Un manager con la valigia sempre in mano: in un anno è volato in 50 paesi diversi, dal Polo Nord a Pechino LUCCA. «Il problema della sicurezza? Lo si affronta rendendo le nostre città, soprattutto le periferie, più vivibili, più belle, più curate». E' quanto sostiene Francesco Cappè, 38 anni, manager dell'Onu (è l'unico italiano che fa parte della task force contro il terrorismo). «La repressione non basta, il futuro lo si affronta solo con una cultura della prevenzione», aggiunge Cappè. Quelle di Cappè, un giovane manager nato in Lunigiana, a Fivizzano, terra di Sandro Bondi, Denis Verdini e Giancarlo Cimoli, non sono solo le parole di un esperto. Da aprile l'Onu ha aperto un ufficio a Lucca e quello sulla sicurezza sarà uno dei progetti che verranno estesi anche alla Toscana. Una regione dove l'insicurezza e il difficile rapporto con l'immigrazione sono sentiti come problemi fondamentali. Decisivi. Lo sa bene la sinistra di Prato che sul tema della sicurezza ha perso, dopo 60 anni, le chiavi del governo cittadino. Vetri rotti. Cappè è convinto che con i respingimenti in mare degli immigrati e il pugno di ferro non si risolve il problema dell'immigrazione: «La politica del respingimento degli immigrati è come togliere acqua dal mare con un secchio. Uno può cacciare l'immigrato, ma poi quello, buttato fuori dalla finestra, torna dalla porta. Non c'è alternativa ad una politica dell'inclusione, dell'apertura, della solidarietà». La tesi di fondo di Cappè è che «l'insicurezza delle nostre città dipende dalla qualità della vita che vi si conduce. E' ormai assodato che nei quartieri dove un vetro rotto non viene riparato per mesi e mesi, l'insicurezza e la criminalità aumentano». L'Onu al bar. Cappè dirige il Laboratorio dell'Unicri (un'agenzia dell'Onu) sulla gestione della sicurezza. Il laboratorio (70 persone) ha sede a Boston, Torino e, dall'aprile scorso, grazie anche all'interessamento della Provincia e della fondazione Kennedy, a Lucca. Obiettivo dello sbarco a Lucca è quello di «avvicinare i cittadini alla conoscenza dell'Onu», spiega Cappè. «Sì, mi rendo conto che se parli ad uno dell'Onu gli viene l'orticaria. Però ci dobbiamo rendere conto che oggi i problemi si risolvono a livello locale e globale. Per questo andrò a spiegare l'Onu e i suoi progetti, a cominciare da quello sulla sicurezza, nei bar, nelle trattorie, nei luoghi pubblici», si infervora il manager di Fivizzano. E il gancio per attirare l'attenzione sarà proprio quello della sicurezza, degli immigrati. L'Onu dei cittadini. Sì, d'accordo sull'importanza dell'Onu. Però molti obiettano che ormai è al servizio delle grandi potenze, come dimostrano anche le vicende che hanno portato alla guerra in Iraq. Cappè condivide l'obiezione però insiste: «L'Onu è un magnifico sogno creato per un mondo più sicuro e giusto. Per questo è importante che l'Onu si avvicini ai cittadini. I cittadini se ne devono appropriare, devono chiedere ai loro governanti conto di come contribuiscono a rendere l'Onu più efficiente e il dialogo con gli altri stati proficuo per un mondo più giusto, rispettoso dell'ambiente e meno insicuro». Obama a Lucca. Forse non è un caso se Cappè cita Obama come il leader mondiale che più stima. Le sue idee di politica internazionale riflettono il nuovo clima americano: «Credo che l'ufficio di Lucca sia nato sotto il segno di Obama. Dialogo come strumento che produce risultati e non retorica. Credo che il mio lavoro sia riconducibile a questo: gestire modelli aperti e inclusivi. Troppo spesso invece vedo manager che intraprendono la via più semplice: gestire le chiusure e l'esclusività. La cultura della chiusura è il difetto più grande che riscontro nella nostra società». Parole che fanno il paio come una frase di Darwin che piace molto a Cappé: «In natura non sopravvive il più forte o il più intelligente ma la specie che più si adatta ai cambiamenti». E di cambiamenti la vita del giovane manager di Fivizzano è molto ricca. Ha girato e abitato il mondo: Pisa, Bilbao, Dublino, New York, Boston... Due anni fa in 365 giorni ha volato in 50 Paesi diversi. Ha coordinato la prima riunione internazionale al Polo Nord. Ha gestito l'assistenza a Pechino per i giochi Olimpici e per questo il suo team ha ricevuto una "medaglia d'oro" e lui una targa d'onore. Ha parlato più volte all'assemblea generale in qualità di membro della task force sulla sicurezza e l'anti-terrorismo. Archeologo rock. E pensare che da ragazzo Cappè, figlio di una sarta e di un dipendente dell'Asl, dopo aver conseguito il diploma in ragioneria e poi la laurea a Pisa, sognava di fare l'archeologo e magari il musicista: «Ho amato il rock (ho suonato chitarra per dieci anni in una rock band) e il Surrealismo, in particolare Magritte», racconta. Ma poi ha capito che per crescere doveva andarsene dall'Italia: «Siamo un Paese con una forte personalità, ma siamo anche tanto provinciali. Lo studio all'estero è stato fondamentale». Così un giorno Cappè ha fatto un concorso per l'Onu, lo ha vinto e dal quel giorno vive con la valigia in mano. Elena e Etienne. E girando il mondo ha incontrato l'amore della sua vita, Elena, una signora russa, da cui ha avuto un bambino, Etienne, due anni. «La mia priorità è la mia famiglia e sia che continui a lavorare per l'Onu o per qualsiasi altro progetto, la maggior parte del tempo la voglio spendere con la mia famiglia», dice sicuro. Parola di manager.