Presentato al consolato il prototipo di Barsanti e Matteucci LE CIFRE Tanti i visitatori dell'invenzione Un posto al sole anche in California, dopo Mosca, Torino, Shangai, Monaco e Philadelfia. Il motore a scoppio di Barsanti e Matteucci viene presentato al consolato italiano a dimostrazione della scienza e dell'ingegno lucchese e spera di trovare collocazione in un museo prestigioso dello stato. In Italia, in Germania, Cina e Pennsylvania la Fondazione Barsanti e Matteucci di Lucca c'è già riuscita. Ora parte alla conquista della terra con la più alta concentrazione di emigranti della Lucchesia, con l'obiettivo di aumentare il numero - pare un milione e mezzo l'anno - di persone che scoprono come il motore a scoppio non sia un'invenzione francese o tedesca, ma tutta italiana. In sei anni di attività della fondazione - spiegano il presidente, l'ingegner Pierluigi Lazzerini e il direttore generale Rino Gasparini - molti risultati sono già stati ottenuti in questa direzione, grazie a mostre di livello scientifico e donazioni di prototipi di motore a scoppio, realizzati con l'aiuto di artigiani della Lucchesia, dalle officine Bassi e Giannotti di Camaiore, Galli e Sesti di Lucca e di Segromigno. Il Deutsche Museum di Monaco di fronte agli studi, documenti e dimostrazioni fornite da Lucca, non solo ha accettato la donazione di un motore a scoppio a grandezza naturale (non funzionante) ma ha anche rivoluzionato la disposizione della sala motori, ammettendo che il tedesco Otto ha utilizzato il lavoro di Barsanti e Matteucci (il primo pietrasantino, il secondo lucchese) per le proprie invenzioni. In questa ottica, una copia in scala (non funzionante) del motore a scoppio è stato donato anche a un museo di Shangai, mentre una copia funzionante è stata donata al museo Franklin di Philadelfia, uno dei più importanti nel mondo per la scienza. E una copia del motore non poteva certo mancare al Bischeretti, il museo dell'Automobile di Torino. Visto il successo riscosso, all'appello, secondo la fondazione lucchese, non poteva mancare San Francisco. Ecco, quindi, i contatti con l'Istituto italiano di cultura e con il consolato per la promozione di questa invenzione tutta lucchese e italiana: «Al nostro istituto italiano di cultura - conferma l'ingegner Lazzerini - doniamo un motore a scoppio funzionante, in scala, con la speranza che, insieme al consolato, riesca a trovargli una collocazione in un museo prestigioso. Per ottenere questo obiettivo, non ci potevamo affidare a due istituzioni migliori a San Francisco». Essere nei musei - insistono Lazzerini e Gasparini - a oggi «ci consente di far conoscere a un milione e mezzo di persone all'anno che la grande scoperta alla base della modernità è italiana. C'è anche di più: il primo motore a scoppio inventato da Barsanti (che ha avuto l'idea) e Matteucci (che l'ha realizzata) funzionava ad aria e idrogeno, una miscela pulita, non inquinante. Considerando che si parla di oltre un secolo e mezzo fa, il dato non è da sottovalutare". Come non lo è il fatto che grazie alla presenza nei musei di vari paesi «i nostri modelli di motore a scoppio - evidenzia ancora il presidente dalla fondazione - funzionano da moltiplicatore di cultura, da dimostrazione costante che dall'Italia si esportano cervelli e non solo muscoli». Un concetto in questo momento più chiaro all'estero che in patria, visto che mostre e convegni sul motore a scoppio di italiana invenzione sono stati ospitati dal Cremlino a Mosca, alla sede dell'Unione Europea a Bruxelles «con un impegno costante - ammette l'ingegner Lazzerini - dei membri della fondazione che non percepiscono compensi e prestano la propria opera volontariamente. La soddisfazione che traiamo da questa attività, però, è alta». Anche perché - aggiunge Gasperini - «la presenza nel mondo, nei musei, ci consente di entrare in contatto con migliaia di giovani che attribuiscono questa importante invenzione alle persone giuste». L'orgoglio si avverte nella delegazione presente a San Francisco: a presentare il motore, oltre a Lazzerini e Gasperini, infatti, ci sono il professor Giacomo Ricci, in rappresentanza della Fondazione Banca del Monte e Federico Della Bidia, rappresentante di Confartigianato nel consiglio di indirizzo della fondazione. Nessun inviato, invece, dalla Versilia perché il Comune di Pietrasanta non fa più parte della fondazione. Forse ha creduto poco nell'attività e così ha smesso di pagare le quote. IL CASO La città trascura il suo gioiello S. FRANCISCO. È in grandi musei nel mondo il motore a scoppio di Barsanti e Matteucci, da Monaco a Philadelfia. Non c'è, però, a Lucca, nella patria degli inventori, un museo per il motore a scoppio, evidenzia l'ingegner Lazzerini, presidente della fondazione Barsanti e Matteucci. Non esiste un luogo dove esporre prototipi, disegni, documenti. Lazzerini ricorda come il Comune avesse promesso di inserire il progetto per un museo del Motore a scoppio all'interno del Piuss, il piano di riqualificazione urbana sostenibile del centro storico. Ma, al momento, di questo progetto non ci sarebbe più traccia. Comunque, l'attività della fondazione prosegue e la missione punta a trovare spazio per il motore di Barsanti e Matteucci in un prestigioso museo della California.
TOSCANA - S. FRANCISCO. LUCCA. Un museo negli States per il motore a scoppio
La Fondazione Barsanti e Matteucci di Lucca ha presentato al consolato italiano a San Francisco il prototipo del motore a scoppio inventato da Andrea Barsanti e Felice Matteucci. Il motore, che funzionava ad aria e idrogeno, è stato esposto in vari musei in Italia, Germania, Cina e Pennsylvania, e ha ricevuto riconoscimento internazionale. La fondazione spera di trovare un museo prestigioso per il motore a scoppio in California. Il Comune di Lucca, tuttavia, non ha più finanziato la fondazione e non esiste un museo dedicato al motore a scoppio nella città.
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