Giugiaro, Prada, Ferragamo. Sono solo alcuni dei nomi che figurano tra i clienti di Baraclit SpA, azienda specializzata nella realizzazione di edifici prefabbricati in cemento. Grandi superfici industriali e commerciali, più volte premiate nei concorsi di architettura, 400 dipendenti per un fatturato annuo di circa 70 milioni di euro. La sede è a Bibbiena, provincia di Arezzo, in mezzo alle montagne del Casentino. Una storia che dura dal 1946, quando la famiglia Baracchi fonda una società in nome collettivo, la Baraclit, che nel 1963 assumerà la forma di SpA. Edifici prefabbricati in cemento e la tenace volontà di non abbandonare il territorio: è questa la ricetta applicata da sempre. Oggi, però, qualcosa rischia di cambiare. Dopo oltre sessanta anni, la Baraclit sta pensando di trasferirsi altrove ridimensionando lo stabilimento storico di Bibbiena a vantaggio di altre località. L'isolamento, la distanza dalle Università, dai poli di innovazione e dai centri di servizio, sta diventando insostenibile: «Fino a oggi abbiamo pagato pesantemente le conseguenze di questa ubicazione, al centro di una valle chiusa, soprattutto in termini di maggiori costi di trasporto spiega l'amministratore delegato dell'azienda, Franco Bernardini . Per questo motivo non escludo che i futuri investimenti li faremo altrove. Dobbiamo abbassare icosti di trasporto che stanno diventando insostenibili ». Diventa tutto più caro, lassù. Sia l'approvvigionamento delle materie prime, sia la spedizione dei prodotti finiti. Servirebbe un potenziamento, forte, del trasporto su rotaia: l'azienda ha fatto la sua parte investendo oltre un milione di euro nella realizzazione di un binario che corre internamente allo stabilimento diBibbiena. Altri finanziamenti pubblici e privati, nell'ordine di ulteriori 6 milioni, hanno permesso il completamento dell'infrastruttura. Che però è rimasta ugualmente monca. Non usa mezzi termini, Franco Bernardini: «Siamo molto scontenti dell'investimento fatto per costruire il binario. Trenitalia non ha intenzione di sviluppare il trasporto merci su ferrovia, anzi lo penalizza, ed è interessata unicamente ai segmenti di servizio più redditizi come il trasporto passeggeri su alta velocità». È inutile investire nella costruzione di un binario interno se poi si chiudono gli scali merci delle piccole stazioni. «Servirebbe l'intervento del Governo per agevolare il trasporto ferroviario, visto anche l'intasamento delle direttrici riservate alla gomma». Anche a livello locale, non si è andati molto oltre le enunciazioni di principio. «Ho incontrato sia l'assessore Conti che il presidente Martini conclude l'amministratore delegato di Baraclit SpA che hanno compreso il problema, ma una soluzione non si trova». Secondo Bernardini, pressioni più incisive potrebbero portare a una soluzione ma «l'impressione è che ci sia grande disponibilità all'ascolto, seguita da risultati pari a zero».
Quei prefabbricati fermi sul binario morto
La Baraclit SpA, azienda specializzata nella realizzazione di edifici prefabbricati in cemento, sta considerando di trasferirsi altrove a causa dell'isolamento della sua sede a Bibbiena, in provincia di Arezzo. L'azienda ha investito oltre un milione di euro nella realizzazione di un binario ferroviario interno allo stabilimento, ma Trenitalia non ha intenzione di sviluppare il trasporto merci su ferrovia. L'amministratore delegato Franco Bernardini sostiene che il trasporto ferroviario è insostenibile a causa dell'intasamento delle direttrici riservate alla gomma e che l'intervento del Governo è necessario per agevolare il trasporto ferroviario. Nonostante le pressioni, non si è trovata una soluzione.
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