A San Sepolcro ottocento ettari di piante officinali. Così un ex concessionario d'auto ha fatto un'eco-rivoluzione Q uando alla fine degli anni Settanta Valentino Mercati decise di mollare il suo buon lavoro di concessionario d'auto per dedicarsi alla terra, in tanti pensarono che fosse un folle. Non potevano immaginare quanta avanguardia e lungimiranza animasse quella scelta spinta dalla passione. Valentino Mercati è oggi il presidente di Aboca, azienda toscana leader nel mercato dei prodotti naturali per la salute e per il benessere che in 31 anni di attività è passata da un fatturato di 60 milioni di lire a 50 milioni di euro l'anno. La ricetta di questa eccellenza affonda le radici negli ottocento ettari di terra che si aprono ad anfiteatro nella rigogliosa Val Tiberina al confine tra Toscana e Umbria, vocata già dal 1200 alla produzione di piante officinali. Qui a San Sepolcro, paese natale di Piero della Francesca, Mercati iniziava nel 1978 a costruire la sua impresa «verde» (che oggi ha due filiali in Europa una in Usa ed esporta integratori alimentari e dispositivi medici a base di sostanze naturali in più di venti paesi al mondo, Cina compresa), riconvertendo per tre anni iterreni in biologico, assumendo professionalità specialistiche in un'epoca dove la chimica spadroneggiava nel campo, approfondendo itemi delle biotecnologie e delle piante medicinali. L'équipe di Aboca negli anni è riuscita così a superare le classiche modalità d'impiego delle erbe, per lo più ridotte a infusi o decotti arrivando a concentrare iprincipi attivi in estratti liofilizzati e prodotti di facile e veloce consumo come gocce, capsule e integratori alimentari. Ancora. Tratto distintivo dell'azienda agraria è la coerenza con la cultura del biologico: così se i siti produttivi sono certificati, le piante devono essere coltivate con metodo bio, i materiali da imballaggio biodegradabili o riciclabili e le emissioni di anidride carbonica causate dal ciclo di lavorazione compensate grazie alla ripiantumazione di alberi. L'obiettivo iniziale del Mercati imprenditore, che oggi crea lavoro per 400 persone, ancor prima che commerciale fu però di carattere culturale. Il fondatore di Aboca, mosca bianca in un'Italia spoglia di coscienza ambientale, doveva infatti affrancare il settore naturale dalla patina esoterica e magica che si portava dietro consacrando. Ci riuscì consacrando quell'approccio scientifico di cui Aboca è stata pioniera non lesinando mai su ricerca esperimentazione. Lotestimonia il numero di brevetti prodotti: più di venti dagli anni Ottanta a oggi, che dal primo sul sottovuoto delle erbe, per garantire una più efficace conservazione dei principi della pianta, ha portato alla scoperta, lo scorso anno, dell'efficacia dell'iperico nella cura di infiammazioni nervose. E lo conferma la collaborazione con gli atenei italiani per la preparazione degli alunni iscritti ai corsi di laurea in tecniche erboristiche. La dimensione culturale resta la costante del mondo Aboca che al business degli integratori erboristici ha affiancato una biblioteca (Antiqua Aboca forte di 800 volumi), un museo sulla storia delle erbe medicinali che raccoglie preziosi erbari, oggetti antichi da farmacia e un prestigioso progetto: «International lectures on nature and human ecology». Una serie di incontri di tre all'anno con scienziati, filosofi e artisti di fama internazionale immaginati per approfondire il tema dell'ecologia e indagare gli sviluppi sul rapporto tra uomo e natura.
Un regno naturale tra i paesaggi di Piero della Francesca
Aboca, azienda toscana leader nel mercato dei prodotti naturali per la salute e per il benessere, è stata fondata da Valentino Mercati nel 1978. Mercati, ex concessionario d'auto, decise di mollare il suo lavoro per dedicarsi alla terra e alle piante officinali. L'azienda si è sviluppata in 31 anni, passando da un fatturato di 60 milioni di lire a 50 milioni di euro l'anno. Aboca ha due filiali in Europa e esporta integratori alimentari e dispositivi medici a base di sostanze naturali in più di venti paesi al mondo. L'azienda è nota per la sua coerenza con la cultura del biologico e per la sua ricerca scientifica.
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