Arrivo a Bari in una splendida mattinata di sole (ma il merito questa volta non è di Bari), con un treno che arriva anche in orario. Prima tappa, dopo il solito bar, l'Università, Facoltà di Lettere: decine di ragazze e ragazzi, molti col vestito buono, e poi mamme, babbi, sorelle, fratelli, zii, amici: c'è sessione di laurea. E le ragazze ci hanno la corona di alloro in testa, e nessuno pensa a quanti anni di precariato ci hanno davanti queste neolaureate: è un giorno di festa e c'è un bel sole barese, e tutte le storie malsane di questa università (ma questa non è la facoltà di medicina) sono sparite. Seconda tappa da Cosma, l'editore di Palomar, il mio ultimo editore: si lamenta che i libri non si vendono, che sono più quelli che scrivono che quelli che leggono, a Bari, in Puglia, in Italia, che le amministrazioni non gli pagano i bei crediti che vanta, ma intanto continua a pubblicare libri (per questo mi ha chiamato, per ripubblicare un mio vecchio saggio su Pasolini). Esco da Palomar e il sole barese è sempre più splendente, e decido di passare dal Corriere , ma prima, da buon provinciale, mi faccio via Sparano e sbircio nei bei negozi, vuoti, ma non fa niente: c'è il sole a Bari oggi. Poi svolto, verso il lungomare, che non è bello come il nostro tarantino, ma oggi sembra più bello, e mi trovo davanti al Petruzzelli. Ho letto che ieri c'erano migliaia di persone in fila, cittadini e forestieri curiosi di vedere come l'hanno ristrutturato, di provare le nuove poltrone, e c'è una fila anche oggi, ma al botteghino! Una fila di gente comune, giovani, anziani, uomini, donne, gente, come si dice, del popolo, e la prima rappresentazione della nuova stagione è «sogno di una notte di mezza estate», di Britten! Voglio dire non è l'Aida! Decine e decine di persone in fila, sotto il sole, di persone che, non essendo assessori e assimilati, il biglietto, o l'abbonamento, se lo devono comprare. Gente che ha aspettato diciotto anni per poter fare questa fila, gente che non ha partecipato alle ultime diatribe, né alle prime. Insomma, uno sensibile si commuove di fronte a certi spettacoli, e finisce col commuoversi anche nei confronti della città che consente questi spettacoli commoventi, all'università, alla casa editrice, davanti al teatro rifatto. Insomma, mi è venuto da dire: meno male che Bari c'è! Poi ci ho ripensato, ma per altre cose. È una frase, come dire, abusata. Ma comunque, stasera, quando me ne tornerò, credo che me lo ripeterò: meno male che Bari c'è!
BARI - Orgoglioso di quel teatro rinato
Il giornalista si trova a Bari in una giornata di sole e decide di visitare l'Università di Lettere, dove c'è una sessione di laurea. Vede le ragazze con la corona di alloro e si rende conto che non si parla di precariato, ma di festa. Poi visita l'editore Cosma, che lamenta di non vendere i libri e di non essere pagato correttamente. Il giornalista esce e decide di passare dal Corriere, ma prima visita Sparano e sbira nei negozi vuoti. Prosegue verso il lungomare e si trova davanti al Petruzzelli, dove c'è una fila di persone che aspettano per vedere la nuova stagione di Britten.
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