solo ci stiamo già lavorando oggi, perché quando si parla di un nuovo ospedale prima di tutto si disegna il contenuto e ci si modella sopra una struttura, ma fra poco avremo una serie di nuovi primari. Siamo alla selezione per l'oncologia, che da quasi due anni non ha primario, così come a quello di urologia, che è nella stessa situazione. Stiamo andando al primariato di diabetologia, che non c'è mai stata e quindi sarà di nuova istituzione e a quello di oculistica, dopo la domanda di pensionamento dell'oculista. Al Consiglio dei sanitari andrò a proporre tre Unità operative di nuova istituzione: la chirurgia vascolare, che oggi non esiste, l'ematologia e la gastroentorologia ed endoscopia digestiva. Abbiamo l'ambizione di avere professionisti che siano in grado di attrarre e fare di Livorno un riferimento non per tutto il mondo ma sicuramente in un rapporto di pari dignità e forte integrazione con Pisa». Che cosa porterà il nuovo ospedale nei rapporti con le strutture presenti sul territorio? «Diventa sostanziale un ridisegno complessivo: oggi l'ospedale, per quanto il territorio svolga il suo ruolo, si fa carico di attività che sarebbero tutte territoriali e che vanno gestite meglio». E' il caso del pronto soccorso, uno dei punti dolenti... «Dolenti? Nom quest'anno non è andata malissimo sul pronto soccorso: è aumetato il numero di accessi ma è diminuito il numero dei ricoveri». Tornando al nuovo ospedale, lei si è detta sorpresa nel vedere camere a sei letti con bagno fuori. Ma i livornesi che si immaginano l'ospedale che verrà devono pensare a un modello che c'è già altrove a cui guardare? Avremo ancora un ospedale per reparti o cambiano le logiche? «I cittadini livornesi si devono aspettare un ospedale con percorsi definiti, più ordinato, dove si perde anche meno tempo e dove il concetto di accoglienza diventa sostanziale dal momento in cui si entra all'interno dell'Ospedale. E con percorsi brevi, questo è importante. Questo è il primo impatto fondamentale: il reparto classico non rientra nei concetti di oggi. Certo, ci sono dei posti letto, ma anche quelli saranno più tecnologici, le camere come quelle attuali non esistono più da nessuna parte. Le camere al massimo sono a due o a un letto, ad altro non si può pensare». Ora come procederà il percorso verso questo nuovo ospedale? «Abbiamo definito la partita del sito che era fondamentale. E' chiaro che bisogna sciogliere il nodo della viabilità piuttosto che del trasporto: c'è una partita in evoluzione sulla quale stiamo lavorando». L'investimento complessivo quant'è? «Si parla di circa 250 milioni di euro. Naturalmente mi riferisco a un ospedale chiavi in mano che funziona». E questo soldi dove si trovano? «Verranno sostanzialmente da un piano di alienazioni dell'Azienda, da una partita dove la Regione mi pare sia disposta a fare la sua parte, come l'assessore regionale ha detto anche a voi nell'intervista che avete pubblicato in questi giorni. Poi potremmo utilizzare la formula del leasing in costruendo, che trovo molto interessante». Spesso i lettori ci scrivono rimproverandovi per un fatto: avete speso un sacco di soldi per ristrutturare il vecchio ospedale, con tanto di pista per l' elisoccorso, per poi abbracciare l'idea del nuovo ospedale. Che cosa risponde? «Da una parte l'ospedale per stare in piedi ha dovuto fare degli interventi di manutenzione continui. Solo per manutenzione ordinaria e straordinaria si spendono 3 milioni all'anno. Fate due conti rispetto a quello che si va a raggiungere. I costi di gestione complessiva in un ospedale a padiglioni sono enormi: si capisce perfettamente che l'ospedale nuovo si ripaga completamete da solo. Com'è possibile poi stare senza elisoccorso? Si tratta di una questione che attiene alla possibilità di salvare la vita delle persone, non è una spesa buttata via». Ma in questi ultimi dieci anni quanti soldi sono stati spesi? «Dal 1999 a oggi, siamo intorno ai 70 milioni di euro. Ma è chiaro che un ospedale che viene utilizzato non può essere lasciato cadere se non si è alle porte di un trasferimento. Quando abbiamo aperto l'ospedale della Val di Chiana, per fare un esempio, e sapevo che eravamo praticamente al momento del trasloco, certi interventi non li abbiamo effettuati. Ma quando abbiamo davanti cinque-sei anni di tempo, non possiamo certo permetterci di far cadere l'ospedale a pezzi». Una delle scadenze che vi attendono al varco è la questione del decollo della Società della salute: dopo la scelta dell'amministrazione comunale di superare l'Istituzione per il sociale, in questa fase è l'Asl ad avere un ruolo preponderante nei servizi sul territorio. Che cosa dobbiamo aspettarci? «Per la Società della salute con il Comune stiamo lavorando in modo stretto. Siamo vicinissimi al momento di dover rimandare la bozza dello Statuto in Regione, che dovrebbe ratificarlo dandoci l'ok entro dicembre insieme a un fiannziamento che dovrebbe consentire il decollo della Società della salute. Stiamo lavorando in stretta sinergia con l'assessore Lessi, entro l'anno arriviamo anche a chiudere questo percorso». Avrà visto che in città esiste un tessuto di volontariato molto arrivo. Si sarebbe mai aspettata una reazione così forte da diverse organizzazioni sociali sulla questione del consultorio per gli anziani fragili, quando non è stato rinnovato l'incarico al professor Zucchelli? «Questo complessivamente a me pare sia un volontariato sano, capace di lavorare nel merito e di occuparsi dei temi che segue con grande impegno. E' stato definito un protocollo standard con l'azienda e dobbiamo attivare la commissione. Resta il fatto che il volontariato rappresenta una risorsa straordinaria, importantissima per il mondo della sanità livornese. Per quanto riguarda il consultorio degli anziani fragili, bisogna dire che nessuno l'ha mai messo in discussione. Così come riteniamo importante la presenza del professore che ne è stato il fondatore e l'anima, magari affiancato da qualche giovane per consentire un progressivo ricambio. Deve essere chiaro che non c'era alcuna volontà di distruggere questo servizio, casomai di arricchirlo, trattandosi di un consultorio che è stato preso ad esempio in tutta la Toscana».
Il Tirreno
15 Ottobre 2009
LIVORNO. URBANISTICA. Ecco l'ospedale che farò. Il vecchio costa 3 milioni all'anno di lavori
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