e' tutt'altro che concluso il braccio di ferro fra Renzi e i sindaci della Piana sul potenziamento dell'aeroporto, come dimostra su questo il fallimento del vertice di ieri convocato dal Pd. In compenso ora si è aperto un altro fronte: alcuni sindaci dell'hinterland contestano con vigoria la pedonalizzazione di piazza Duomo. L'allarme è suonato per il sospetto che la decisione possa danneggiare nei percorsi e nei tempi i pendolari che ogni giorno arrivano in centro dalla «cintura», ma c'è anche chi teme che la rivoluzione delle linee Ataf possa frenare l'afflusso di turisti nel circondario (a Fiesole, soprattutto). Lo scontro su Peretola era più che prevedibile, il secondo ha suscitato non poca sorpresa. Ma a pensarci bene è solo la riprova di come alcuni amministratori di questo territorio intendono la famosa «città metropolitana »: uno strumento in più per affermare i propri interessi. Come si può imporre a Firenze di sprofondare nel caos? Come non capire che la crisi del capoluogo potrebbe, alla lunga, diventare suicidio collettivo? Che prospettiva di sviluppo mai avrebbero Campi, Sesto o Scandicci se il declino di Firenze diventasse inesorabile? Se le multinazionali che qui hanno aperto aziende e centri di ricerca scappassero altrove a gambe levate per la paralisi dei collegamenti? Se il marchio della città, ancora così potente in tutto il mondo, non riuscisse ad attrarre nuovi investimenti e dai e dai neppure i vecchi visitatori stranieri? Altro che municipalismo, questa è cecità. La questione ha aspetti paradossali e perfino comici (chi si alzerà per primo a proporre che il sindaco di Firenze venga eletto anche dagli abitanti dei Comuni accanto?), però va affrontata seriamente, nella speranza che si ritrovi in fretta un po' di lucidità e buon senso. Sapendo che in fin dei conti la barca è la stessa per tutti. In un'intervista a La Nazione , l'assessore comunale alla mobilità Massimo Mattei ha detto venerdì scorso che, nella sfida che li sta contrapponendo a Firenze, i sindaci dell'hinterland dovranno tener conto che» il sindaco di Firenze è stato legittimato dal voto popolare e dalle primarie » e che Matteo Renzi «non è solo espressione del centrosinistra ma della volontà della gente» e che «quindi è una guida fortissima con cui si dovranno confrontare». A parte i toni più che vagamente berlusconiani (che sarebbe stato meglio evitare, soprattutto in questi giorni), all'assessore sembra sfuggire che tutti i sindaci hanno la stessa legittimità, visto che sono al loro posto perché eletti direttamente dai cittadini. Come Renzi, tali e quali. Non c'è una forza da imporre, piuttosto ci sono buone ragioni da far valere, senza protervia.