Perché no Mario Micheli, docente alluniversità di Roma, faceva parte del pool che curò lultimo intervento sulle statue "Parola di esperto, farli viaggiare è una follia" Il giudizio di un tecnico dovrebbe essere insindacabile: se dice no allo spostamento di unopera è no ROMA - «È buona regola evitare laccanimento terapeutico e il conseguente spreco di denaro. Anche nel restauro di opere darte. Anche con i Bronzi». Mario Micheli insegna oggi Storia e tecnica del restauro allUniversità di Roma Tre, ma nel 1994 faceva parte del pool di tecnici dellIcr che ha restaurato i Bronzi a Reggio. E sul loro possibile viaggio è categorico: «Il bronzo A può anche viaggiare, ma il bronzo B non si deve proprio muovere. Ha lesioni troppo pericolose al torace e alle gambe». Lei ribadisce quindi che non cè imballaggio in grado di assicurarne la protezione. Neppure un imballaggio sofisticato come quello del Satiro di Mazara. «È un miracolo che il Satiro sia tornato sano e salvo. È sbagliato credere che la tecnologia moderna sia onnipotente, una panacea. Certe opere darte non si devono muovere per alcun motivo. Cè una regola accettata in tutto il mondo ma che nel nostro paese comincia a essere disattesa. Un tecnico esamina lopera, studia i suoi trasporti precedenti, e poi decide se può viaggiare o no. Giudizio tecnico insindacabile. In caso di risposta positiva, allora pone le condizioni: un restauro, un particolare imballaggio o tecnica di trasporto». Dunque lei è contrario alla recente frenesia del viaggio delle opere darte. «Per nulla. Molte opere possono viaggiare, se si seguono le indicazioni dei tecnici. AllIcr abbiamo fatto viaggiare i Cavalli di San Marco e persino il Tesoro di San Marco fatto di pezzi fragilissimi. Negli anni 80 e 90, quando cominciò lepoca delle grandi mostre nel mondo, abbiamo fatto indagini complicatissime proprio per far viaggiare le opere. Ma se dicevamo no, era no. Abbiamo bloccato il Cristo Portacroce di Michelangelo perché troppo grande per il trasporto. E ci sono voluti tre mesi distruttoria per decidere che il David del Bernini era troppo fragile. Allo stesso modo abbiamo analizzato i Bronzi. Che devono rimanere a Reggio». (c.d.m.)