Zanfranceschi e Vezzosi ne ribadiscono l'utilità Su delega del Comune hanno ricevuto l'incarico di redigere il piano attuativo del Parco Expo. Un mandato che durerà fino a dicembre. Sono stati ricevuti dalle maggiori agenzie di trasformazioni urbane in aree post-industriali inglesi e spagnole. E su quei criteri, assolutamente innovativi per Prato, hanno concepito il progetto di Parco Expo. E' il gruppo di Urban - consulenti esterni, architetti, urbanisti, esperti in mobilità, ingegneri - che tra qualche settimana potrebbe scomparire se il Comune non provvederà a confermare il ruolo della società. «Rinunciare a un organismo ad assetto variabile che sia capace di gestire le trasformazioni urbane - commenta l'architetto Roberto Vezzosi, uno dei professionisti più impegnati nella redazione del piano sul polo espositivo - sarebbe un segno di ulteriore declino perché i piani regolatori comunali, proprio per la loro limitata flessibilità, non sono certo lo strumento più adatto a controllare il cambiamento urbano». Prato, secondo Vezzosi, si troverà a dover affrontare nei prossimi anni «un periodo di transizione difficilissimo - spiega - e credo che ne vedremo delle belle se non prenderemo esempio dall'Europa nella quale - continua - si è ormai affermata una strategia basata sui "progetti urbani"». «Non sono nè piani urbanistici nè progetti architettonici - spiega - ma progetti che definiscono forme e contenuti di un pezzo di città, lasciando comunque una porta aperta a progetti successivi e sovrapponibili». Così è stato fatto il progetto del Polo Expo da Urban «che potrà contenere - aggiunge l'architetto - proprio per questa sua caratteristica, tutte quelle modifiche che sarà necessario apportare. E' con questi progetti - aggiunge - che si possono ricercare effetti positivi sia negli aspetti fisici, immagine e architettura, sia nei fattori immateriali come occupazione e competitività». Secondo l'architetto nessuno sviluppo urbanistico positivo Prato potrà aspettarsi dalla variante al regolamento urbanistico ancora in corso. «Perchè la perequazione non è una soluzione in sè e perchè, ad esempio, nell'area sulla quale insiste il polo, il regolamento è andato avanti senza nessuna verifica dei temi di cui si sta discutendo». Spezza una lancia per la sopravvivenza di Urban anche il suo presidente Loris Zanfranceschi: «Perchè si tratta di una società giovane (è nata nel 2002 dalle ceneri di Cogetra ndr), fresca e innovativa sul fronte urbanistico e lo ha dimostrato col progetto del polo espositivo. Ma ha anche compiuto lavori - continua Zanfranceschi - per il settore patrimonio di grande utilità: mi riferiscono alla catalogazione del patrimonio immobiliare». Zanfranceschi pensa ai pochissimi dipendenti - tutti ragazzi giovani - che da anni lavorano a Urban e che non si sa che fine faranno. Pensa anche al fatto che «Prato - dice - ha bisogno di un organismo che gestisca le trasformazioni urbane in maniera innovativa e riesca anche a dialogare col privato. Urban - conclude - al Comune potrebbe fare un grande servizio».