La memoria come patrimonio culturale del Sud è la nuova e stimolante iniziativa promossa dalla fondazione Premio Napoli. Dar vita ad una struttura capace di organizzare un reperimento di testimonianze recenti e antichissime legate alla coltura del Sud è l'auspicio più volte ripetuto dorante rincontro, tenutosi presso l'Istituto francese Grenoble di Napoli. «Viviamo in tempi in cui è possibile conservare tutto, ma in cui non si ha la capacità di ricordare. Ricordare significa attraversare, scegliere, ricreare e rimettere nel cuore qualcosa o qualcuno» ha detto Marino Mola, docente di antropologia presso l'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa intervenuto insieme ad altri esperti. Diapositive, video, quadri e lettere per promuovere la nascita di nuove forme di archiviazione anche con l'aiuto di nuove tecniche di divulgazione più vive e fruibili. Trai i numerosi progetti che si muovono in questa direzione due i più particolari: l'associazione francese per il patrimonio autobiografico e l'archivio della memoria orale di Procida. «L'associazione per il patrimonio autobiografico nasce in Francia - ha spiegato Beatrice Barbalato, docente di letteratura italiana presso l'Università Cattolica di Lovanio - e offre la possibilità a chiunque lo desideri di inviare materiale autobiografico che viene poi commentato e selezionato da un comitato di lettura scelto ed esperto. Si crea in questo modo, come è giusto che avvenga, un'operazione di archiviazione fatta da e con la collettività». Con una forma dì baratto insolita, invece, la ricercatrice di Antropologia Ljuba Scudini ha riportato in vita la figura del cantastorie: «Qualche anno fa ho deciso di girare i paesini di diverse regione del Sud Italia chiedendo agli abitanti del posto di raccontarmi una storia in cambio di un'altra storia. Sono risuscitate così fiabe e tradizioni dimenticate che attraverso laboratori di teatro, di musica e pittura per bambini e per adulti ci impegnarne affinché non vadano perse e che si rielaborano continuamente». Conservare vecchie tradizioni in modo corretto e il presupposto per evitare che esse vengano rielaborate in forme in cui le persone non si riconoscono più, destinandole così all'estinzione. Parte da quest'osservazione Romolo Sticchi docente di Etnofiction presso l'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa per sottolineare la necessità di riconoscere il valore della conservazione in termini di divulgazione e informazione. Presenti all'incontro, in rappresentanza, del Premio Napoli Ermanno Rea e a critico Silvio Perrella che ha suggerito l'idea di rilanciare un archivio per rispondere alla forte dispersione di carte degli scrittori della nostra città. Suggestivo il momento offerto dall'attore Enzo Salomone che ha letto alcune lettere di operai dell'Ilva di Bagnoli testimonianza dell'importanza di un archivio riguardante la «Memoria del Lavoro» - tra cui quella di Michele Gargiulo che scriveva "Se è vero che ogni gruppo ha il capo che si merita noi ci meritiamo molto poco". E questo la dice lunga su come dimenticare di guardare indietro è il modo migliore per non imparare a guardare avanti.
La Fondazione premio Napoli si fa promotrice di un archivio degli scrittori cittadini. II patrimonio culturale del Sud è la memoria
La Fondazione Premio Napoli ha lanciato un'initiativa per creare una struttura che organizza un reperimento di testimonianze legate alla cultura del Sud. L'auspicio è quello di ricordare e conservare il patrimonio culturale del Sud attraverso nuove forme di archiviazione e divulgazione. Tra i progetti più particolari ci sono l'associazione francese per il patrimonio autobiografico e l'archivio della memoria orale di Procida. L'associazione offre la possibilità di inviare materiale autobiografico che viene commentato e selezionato da un comitato di lettura.
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