Giustizia e cemento Udienza dinanzi al gup. La Procura si oppone L'Avvocatura dello Stato: revocate la confisca La Procura di Bari dice no alla richiesta di revoca della confisca dei suoli sui quali sorgeva l'ecomostro di Punta Perotti abbattuto nell'aprile del 2006 perché abusivo. La richiesta arriva dall'Avvocatura dello Stato e l'istanza si è basata su una norma inserita nel recente decreto anticrisi convertito in legge il 3 agosto scorso che determina i criteri di liquidazione del danno. La questione è stata discussa ieri mattina dinanzi al gup del Tribunale di Bari, Marco Guida, che si è riservato di decidere. La Procura, rappresentata dai sostituti procuratori Roberto Rossi e Ciro Angellilis si è fermamente opposta alla richiesta dell'Avvocatura (che rappresenta la presidenza del Consiglio dei ministri) sostenendo che la norma in questione non impone la revoca. Una revoca - spiegano i pm che non può essere attuata perché esiste già un giudicato penale (la sentenza di Cassazione) e che il risacimento previsto dalla Corte europea di Strasburgo - che ha sancito l'illegittimità della confisca dei suoli imponendo allo Stato Italiano il risarcimento dei danni morali e materiali - non ha previsto un indenizzo così ampio. Ma un accordo tra le parti. L'emendamento sul quale si è basata la richiesta dell'Avvocatura è stato presentato da un deputato del Pdl del Trentino Alto Adige e potrebbe rappresentare il riscatto degli imprenditori danneggiati dalla demolizione di Punta Perotti. Risale alla metà di settembre la notifica di un decreto di Palazzo Chigi e inviato all'Avvocatura di Stato con il quale si «invitavano i legali ad assumere ogni iniziativa necessaria» allo scopo di ottenere la revoca della confisca di suoli al giudice dell'esecuzione. In primo luogo perché la Corte europea per i diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano determinando peraltro una situazione al limite del paradosso: il Comune, resposabile dei permessi di edificazione illegali per Punta Perotti è ora proprietario dei suoli confiscati. Prima e dopo A sinistra un'immagine della demolizione di Punta Perotti; a destra invece il parco realizzato dopo l'abbattimento In secondo luogo, tornando alla questione della confisca, per la legge varata dal Parlamento lo scorso 3 agosto. L'entità del risarcimento non è stato ancora stabilita (gli imprenditori Matarrese, Andidero e Quistelli hanno chiesto rispettivamente 274, 62 e 14 milioni di euro, ma per il momento intascano 40mila euro a testa per danni morali e spese legali) e se l'accordo tra le parti non arriverà sarà la Corte europea a decidere come procedere. Il risarcimento si perfezionerebbe con la restituzione dei suoli da parte del Comune. Sempre che il giudice penale accolga la richiesta dell'Avvocatura. I palazzoni di Punta Perotti furono sequestrati il 22 marzo 1997, quando la Procura ottenne dal gip il decreto di sequestro per violazione delle leggi urbanistiche. Nel gennaio 2001, i giudici la Cassazione stabilì che la lottizzazione era abusiva, i costruttori furono assolti e i suoli confiscati. Il 2 aprile 2006 l'ecomostro fu abbattuto, poi nell'estate del 2007 dopo la rimozione dei detriti, l'amministrazione comunale realizzò un parco, ribattezzato 'Parco della legalità'. Infine a gennaio scorso la decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato lo Stato dichiarando illegittima la confisca. Angela Balenzano