ADRIANO PROSPERI, EX ALLIEVO E OGGI PROFESSORE DEL PRESTIGIOSO ATENEO PISANO «La Normale? Ha significato molto. Per la mia formazione e per il modo che ho di fare il mio mestiere». Adriano Prosperi il suo mestiere di storico lo conosce bene. L'ha imparato a Pisa, nelle aule della Scuola Normale Superiore, una delle eccellenze della galassia universitaria italiana, dove ha studiato (prima la laurea, poi il corso di perfezionamento concluso nel '65). Un «normalista», come prima di lui furono, per dirne alcuni, Giosuè Carducci ed Enrico Fermi storiche glorie della Scuola e, più di recente, Carlo Azeglio Ciampi, Carlo Rubbia, Antonio Tabucchi, Pietro Citati e Salvatores Settis, che oggi la dirige. Normalisti si resta sempre, anche quando si lasciano i corridoi di Palazzo della Carovana, la sede storica dell'istituto. «Quello che resta più di tutto spiega Prosperi è l'abito mentale: il rigore nell'accostarsi allo studio delle fonti nella ricerca storica ». Un marchio di fabbrica che a Pisa si acquisisce presto: «Si arrivava qui diciottenni ricorda Prosperi, che oggi insegna alla Normale nella cattedra di Storia moderna : il rigore era un toccasana per i nostri entusiasmi da liceali ». Un metodo che si imparava dai professori illustri («quelli dell'Università di Pisa e quelli che, di volta in volta, venivano da altri atenei col meccanismo dell'incarico: un 'miscuglio' molto positivo»), ma non solo: «Fondamentale era il contesto in cui noi matricole venivamo immersi, l'entrare in contatto con gli studenti anziani. Un contatto a volte brusco, non privo di sofferenze ma che dava origine a un sentimento di emulazione che ci spingeva a migliorare». Perché alla Normale allora (oggi il meccanismo è un po' cambiato) non si andava solo per assistere alle lezioni: gli studenti facevano, quasi unici in Italia, vita di collegio. «C'erano regole da rispettare: il coprifuoco a mezzanotte, per le ragazze alle dieci. Se si arrivava a tavola in ritardo di 5 minuti si saltava il primo. Era l'Italia del dopoguerra, l'economo faceva i salti mortali per comperare il cibo. Ma si viveva con ragazzi che venivano da tutte le regioni e da ogni classe sociale: un laboratorio interclassista molto stimolante. Come anche il modello di lezione, che dobbiamo a Giorgio Pasquali, basato non sulla lezione frontale ma sul seminario in cui docente e allievi discutono insieme intorno al tavolo ». Una Scuola diversa, la Normale, nata nel 1810 per volontà di Napoleone sul modello dell'Ecole Normale Supérieure di Parigi, per formare gli insegnanti che avrebbero insegnato nella scuola media pubblica, formato i «figli del popolo ». «Diventare professori di liceo ricorda Prosperi allora per noi era lo sbocco naturale». Non si aspettava, professor Prosperi, che sarebbe tornato qui, dall'altra parte della cattedra? «Assolutamente no. Trovarmi negli stessi luoghi di allora è emozionante ma impone anche un continuo autoesame: sarò all'altezza?». La Pisa di oggi, dice Prosperi, non è quella di allora e anche gli studenti sono cambiati: «Hanno una mole di conoscenze molto maggiore, grazie a Internet si aggiornano anche più velocemente del professore. Noi possiamo aggiungere a questo spessore di informazioni la nostra conoscenza 'artigianale', 'tattile', fare capire la profondità del percorso storico». Ma non tutto è cambiato: «Alla prova di ammissione -conclude Prosperi anche oggi quello che conta più delle nozioni è se in un ragazzo si intravede un segno promettente per il futuro, una voglia di mettersi alla prova. A 18 anni si è ricchi di un capitale da investire, qualsiasi ritardo è un delitto».
PISA - L'abito mentale dei Normalisti? Rigore e competizione
Adriano Prosperi, professore di Storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ricorda il suo tempo come allievo e come professore di questa prestigiosa istituzione. La Normale è stata per lui un luogo di formazione e di crescita, dove ha imparato il rigore nell'accostarsi allo studio delle fonti nella ricerca storica. Prosperi descrive il contesto in cui studiava, con gli studenti anziani che lo ispiravano e lo emozionavano, e il modello di lezione basato sul seminario. La Scuola Normale è stata fondata nel 1810 per formare gli insegnanti che avrebbero insegnato nella scuola media pubblica, e per Prosperi è stato un luogo di crescita personale e professionale.
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