Matteo Renzi punta sulla carta del rinnovamento Ma le sue scelte dividono i cittadini e gli elettori Pd O ra che si avvicinano le elezioni regionali, nel Pd è scoppiato di nuovo il dibattito sulle «regole» di selezione delle candidature. Paradossalmente, il modello Firenze primarie di coalizione con quattro democrat viene indicato da una parte del partito come esempio negativo. «È stato uno scontro fratricida, in cui il Pd ha abdicato al suo ruolo di guida», sostengono i detrattori. Eppure è proprio da quel duello che il 15 febbraio scorso è uscito il Cyberscout Matteo Renzi, 34 anni. Ma come, l'«Obama dei lungarni», simbolo di quel rinnovamento politico-generazionale richiesto a gran voce dalla base e dalla stessa dirigenza piddì, additato come esperienza da non ripetere? C'è molta Italia e molta Firenze in questo riflesso condizionato, lo stesso di chi nelle piazze italiane festeggiava la vittoria di Obama come se fosse la propria, lo stesso di chi pensa che basti chiamarsi «democratici» per avere qualcosa in comune con il partito americano dell'asinello, salvo poi però dimenticarsi che ogni svolta, ogni «change », comporta anche meno garanzie per i garantiti. E quindi, borbottii e maldipancia di chi gioisce per Obama ma non è disposto ad accollarsi al contempo i suoi cambiamenti radicali. La sfida di Renzi che non è Obama, bisogna porre freni a facili paragoni ed eccitazioni di folla sta, sulla base del programma elettorale e dei provvedimenti dei primi tre mesi, nel tentativo di rovesciare il sistema di autoconservazione del potere fiorentino. «Sono in arrivo scelte che spaccheranno la città», ha detto qualche consiglio comunale fa. Renzi non si fa problemi a dividere anche il suo partito; la pedonalizzazione di piazza Duomo e la cancellazione della linea 2 del tram accanto al Battistero non rientravano fra gli impegni della precedente amministrazione e neanche del programma del Pd. Tanto che il segretario cittadino Giacomo Billi, dimettendosi la settimana scorsa, ha confessato «l'imbarazzo » per alcune scelte diametralmente opposte alla politica del partito. Ma, come si diceva, fa parte del gioco del rinnovamento. Così come la nomina di una giunta giovane, età media 41 anni, e di consulenti che hanno accettato di lavorare gratis per il Comune: banchieri, imprenditori e magistrati. Fra le decisioni che spaccheranno la città c'è sicuramente quella di tagliare icontributi alle associazioni culturali e di introdurre nuovi criteri di selezione per le erogazioni del 2010. D'altronde Renzi ha spiegato di volersi opporre alla «città della rendita», quella dei contenitori dismessi che potrebbero essere rimessi in vita per scopi culturalmente e socialmente più utili che giacere nella polvere stracittadina: «Bisogna uscire dalla rendita che strozza questa città, voglio una terra in cui non progettino, costruiscano, facciano cultura e prendano una cattedra sempre i soliti». Accanto a scelte impopolari, però, ce ne sono altre più gradite dall'opinione pubblica perché riguardano la vita di tutti i giorni: i vigilini e la pulizia stradale. I primi li ha tolti dalle strade e non faranno più multe (il problema sarà recuperare altrove i 6 milioni di incassi che portavano). Quanto al lavaggio notturno, in campagna elettorale aveva annunciato l'acquisto di nuove macchine in grado di lavare le strade senza dover spostare le auto. In qualche strada le vedremo. A Renzi piace stare in mezzo alla gente, prendersi un caffè nei bar, mangiare un panino alla ciccia dai vinai sparpagliati in mezzo alla città. E i mercoledì del cittadino, durante il quale il sindaco incontra i fiorentini con un problema da sottoporgli, rientrano proprio nel concetto di «populismo civico » coniato dall'ex segretario del Partito socialista fiorentino Tommaso Ciuffoletti. Di pari passo, Renzi cura molto la sua identità virtuale, perlopiù con Facebook, diventato strumento politico attraverso cui dare notizie ai giornali. Altra novità del laboratorio politico fiorentino è il rapporto con la maggioranza di governo e l'opposizione di Palazzo Vecchio. Allo scontro frontale con il ministro Sandro Bondi e il sottosegretario Paolo Bonaiuti, il sindaco ha preferito avviare delle trattative politiche, come quella sulla Legge Speciale. Il governo per dare il via libera al provvedimento che darebbe a Firenze lo status di città d'arte, con conseguenti finanziamenti per la tutela dei suoi beni, aveva chiesto a Renzi un segnale sulla tramvia. Che è arrivato con la pedonalizzazione.
FIRENZE - Voglio combattere la 'città della rendita'
Il Pd sta per allestire le elezioni regionali e il partito sta facendo una serie di scelte che dividono i cittadini e gli elettori. Il modello di selezione delle candidature, chiamato "Firenze", è stato criticato da parte di alcuni membri del partito. Il nuovo segretario del Pd, Matteo Renzi, è stato nominato il 15 febbraio scorso e sta cercando di rovesciare il sistema di autoconservazione del potere fiorentino. Renzi ha annunciato una serie di scelte che potrebbero spaccare la città, come la pedonalizzazione di piazza Duomo e la cancellazione della linea 2 del tram. Ha anche annunciato la nomina di una giunta giovane e di consulenti che lavoreranno gratis per il Comune.
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