«Ma via la bisca cinese dal Sempione» Dal Lambro a Forlanini, 6 mila tonnellate di rifiuti all'anno. «Wi-fi impossibile e troppo degrado» Il verde per correre, per riposare, per giocare. E poi il verde dimenticato, diventato bosco- dormitorio, con le panchine coperte di stracci e biancheria ad asciugare. E altro verde, diventato una bisca a cielo aperto, dove i cinesi giocano a mahjong , con le carte da gioco che si mischiano alle banconote. Il Parco Sempione, con i suoi abitanti («questo è il nostro giardino»), le sue vittorie (dieci anni fa era l'enclave degli spacciatori) e le sue contraddizioni (la contestatissima ruota panoramica) è il polmone- metafora di questa città che chiede più verde da vivere e (spesso) ottiene promesse e progetti faraonici. «Perché il verde economicamente è a perdere, se diventa guadagno vuol dire che qualcosa non funziona» dicono i residenti, dall'Arco della Pace all'Arena, fino alla Triennale. Così la richiesta al Sempione è una sola: «Lasciateci il parco, lasciatecelo vivere. Non trasformatelo in un luna park o nel tempio della movida». Ma «per favore », liberateci dai disperati, dai balordi, dalla bisca a cielo aperto nel grande spiazzo della biblioteca Sempione. Milano è la città che programma, attraverso il Piano di governo del territorio, nuovi boulevard, tram sospesi, meno auto, ramblas alberate, vie d'acqua e la trasformazione di un polmone verde che sarà pari a cinque volte il londinese Hyde Park . Programmi e sogni di qui a vent'anni. Progetti da 700 milioni di euro. Ed è la città che annuncia: al Sempione avevano portato la rete wireless, collegamento Internet gratuito. Ma la pacchia è già finita, più di un mese fa. E chi arriva con il pc in pausa pranzo ora se ne va deluso. Quattro chiamate per capire l'arcano. E il panino rimane a metà. Ma c'è, soprattutto, la città del giorno per giorno, che il verde lo vive e lo consuma, che lo ama o che non lo rispetta. Da Est a Ovest, da Nord a Sud, dal Parco Lambro al Forlanini, dal Bosco in città al Parco Nord: ventuno milioni di metri quadrati di verde, che «producono » seimila tonnellate di rifiuti ogni anno. Una montagna di cartacce, vetri, escrementi di cane, cicche di sigaretta. Con i giovani, che nottetempo trasformano il paradiso attorno a piazza Vetra in un gigantesco pub all'aperto, occupano con i rave party le aiuole di Città Studi, calpestano senza pietà l'erbetta e i fiori fuori dai locali della movida. E i sudamericani con i raduni del fine settimana, che danno il loro contributo alla desertificazione dei prati tra partite di calcio e faraoniche grigliate. Un parco, ripete inascoltato l'architetto Borella (l'inventore, dal nulla, del Parco Nord) «è come un bambino, deve essere amato e accudito giorno dopo giorno e ha bisogno di chi lo diriga». C'è anche il parco dei runner semiprofessionisti (sono seimila accertati nella metropoli) che preparano le maratone con il chiodo fisso del «verde uguale salute». E che chiedono «strutture attrezzate e spogliatoi dedicati», magari al posto dei baracchini dove si fa vendono bibite e caramelle. E quello dei ciclisti che fanno la gimcana tra mamme che spingono le carrozzine e proprietari di cani che se potessero cancellerebbero le aree cani e rischiano la multa lasciando liberi di correre i quattrozampe. Perché tutti sognano un parco per loro. A Milano sul verde si consumano le guerre. Quella per la gestione, tra Italia Nostra e il Comune sul Parco delle cave, oasi naturalistica compiuta a metà. E quella del cemento. Nel parco più indifeso. Il Parco Sud, l'immenso capolavoro verde di 47 mila metri quadrati disegnato sulle cartine, che ospita agricoltori e basiliche, rogge e marcite, capolavoro di biodiversità, perennemente a rischio di cementificazione. Non ci sono sottobosco né animaletti al Forlanini, dove lo specchio d'acqua è più simile a uno stagno, i viali sono miniautostrade d'asfalto e un progetto di riqualificazione è chiuso in un cassetto da sempre, forse perché troppo ambizioso, comunque costoso: i soldi che non c'erano vent'anni fa, non ci sono certamente ora. Paola D'Amico Cesare Giuzzi
MILANO - Mamme e ciclisti: sì alla città del verde
Il Parco Sempione a Milano è un luogo di grande importanza verde, ma è anche un luogo di grande degrado e bisca. I residenti chiedono di lasciare il parco in pace e di non trasformarlo in un luna park o un tempio della movida. Il parco è anche un luogo di conflitto tra diverse comunità, come i giovani che lo utilizzano per le loro feste, e i sudamericani che lo utilizzano per i loro raduni. L'architetto Borella sostiene che il parco è come un bambino che deve essere amato e accudito. I residenti chiedono strutture attrezzate e spogliatoi dedicati per gli sportivi, come i runner e i ciclisti.
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