Un bel giorno, a Roma, il Presidente della Repubblica italiana pensò: «che brutto questo Colosseo mezzo diroccato, ricostruiamolo com'era, con i marmi lucenti sulle gradinate, i grandi tendoni sopra gli spalti e anche il pavimento con gli ascensori, stavolta certo elettrici, che portano le belve dalle cantine fino all'arena» Questo è più o meno quello che sta succedendo in Cina, tradotto in termini nostri, con la Grande Muraglia, un'opera ben più grande e monumentale del Colosseo. L'enorme serpente roccia che una volta separava la civiltà cinese dalle barbarie del Nord, sta infatti cadendo a pezzi. Degli oltre 6.300 chilometri di fortificazioni continue ne rimangono appena 2.500, la cui vita è peraltro precaria. Intorno alla Grande Muraglia non c'è più l'assedio di barbarici barbari ma di governi locali e aggressivi palazzinari che sognano, ed erigono, villaggi turistici, alberghi, ville e villette gettando giù, peggio di arieti, l'antico monumento. La legge protegge la Muraglia e proibisce ogni distruzione. Nel 1961 il consiglio di stato, la presidenza del consiglio cinese, approvò una norma per la sua salvaguardia, ma nella realtà si è fatto poco. I protezionisti del monumento si lamentano che i trasgressori, coloro che hanno distrutto, sono stati puniti solo con multe e lievi provvedimenti amministrativi Nei giorni scorsi il segretario generale dell'Accademia di ricerca della Muraglia Dong Yaohui ha chiesto al governo di finanziare uno studio completo che documenti in maniera circostanziata dove c'è ancora la Muraglia. Questo dovrebbe creare le basi per una protezione sistematica. Ma anche la protezione può essere un problema. Nei dintorni di Pechino, dove la Muraglia è meta ogni giorno di migliaia di turisti, le autorità sono preoccupate. Il muro cade a pezzi e il governo vuole ricostruirlo, solo che questo di oggi non è come quello di ieri. I tratti antichi della Muraglia, che ha cominciato a prendere le dimensioni attuali sotto la dinastia Ming (1368-1644), sono costruiti con blocchi di pietra saldati da una malta speciale, fatta di bianco d'uovo e farina di riso. Questa malta dà compattezza ed elasticità alla costruzione. Più tardi, sotto la dinastia successiva, dei Qing, le parti danneggiate vennero sostituite con nuove costruzioni, ancora più imponenti. Quindi la pietra venne rimpiazzata da mattoni di creta, ovviamente visto il monumento, speciale. Oggi però i nuovi muratori non hanno il tempo né di raccogliere sassi per la Muraglia di età Ming, né di cuocere mattoni speciali per la Muraglia di età Qing. E alla vecchia malta poi si sostituisce il moderno calcestruzzo. L'effetto estetico immediato è identico, ma con il passare degli anni si vede netta la differenza tra la parte antica e quella nuova del monumento. In fondo potrebbe andare ancora bene se non ci fossero i viaggi. A Roma gruppi crescenti di cinesi hanno visto il Colosseo che da secoli rimane così, diroccato, e non per questo meno bello o affascinante. A Pechino poi il ministero dei beni culturali con Giuseppe Proietti guida un'opera di studio e conservazione filologica del Padiglione della Suprema Armonia della Città proibita. Questi nuovi cinesi gridano all'orrore, guardando i disastri sulla Muraglia e anche quei governanti che prima avevano approvato frettolose opere di restauro ora sono perplessi su che fare. La verità è che il presente sentimento di orrore è una rivoluzione copernicana. La Muraglia era nata nel primo millennio avanti Cristo e per secoli è stato demolita e ricostruita secondo le esigenze dei tempi. I Ming hanno trasformato quello che per lo più era un muretto in una sterminata roccaforte, i Qing ci hanno costruito sopra tranquillamente e poi per oltre cento anni i contadini dei dintorni l'hanno usata come cava di mattoni per le case. Così, intorno alla conservazione filologica o meno della Muraglia, oggi si comincia a costruire una nuova percezione cinese dei monumenti e della loro storia. Questa, con un occhio guarda ai suoi millenni passati, e con l'altro fissa il Colosseo. In Cina il secolare monumento rischia di scomparire I nuovi barbari contro la Muraglia L'enorme serpente di roccia che una volta difendeva dalle invasioni del Nord sta cadendo a pezzi Francesco Sisci Un bel giorno, a Roma, il Presidente della Repubblica italiana pensò: «che brutto questo Colosseo mezzo diroccato, ricostruiamolo com'era, con i marmi lucenti sulle gradinate, i grandi tendoni sopra gli spalti e anche il pavimento con gli ascensori, stavolta certo elettrici, che portano le belve dalle cantine fino all'arena» Questo è più o meno quello che sta succedendo in Cina, tradotto in termini nostri, con la Grande Muraglia, un'opera ben più grande e monumentale del Colosseo. L'enorme serpente roccia che una volta separava la civiltà cinese dalle barbarie del Nord, sta infatti cadendo a pezzi. Degli oltre 6.300 chilometri di fortificazioni continue ne rimangono appena 2.500, la cui vita è peraltro precaria. Intorno alla Grande Muraglia non c'è più l'assedio di barbarici barbari ma di governi locali e aggressivi palazzinari che sognano, ed erigono, villaggi turistici, alberghi, ville e villette gettando giù, peggio di arieti, l'antico monumento. La legge protegge la Muraglia e proibisce ogni distruzione. Nel 1961 il consiglio di stato, la presidenza del consiglio cinese, approvò una norma per la sua salvaguardia, ma nella realtà si è fatto poco. I protezionisti del monumento si lamentano che i trasgressori, coloro che hanno distrutto, sono stati puniti solo con multe e lievi provvedimenti amministrativi Nei giorni scorsi il segretario generale dell'Accademia di ricerca della Muraglia Dong Yaohui ha chiesto al governo di finanziare uno studio completo che documenti in maniera circostanziata dove c'è ancora la Muraglia. Questo dovrebbe creare le basi per una protezione sistematica. Ma anche la protezione può essere un problema. Nei dintorni di Pechino, dove la Muraglia è meta ogni giorno di migliaia di turisti, le autorità sono preoccupate. Il muro cade a pezzi e il governo vuole ricostruirlo, solo che questo di oggi non è come quello di ieri. I tratti antichi della Muraglia, che ha cominciato a prendere le dimensioni attuali sotto la dinastia Ming (1368-1644), sono costruiti con blocchi di pietra saldati da una malta speciale, fatta di bianco d'uovo e farina di riso. Questa malta dà compattezza ed elasticità alla costruzione. Più tardi, sotto la dinastia successiva, dei Qing, le parti danneggiate vennero sostituite con nuove costruzioni, ancora più imponenti. Quindi la pietra venne rimpiazzata da mattoni di creta, ovviamente visto il monumento, speciale. Oggi però i nuovi muratori non hanno il tempo né di raccogliere sassi per la Muraglia di età Ming, né di cuocere mattoni speciali per la Muraglia di età Qing. E alla vecchia malta poi si sostituisce il moderno calcestruzzo. L'effetto estetico immediato è identico, ma con il passare degli anni si vede netta la differenza tra la parte antica e quella nuova del monumento. In fondo potrebbe andare ancora bene se non ci fossero i viaggi. A Roma gruppi crescenti di cinesi hanno visto il Colosseo che da secoli rimane così, diroccato, e non per questo meno bello o affascinante. A Pechino poi il ministero dei beni culturali con Giuseppe Proietti guida un'opera di studio e conservazione filologica del Padiglione della Suprema Armonia della Città proibita. Questi nuovi cinesi gridano all'orrore, guardando i disastri sulla Muraglia e anche quei governanti che prima avevano approvato frettolose opere di restauro ora sono perplessi su che fare. La verità è che il presente sentimento di orrore è una rivoluzione copernicana. La Muraglia era nata nel primo millennio avanti Cristo e per secoli è stato demolita e ricostruita secondo le esigenze dei tempi. I Ming hanno trasformato quello che per lo più era un muretto in una sterminata roccaforte, i Qing ci hanno costruito sopra tranquillamente e poi per oltre cento anni i contadini dei dintorni l'hanno usata come cava di mattoni per le case. Così, intorno alla conservazione filologica o meno della Muraglia, oggi si comincia a costruire una nuova percezione cinese dei monumenti e della loro storia. Questa, con un occhio guarda ai suoi millenni passati, e con l'altro fissa il Colosseo.