ROBERTO BERNABÒ Combattiamo il "partito del no": prendendo a spunto la grande emergenza dei rifiuti, dove scelte urgenti si impongono prima che le discariche vadano esaurite, Anna Rita Bramerini, assessore regionale all'ambiente, ha lanciato su queste colonne la sfida a non far prevalere chi si oppone sempre e comunque. Una sfida che ha rivolto anche ai giornali, invitati, pur nel rispetto della loro autonomia, a non sopravalutare chi sta contro a prescindere, chi è sempre pronto a manifestare per bloccare qualsiasi nuovo impianto nel nome della difesa dell'ambiente. Non è la sua una provocazione da poco: la voce di chi grida si sente molto spesso di più, chi sa organizzare il dissenso riesce a trovare spazio nelle cronache meglio di chi sceglie la strada della riflessione. Lo strillo batte il ragionamento sempre, in televisione. Anche nella rappresentazione sui quotidiani così è ogni volta che si ha a che fare con grandi scelte ambientali e infrastrutturali, dall'impianto eolico a una qualunque ristrutturazione urbanistica, da un termovalorizzatore all'autostrada Tirrenica. E se il fronte del contrasto non sempre centra il risultato, di sicuro porta ad allungare a dismisura i tempi delle decisioni: ciò che in altri paesi si fa in anni qui si misura in decenni. C'è dunque di che riflettere per chi fa tutti i giorni un mestiere carico di responsabilità come quello del giornalista, sapendo quanto la scelta e l'analisi delle informazioni è importante e quanto è al contempo stritolata dalla morsa dei tempi. Ma perché non vinca il "partito del no" a prescindere, ci permettiamo di pensare che servirebbe in realtà un autentico "partito del sì": una maggioranza politica, a qualunque livello, che abbia una forte coesione e dei programmi chiari da presentare agli elettori, dove sui temi scottanti non ci siano incertezze. Governi locali che abbiano poi la voglia di faticare nel perseguire il confronto con i cittadini per far comprendere il perché di certe scelte: come sono state prese e come, in modo trasparente, verranno realizzate. Perché dalla costruzione del massimo di fiducia e consenso non si può prescindere: e oggi con i partiti ridotti a macchine elettorali o poco più, è a valle, a chi amministra, che tocca integralmente questo compito. Ed è un dovere: perché le paure e la difesa dei propri interessi da parte dei cittadini, che portano alla nascita di un comitato a ogni angolo, sono certamente naturali e legittime. La difficoltà di orientarsi in una società sempre più complessa fa il resto: basti pensare al balletto costante degli esperti, con uno che rassicura e uno che grida alla sciagura prossima ventura. Per il cittadino è un'ulteriore ragione per chiudersi a riccio in difesa delle proprie certezze e anche per dubitare che non ci siano interessi nascosti, come la Tangentopoli italiana continua purtroppo aiuta a fare. Per chi invece deve costruire onestamente il consenso all'azione di governo è una fatica oggettivamente doppia. E ogni giorno di più destinata a crescere perché la visione berlusconiana della società ha rafforzato nell'ultimo quindicennio i valori egoistici, ha legittimato un sentimento anti statuale già storicamente forte in questo Paese. E' questa politica sempre più debole, con amministratori isolati e meno legittimati - la stagione della fiducia piena a sindaci e dintorni si è chiusa e quella dei partiti che facevano da luogo di confronto e indirizzo è preistoria - a lasciare campo aperto al fronte del no. Ed è difficile credere che, date queste condizioni, un titolo in più o in meno sui giornali basti a favorire una più forte capacità del governare.
TOSCANA - se ci fosse il partito del sì
L'assessore regionale all'ambiente, Anna Rita Bramerini, ha lanciato una sfida a non far prevalere chi si oppone sempre e comunque alle scelte ambientali e infrastrutturali. Ha invitato i giornalisti a non sopravalutare chi sta contro, ma a sostenere chi fa la difesa dell'ambiente in modo costruttivo. Bramerini sostiene che il "partito del no" non è sempre vincente e che servirebbe un "partito del sì" con una maggioranza politica che abbia programmi chiari e una forte coesione. Inoltre, sostiene che i governi locali devono lavorare per far comprendere il perché delle loro scelte ai cittadini e che la costruzione del consenso è un dovere per gli amministratori.
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