Storie Vigili, guardie ecologiche, magistrati: la squadra silenziosa che difende i giardin Vengono giù sei alberi al giorno, i vecchi malati e i prematuri, le vittime del tempo e i morti ammazzati dall'inquinamento. E quando non cadono, stanno su con le stampelle: la quercia monumentale di piazza XXIV Maggio è puntellata dai ferri, due grucce che sembrano un'installazione di Cattelan. O forse sono un simbolo? «Bisogna smetterla di considerare il verde come un ornamento e i giardini come spruzzatine di vita in mezzo al cemento» sostengono i Genitori antismog e Legambiente, i comitati ecologisti e le associazioni di quartiere. C'è da sventrare una piazza per fare un parcheggio? Giù i fusti. Il mercato non ha spazio? Si spazzolano le chiome. La ruota da luna park ? Non è mica la luna, c'è posto nel parco. «Va fermata la strage e ribaltata la prospettiva ». Prima il panorama, poi la panoramica: «Milano fa morire 2.400 alberi ogni anno. E sono tonfi pesanti». Loro li sentono. E fanno rumore. Sono una squadra di mediani, i catenacciari del verde. I nonni e le mamme di via Pallavicino e Villapizzone; l'allenza dei volontari; i magistrati, le guardie e i pescatori. Anche loro, sì: Luigi Maschio si diede alle carpe quasi subito, aveva 14 anni, giovane iscritto all'associazione Aurora, nel Parco delle cave. Ora ha 50 anni, è il vicepresidente del gruppo: «Sono nato nel parco, vivo nel parco. Perché? Dobbiamo salvaguardare il nostro territorio, coniugare natura e vivibilità». È una battaglia dall'interno, dice: «Quando i cittadini presidiano il territorio, la delinquenza viene neutralizzata». Agronomi e botanici sono soliti definire l'ambiente urbano di Milano «particolarmente ostile al verde». Per quattro ragioni su tutte: è trafficato, inquinato, cementificato e densamente popolato. I parchi, per altro, sono oasi, non paradisi: l'Amsa raccoglie circa 6 mila tonnellate di rifiuti l'anno (non solo dai cestini), malattie e funghi sterminano i filari, effetto serra e polveri sottili sballano cicli di vita e mezze stagioni. Ad agosto sembrava già ottobre: un'estate di foglie morte e colori autunnali. Altra cintura di protezione del verde: vigilini, poliziotti e magistrati. Le guardie ecologiche in divisa sono 200, tutte volontarie. Studenti, lavoratori e pensionati, li coordina il 34enne Cristian Giana, li chiama «sentinelle» e ne intende il servizio 12 ore al mese come «un presidio contro inciviltà e comportamenti scorretti. Garantiamo un uso corretto degli spazi e la conservazione del decoro urbano». Tradotto: scoraggiano i maleducati e segnalano le discariche abusive. Ai balordi e ai delinquenti veri ci pensano gli agenti di polizia locale del commissario Maurizio Simoni: «Le telecamere hanno largamente migliorato la vivibilità dei parchi. Prenda il Sempione: negli ultimi anni è stata praticamente azzerato lo spaccio di droga». I pusher si sono spostati tra l'Arco della Pace e corso Como. Ultime notizie dal fronte dei comitati. Alla Bicocca, in piazza Daini Beccaro, non è mai stato completato il parchetto promesso da anni; piazzale Maciachini è una landa d'erba e rifiuti; gli alberi di piazzale Archinto sopravvivono in quattro aiuole desolate; in via Ippocrate sono segnalate potature abusive da parte degli ambulanti. E si potrebbe continuare, «le segnalazioni non mancano». Lo sa bene il pubblico ministero Paola Pirrotta, che si occupa di reati ambientali: «Ho una fotografia della città basata sulle denunce dei cittadini. L'attenzione alla difesa del territorio è alta, i comitati sono attivi». Tirano dritto anche gli arcieri: «Per essere valorizzato e preservato, il verde ha bisogno di sport, natura, ambiente e partecipazione». Il presidente dell'associazione, Roberto Mezzadri, «lavora» nel Parco delle cave dal '96: «I milanesi devono conoscere anche i parchi di periferia, l'area di Muggiano, per dirne una, è sempre vuota». Altri simboli, i giardini che nessuno vede. Armando Stella