Si può vivere senza lopera, anche senza musei, libri e giornali Ma è un paese civile? Il cauto ottimismo del sovrintendente Walter Vergnano "Un parziale reintegro del Fus ci consente il recupero di due milioni" «Una festosa Traviata del tutto priva di mestizia», si rallegra il sovrintendente Walter Vergnano, in smoking nel foyer del Regio, mentre tra il rosso fiammeggiante dei velluti frusciano come ogni autunno sete e taffetà. La crisi non toglie smalto alla "prima" e lapertura della stagione con lopera verdiana più amata, la più nota, la più appassionata, con un grande cast e la bacchetta charmant di Gianandrea Noseda, si consuma tra la voglia di evento e un cauto ottimismo. A garantire levento - con buffet urbi et orbi nellintervallo ed esclusiva cena di gala a seguire - pensa lo sponsor, la Sai Fondiaria della famiglia Ligresti, che negli ultimi anni si è abituata a finanziare première e vernici di teatri, fondazioni e festival ormai asfittici. Mentre il cauto ottimismo è alimentato, spiega Vergnano, dal «parziale reintegro del Fus che permetterà al Regio di recuperare quasi 2 milioni dei 4 di disavanzo previsto sul bilancio 2009». Un ottimismo da coltivare con estrema cautela: lo Stato renderà, dice il sovrintendente, 24 milioni da ripartire tra 13 enti lirici. Sarà lassalto alle briciole. Ma non è elegante parlare di fame qui, stasera, mentre luccicano abiti e lampadari, tintinnano bicchieri e scarpette di raso, profumano salatini e belle signore. Vergnano, quanto incide questa Traviata sul vostro deficit? «Non incide. Anzi, incidesse sempre così, saremmo salvi. Questa serata è pagata dalla Sai Fondiaria. Se i privati intervenissero a finanziare con regolarità le nostre produzioni tra sponsor e incassi potremmo anche, forse, reggere i tagli. Avercene...». Un teatro dopera potrebbe vivere di soli finanziamenti privati? «No. In nessun posto al mondo. Non è possibile. Un teatro dopera ha bisogno in unorchestra stabile, di un coro stabile. Di una struttura "pesante". È così dappertutto». Quindi non saranno le sponsorizzazioni a salvare gli enti lirici dalla bancarotta? «I privati possono integrare ma non sostituire i finanziamenti pubblici. Intervengono se hanno un ritorno mediatico e il ritorno mediatico ce lhanno su un evento alto, di eccellenza e grande visibilità. È chiaro che non posso chiedere allo sponsor di pagare il riscaldamento e gli stipendi». Ha ancora senso, in questa città e in questa congiuntura, mettersi labito da sera e andare a una "prima" allopera? «Il nostro pubblico il vestito "buono" lo indossa sempre con gioia per venire a teatro, non solo alle prime. Non per questo ci sentiamo in imbarazzo, nei confronti di nessuno. Non sprechiamo soldi in buffet. Non chiediamo sacrifici ai lavoratori per poi spendere denaro in tartine e champagne». Cè chi dice che i teatri lirici sono troppo costosi, superflui, che andrebbero chiusi. Cosa risponde? «Che di sicuro si può vivere senza lopera. Anche senza i musei, i libri, i giornali. Non muore nessuno. Bisogna vedere se quella vita ha la qualità che si ritiene debba avere in un paese civile». LItalia le sembra un paese civile? «Lo Stato italiano non mi pare civile, questo governo non è civile. Taglia sulla cultura quando la cultura rappresenta poco più dello zero per cento del bilancio nazionale. E come se una famiglia in difficoltà tagliasse sui lacci delle scarpe».