MARTEDÌ, 13 OTTOBRE 2009 la repubblica - Commenti Gentile Dott. Augias, sono un messinese che ormai vive da parecchio tempo nel "continente" come piace dire a noi siciliani. La recente tragedia mi ha molto scosso. Che cosa ha trasformato un temporale un po' fuori dalla norma in strage e devastazione? Colpa dell'incuria? Sicuramente. Messina nasce sul mare e chiunque l'abbia raggiunta via mare si è reso conto di come si sia abusato delle colline che la circondano. Colpa della politica? Indubbiamente. Provate a chiedere all'attuale sindaco per quanti anni la città è stata sottoposta a commissariamento e per quale motivo. La vera colpa secondo me è però culturale. Manca la cultura della legalità. Manca la consapevolezza che il rispetto delle leggi e delle regole non è la scelta dei più fessi ma l'unica via che può evitare che due intere valli vengano sommerse da fango e terra. In una terra come questa in cui lo scempio paesaggistico e architettonico si espande come un cancro chi mai può avere l'ardire di parlare ancora del ponte? Servono la manutenzione alle strade, una vera ferrovia con il doppio binario e dei veri piani urbanistici. Mi scuso per lo sfogo ma sono stufo di vedere come noi Siciliani stiamo sprecando l'immenso patrimonio che ci è stato donato. Valerio Tripodo tripodovhotmail.com Per una curiosa coincidenza l'osservazione del signor Tripodo coincide alla lettera con quanto mi disse parecchio tempo fa un amministratore (democristiano) di Agrigento. Osservavamo dall'alto d'una collina la Valle dei Templi. Biancheggiavano qua e là innumerevoli brutte villette, scheletri o ruderi di villette, assediando quelle gloriose vestigia. Chiesi all'assessore come avevano potuto consentire un tale scempio che tra l'altro rappresentava un suicidio economico per il turismo della zona. Rispose asciutto: «Ci mancò la cultura». Ho un ricordo ancora più lontano. Nei primi anni Sessanta, Olimpiadi di Roma, boom economico, febbre dell'automobile, sull'Appia Antica proprio di fronte alla chiesetta del "Quo Vadis?" venne installato un distributore di benzina. Ci è rimasto per qualche anno, prima che si capisse l'entità dello scempio. Per fortuna un distributore si rimuove facilmente, infatti oggi non ce n'è più traccia. Il disastro di Agrigento, quello delle coste, soprattutto nel Mezzogiorno, appare invece quasi senza rimedio. Ci mancò la cultura. Secoli di penuria, se non di fame, hanno indotto a pensare che il bene simbolo dell'agiatezza, una casa di proprietà, potesse essere guadagnato a qualunque prezzo, costruendo case dappertutto, compromettendo il futuro di intere zone, mettendo a rischio la stessa vita degli occupanti. È come se molti di noi amassero l'illegalismo, è come se l'Italia fosse davvero gobba, come amava dire il vecchio Giolitti. Il che spiega la tragedia di Messina e molte altre cose.