Un'odissea lunga vent'anni ora a un passo dalla conclusione Savona. La storia del vecchio ospedale San Paolo e del suo recupero sembra la tela di Penelope: di giorno si tesse, di notte si disfa. Tra qualche mese il calendario dirà: vent'anni. Sul vecchio ingresso del palazzo, un comitato di commercianti ha affisso un calendario che scandisce inesorabile l'orologio dell'abbandono. L'altro giorno, a Palazzo Sisto, se ne è nuovamente discusso. Sia chiaro: l'argomento è talmente importante e l'edificio è così prezioso che qualunque approfondimento risulta ben speso. Questo, del resto, ha lasciato intendere il sindaco Berruti di fronte agli assessori Tuvé e Aglietto, dichiaratamente perplessi sulla vendita della parte comunale del futuro immobile ristrutturato: «Uno scrupolo comprensibile, il loro». Ma ciò che l'amministrazione ha fatto, l'altro giorno, è in realtà un passaggio puramente burocratico: affidare agli uffici il compito di chiarire gli aspetti legali di una eventuale vendita. Dunque in ballo non c'è né il merito della ristrutturazione (ovviamente: è una partita ampiamente chiusa), né la decisione finale sulla vendita. E, tuttavia, suona curioso che, proprio per la delicatezza dell'argomento, la discussione sia stata riaperta, diciamo così, per via laterale, attraverso il disbrigo di un aspetto burocratico. L'amministrazione Berruti, infatti, ha assunto l'orientamento politico di cedere la propria porzione dell'ex San Paolo praticamente subito dopo il suo insediamento, ormai oltre tre anni fa. Non è un mistero, né una scelta presa nelle segrete stanze: è stata annunciata più volte, votata anche nelle pieghe dei vari documenti finanziari dell'ente, sviscerata in consiglio comunale, inserita in un piano di dismissioni. Certo: non c'è un atto definitivo. Ma la linea dell'amministrazione è sempre stata chiara: di fronte ai bilanci sempre più all'osso e agli equilibrismi imposti dai tagli statali, le priorità sono sostenere la spesa sociale (che è stata incrementata) e garantire gli investimenti in opere pubbliche. In questa logica, la cessione del vecchio San Paolo è sembrato un sacrificio probabilmente necessario. E tuttavia non indolore: nel 2007, la scelta fu oggetto di una violentissima polemica tra l'assessore regionale Ruggeri, che la contestava, e Palazzo Sisto. Tanto da indurre i vertici degli allora Ds a scendere in campo per placare le acque. Tuvé e Aglietto erano in giunta anche allora, ma non risultano loro prese di posizioni pubbliche sulla vicenda. Sarà bene fare, allora, qualche passo indietro. Dopo la chiusura dell'ospedale, l'edificio è rimasto bloccato per un decennio a causa della contesa sulla proprietà tra Asl e Comune. L'accordo risale al Duemila: il Comune ha ceduto transattivamente la sua parte alla Asl, in cambio di 2 mila metri quadri al primo piano "direzionale" (esclusivamente uffici, è bene ricordarlo) del futuro edificio ristrutturato, per un valore agli atti di 3 milioni 600 mila euro circa. L'odissea, tuttavia, non si chiude così. La gara per la cessione viene rallentata da una serie di ricorsi al Tar, sino all'aggiudicazione finale da parte del gruppo Barbano-Bagnasco-Dellepiane-Ferrero. L'iter del progetto non è meno tormentato: l'edificio ha precisi vincoli storico-architettonici, in piùè vicino al mare e ai primi sondaggi emerge che il lavoro di consolidamento dovrà essere molto complesso. I progetti e gli studi continuano a viaggiare sull'asse Savona-Genova (Regione, Soprintendenza, Asl, Comune e privati) con lunghi mesi di pausa ogni volta. L'ultimo colpo di scena nell'autunno del 2008: all'improvviso, dai cassetti della Asl, riemerge una lettera del maggio 2007, dimenticata, contenente alcune disposizioni dell'allora soprintendente Liliana Pittarello. Sembra, dopo 18 anni, la rottura definitiva della tela: gli spazi al piano terra (dove i privati hanno progettato la galleria commerciale) e al primo piano "direzionale" (dove ci saranno invece gli uffici di proprietà della Asl, che vi trasferirà la propria sede, e quelli del Comune, potenzialmente in vendita) dovranno essere «ad uso pubblico». Insomma, l'intera sostenibilità economica dell'operazione è a un passo dal saltare. I privati fanno ricorso al Tar, l'ennesimo di questa vicenda. Ma anche Palazzo Sisto rischia di subire un grave danno patrimoniale: indipendentemente da un'eventuale vendita, il valore commerciale di quei 2 mila metri è assai più basso se gli uffici dovranno essere esclusivamente pubblici. La situazione si risolve con una "interpretazione autentica" del nuovo soprintendente Bruno Pasquale Malara, secondo la quale l'uso pubblico (indipendentemente dalla proprietà) è garantito dall' "accesso pubblico". Ora Berruti sembra aver concluso le sue fatiche di Sisifo. Il cantiere sta per partire, risanando uno dei "buchi neri" della città. Qualcuno vuol ricominciare a disfare la tela?
LIGURIA - Savona. La storia del vecchio ospedale San Paolo e del suo recupero
Il vecchio ospedale San Paolo di Savona, un edificio storico, è stato oggetto di una lunga e complessa vicenda di ristrutturazione e vendita. La storia dell'edificio, che risale al 1900, è stata segnata da una serie di eventi e controversie, tra cui la chiusura dell'ospedale e la contesa sulla proprietà tra Asl e Comune. Nel 2007, la scelta di cedere il vecchio San Paolo è stata oggetto di una violentissima polemica, e nel 2008, una lettera dimenticata della Asl ha portato a una rottura definitiva della tela. Oggi, il progetto di ristrutturazione è in fase di avanzamento, con la possibilità di una vendita della parte comunale del futuro immobile.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo