Dopo quarant'anni si sbloccano i lavori per la Livorno-Civitavecchia Ma vip e ambientalisti di Capalbio stanno organizzando il boicottaggio Per quarant'anni è stata l'«autostrada platonica», 205 chilometri rimasti nelle idee di amministratori, politici e tecnici. Adesso la Livorno-Civitavecchia scende dall'iperuranio della burocrazia e, dopo decenni di lacrime e sangue (migliaia gli incidenti e i morti sulla vecchia e pericolosissima Aurelia, la strada killer del Sorpasso di Dino Risi), battaglie politiche e ambientaliste, apre i cantieri probabilmente già dal prossimo anno. Parola del ministro Altero Matteoli (Pdl ex An) e dell'assessore alle infrastrutture della Regione Toscana, Riccardo Conti (Pd ex Ds), atipici alleati nella battaglia per costruire la «grande incompiuta», tappare il «buco nero della viabilità europea» e cancellare il «corridoio della vergogna». Non esiste tratto autostradale ad aver collezionato tante metafore e figure retoriche negative ed aver diviso schieramenti politici omogenei. A favore e contrari all'infrastruttura si sono dichiarati compagni di stessi partiti. E a Capalbio, la reggia dei vip tra le colline della Maremma e il mare dell'Argentario, è nato anche un partito trasversale contro il progetto. Polemiche che neppure il sì definitivo del Cipe al finanziamento dell'opera (quasi 3,8 miliardi in project financing ) e l'annuncio dell'apertura del primo cantiere, entro i primi mesi del prossimo anno, hanno sopito. Anzi, alcuni comuni a sud di Livorno hanno bocciato il lotto numero uno (i primi quattro chilometri, da Rosignano a nord di Cecina) perché non ritenuto idoneo al progetto presentato dall'Anas. E se il buongiorno si vede dal mattino, c'è da temere nuovi stop e polemiche. La Tirrenica unirà Rosignano, ultima tappa di un'autostrada (la A12) che corre verso Parigi e l'Europa intera, e Civitavecchia: 205 chilometri, dei quali 110 da Rosignano a Grosseto Sud e 95 sino a Civitavecchia. Un'arteria con 13 chilometri di gallerie e 13 di viadotti, 25 svincoli, che negli ultimi decenni è stata disegnata e modificata, annullata e riscritta. Con un primo progetto della Regione che prevedeva un adeguamento dell'Aurelia, un secondo dell'allora ministro Lunardi che l'aveva concepita a monte con gallerie, e adesso con l'ultimo tracciato «complanare» alla vecchia Aurelia. Nel primo tratto, da Rosignano a Grosseto Sud, la Tirrenica si poserà sull'attuale tracciato della Variante Aurelia. «Che sarà ampliato aggiungendo la corsia di emergenza», spiega Riccardo Baracco, responsabile area coordinamento pianificazione territoriale della Regione Toscana. Più complicato il progetto a sud di Grosseto e sino a Civitavecchia (un centinaio di chilometri). Qui il tracciato non segue l'Aurelia, ma l'affianca. Per unire Fonteblanda (Orbetello) fino ad Ansedonia, la terra dei vip e dei politici in vacanza, sarà realizzata una nuova variante per 25 chilometri. Poi, per altri ottanta chilometri, l'autostrada affiancherà l'antico tracciato sino ad arrivare a Civitavecchia e congiungersi con l'attuale autostrada che porta a Roma. La vecchia Aurelia (che non è la variante) diventerà una strada parco a due corsie, una per senso di marcia. E sarà costellata di rotatorie, alberelli, fiori, piste ciclabili. Insomma, un piccolo paradiso confrontato all'inferno di questi ultimi decenni. Una sorta di panoramica, affacciata sul mare, per i turisti. E purtroppo un monumento in memoria delle vittime della strada. La Tirrenica dovrebbe essere completata entro un quinquennio, anche se solo dopo l'approvazione del progetto definitivo (a ottobre ne discute di nuovo il Cipe) si avranno tempi certi. Eppure c'è chi è convinto che itempi siallungheranno egli inghippi saranno spesso insormontabili. Capalbio, tredici chilometri contestatissimi, docet. In questa zona di Maremma antica, una volta amara epoverissima, politici, industriali e nobiluomini hanno creato un fronte comune. «Il bello di Capalbio è la continuità tra collina e mare che il tracciato della Tirrenica cancellerebbe per sempre», ha denunciato più volte il presidente della Rai, Claudio Petruccioli. Per combattere lo «scempio» è nato un comitato ad hoc. Guidato dal principe Nicola Caracciolo, da sempre ambientalista convinto. «Siamo pronti a nuove battaglie, non ci arrenderemo », annuncia il nobiluomo. Il partito dei favorevoli non si fa intimidire. Il presidente degli industriali toscani, Antonella Mansi, accusa pubblicamente «un certo ambientalismo con la erre moscia» responsabile di aver bloccato un'opera indispensabile per il rilancio della Toscana e dell'Italia. E anche il ministro Matteoli non lesina critiche ai «capalbiesi». «Si è fatta polemica in modo morboso dicendo spesso falsità su tutto ha detto durante la presentazione del progetto finale a Grosseto solo perché una piccolissima parte di contrari con ville in zona aveva l'accesso ai grandi giornali e ai giornalisti che spesso non hanno fatto onore alla loro intelligenza». Riccardo Conti, assessore al Territorio e Infrastrutture, èconvinto di essere a una svolta urbanistica per la Toscana e per l'Italia: «L'opera sana un deficit infrastrutturale evidente. È integrata e legata al territorio, ha collegamenti con i porti di Livorno e Piombino e dunque porterà ricchezza. In più è stata disegnata per non deturpare l'ambiente e agevolare non solo i flussi turistici- commerciali, ma anche quelli dei residenti». Ci sarà anche una novità tecnologica. L'annuncia lo stesso Conti: «Stiamo lavorando a un progetto unico di pedaggi elettronici senza caselli e barriere».